Un funerale in un quartiere di Buenos Aires, nella casa di immigrati italiani. Una donna che rimane sola, senza famiglia, non avendo più nessuno che le dica quello che deve fare. Ci sarebbe un cugino che non arriva. Più per curiosità che per amicizia alcuni vicini le fanno visita in questa serata definitiva. Lei li accoglie con biscotti fatti con le sue mani, ed offre loro le sue acque aromatizzate e i suoi misteri.

Poco si sa di quella famiglia riservata che si è ridotta gradualmente, fino a rimanere lei sola. Lei che ha finalmente qualcuno con cui parlare, che vuole approfittare della presenza dei vicini per raccontare ciò che non aveva mai confessato prima.

Norberto Presta interpreta Martita, una donna che rinuncia a tutto sedotta dalla nostalgia per un passato che non le appartiene, intrappolata in uno stile di vita che accetta come unico, oppressa da un padre molto rigido ed esigente, costretta da un’ideologia di destra che non può nemmeno riconoscere, perché non l’ha realmente vissuta, ma con “Dio, Patria e Famiglia” era diventato il motto di tutti i giorni.

Perché? Per ignoranza, per ingenuità, per paura, per amore?

L’autore è vestito di nero, porta un velo nero un cappello di paglia; ha una mimica facciale molto espressiva, con una gestualità ed una recitazione intensa, ricca di pathos, alternando più ruoli con un atteggiamento schizofrenico tra Martita e la madre, presa da un tormento interiore verso il padre o la madre perché erano molto simili ed avevano lo stesso temperamento.

Norberto Presta è l’autore, il regista e l’interprete di questa piéce teatrale rappresentata alla Casa della Legalità a Salvaterra, sede del Centro di Documentazione Polesano.

Norberto è un insegnante e drammaturgo italo-argentino. Ha iniziato la sua attività teatrale nel 1971. Ha studiato presso la Scuola della Città di Buenos Aires e il Conservatorio Nazionale (Argentina). Nel 1981 partecipa all’Ista (International School of Theatre Anthropology) diretto da Eugenio Barba a Volterra (Italia). Nel 1981 arriva in Europa. Partecipa al festival di Santarcangelo nel 1981 e 1982. Da allora lavora fra Europa, Argentina e Brasile.

Ha scritto, diretto e interpretato circa 100 spettacoli, partecipando a festival in Italia, Messico, Austria, Repubblica Ceca, Spagna, Argentina, Brasile, Ecuador. Sviluppa attività pedagogica intensa e collabora regolarmente con gruppi di danza e teatro in diversi paesi, privilegiando l’Italia, essendo i suoi parenti originari di Treviso.

Le questioni sociali e politiche sono il contenuto e la forma della sua creazione in un teatro dove il corpo e l’immagine sono protagonisti: esiste quindi un teatro della legalità, della resistenza, del dissenso, è un teatro duro ma necessario perché non si possono dimenticare tutti i desaparecidos, le madri di Plaza de Mayo ed i figli piccoli rapiti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *