Dacia Maraini e Padre Sorge a confronto, in un intenso incontro promosso dall’Unità Pastorale San Martino di Venezze e Beverare.

Nel mese di giugno, l’Unità Pastorale ha dato vita ad un ciclo di appuntamenti per trovare il senso della vita e riconoscere il compito che oggi la realtà ci consegna. Ecco quindi la conversazione-dialogo tra Dacia Maraini ed il gesuita teologo politologo Padre Bartolomeo Sorge, sul tema “La coscienza tra fede e laicità”, con il prof. Zorzato come moderatore.

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Quale è il contributo dei credenti nella città plurale dell’uomo ed il suo rapporto tra laicità morale e fede?
Padre Sorge ha riferito che il Cardinal Martini, anche lui gesuita, distingueva tra pensanti e non pensanti e non tra credenti e atei e nel suo colloquio del 28 febbraio 1996 con Indro Montanelli, il giornalista gli avesse detto che si sentiva un fallito per non aver la fede, aveva sempre sentito la mancanza della fede, per il senso della vita, in quanto se uno rifiuta Dio si esclude, e se un uomo perde il senso di Dio perde l’uomo.

Ci sono due modi di conoscenza, uno razionale ed uno del cuore, perché Gesù parlava con la potenza dello Spirito, che in primis è quella del cuore. Per padre Sorge la forza della Chiesa non sono i concordati, l’8 x 1000 o altro e non è nella ragione pura perché si crede con il cuore, con la luce della grazie e quindi tu credi nei segni.

L’esperienza di Dio non si fa leggendo un libro, ma è nella persona umana. Si accompagna sempre all’esperienza della vita e dove c’è amore c’è Dio, anche se non c’è la prassi cattolica, perché è una salvezza liberamente offerta. Ce la propone Papa Bergoglio, un padre profeta ora contestato, perché contro la Chiesa istituzionale.

La vita dell’uomo è il segreto dell’uomo e l’incontro personale con Dio è davvero un incontro, con una salvezza liberamente offerta.  Se così non è diventa intransigenza e viene meno l’ideologia cristiana: la ricerca della verità è aperta e se la fede non diventa amore, diventa una pia illusione.

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E qui Dacia Maraini concorda con Padre Sorge, in quanto l’essere umano ha una consapevolezza del bene e del male, ha un’etica morale molto profonda nel sentire la presenza dell’altro (la scrittrice ha vissuto a lungo in Giappone, dove il padre Fosco Maraini era prigioniero in un campo di detenzione a Nagoya, durante la seconda guerra mondiale).

L’amore, e così la fede come atto d’amore, si può contagiare ma non imporre, e la laicità positiva si basa proprio sulla sacralità dell’essere umano, in cui la ragione si unisce alle emozioni.

La scrittrice, nel suo libro “Chiara di Assisi”, parla di questa donna straordinaria che nel Medioevo decide che nel suo convento ci sia l’uguaglianza, e non più sotto il controllo dell’economo, per cui Chiara aveva una popolarità straordinaria, faceva davvero i miracoli, che erano poi piccoli fatti di quotidianità, ma significativi perché la gente le credeva.

I Padri della Chiesa erano ossessionati dalla misoginia e certamente non potevano accettare una monaca che sosteneva che la povertà può dare molta autonomia e la scelta rende preziosa la povertà e quindi la sua disubbidienza legittima, in quanto la Chiesa era appesantita da ornamenti e costrizioni che affossano lo spirito evangelico.

Dacia Maraini ha ammirazione per chi ha la fede, che però non si può imporre, come l’amore, quindi l’importante è rispettare ogni credo come una etica morale molto profonda, riconoscendo sempre l’altro anche se ci fa paura, specialmente ora, in questo tempo di grandi violenze.

Chi ha una coscienza retta si interroga, può rispondere solo con la ragione, ma forse non basta, quindi ci può essere davvero una Etica Morale che ci lega e questo è stato l’elemento collante che ha unito i due ospiti di don Giuliano, ed ha affascinato il numeroso pubblico presente.

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