Si è chiuso il 24 ottobre 2021 a Lodi  il Festival della Fotografia Etica. Alla sua dodicesima edizione, ha proposto situazioni e storie a noi spesso sconosciute, narrate da 80 fotografi di ogni parte del pianeta, in 20 mostre, con progetti inediti presentati nelle prestigiose sedi espositive della città ed in spazi all’aperto, in totale sicurezza.

Sei sezioni per talenti di tutto il mondo

Cuore del Festival è stato il World Report Award: sei le sezioni che lo compongono, con i relativi vincitori scelti dalla Giuria composta da Svetlana Bachevanova, direttrice esecutiva della Fondazione FotoEvidence, Lauren Steel, co-fondatrice di Visual Thinking Collective, Gary Knight fotografo e direttore dell’agenzia fotografica VII, Alberto Prina e Aldo Mendichi, coordinatori del Festival della Fotografia Etica.

Si parte dalla categoria MASTER, vinta dall’italiano Nicolò Filippo Rosso, e vincitore dell’ l’Eugene Smith Fund Grant, con il lavoro  “Exodus”, viaggio durato quattro anni che documenta la lunga marcia di rifugiati e migranti dal Venezuela alla Colombia e dall’America centrale al Messico e agli Stati Uniti, in cerca di pace e libertà.

La categoria SPOTLIGHT è andata al polacco Jędrzej Nowicki e alla sua “The Scars”, resoconto di quella che oggi è considerata la più grande protesta antigovernativa nella storia della Bielorussia, iniziata nell’agosto 2020. La sezione SINGLE SHOT con lo scatto singolo del belga Alain Schroeder dal titolo “Saving Orangutans”, che denuncia il pericolo di estinzione dell’orango in Indonesia, a causa della deforestazione incontrollata.

La categoria SHORT STORY è stata anch’essa vinta dall’italiano Nicolò Filippo Rosso con “Consumed by Grief”, racconto del ritorno dei corpi di 13 migranti al loro villaggio natio in Guatemala, partiti pochi mesi prima in cerca di una nuova vita in Texas dove non fecero mai arrivo.

La tedesca Jana Mai si è aggiudicata la categoria STUDENT con il lavoro “The Descendants Of The Wolves”, ossia la storia dei gagauzi, una minoranza turca di fede ortodossa cristiana che vive nell’area meridionale della Repubblica Moldova, un lavoro molto poetico. Infine la categoria FUTURE GENERATIONS, vinta dall’italiano Daniele Vita con “Bagnanti“, che ci porta a Catania sulle tracce dei giovani adolescenti, i “quatteri”, e della loro voglia di vita parallela spesso a scelte di criminalità e malavita.

Dall’America profonda alla vita durante il lockdown

Tutte le mostre del World Report Award erano visitabili presso Palazzo Barni,  tranne la mostra Single Shot alla Cavallerizza.

Nell’ex Chiesa dell’Angelo, un maestro del fotogiornalismo mondiale, l’americano Eugene Richards, in “The daily i was born”, una straordinaria esposizione in bianco e nero che ci porta nell’America profonda del delta dell’Arkansas, per vedere quali promesse erano state fatte 50 anni fa alla comunità afroamericana, e quante di quelle si vedono realizzate oggi, nelle sue fotografie a colori. Storie che raccontano la povertà endemica, il razzismo, la violenza e la lunga strada ancora da percorrere per raggiungere l’uguaglianza, in una mostra assolutamente inedita in Italia.

Tra le belle novità di quest’anno lo Spazio Outdoor, che coinvolge i Giardini pubblici di Lodi, un arioso spazio verde, con la notissima fotografa americana Ami Vitale in “A Daring Giraffe Rescue”, cronaca del salvataggio drammatico e pirotecnico al tempo stesso, di un gruppo di giraffe di Rothschild dall’isola di Longicharo, un pinnacolo roccioso di lava nel mezzo del lago Baringo, nel Kenya occidentale.

Inoltre ritorna a Lodi il fotografo olandese Jasper Doest con “Pandemic Pigeons – A Love Story”, che racconta di una coppia di piccioni selvatici che ha fatto amicizia con la famiglia del fotografo, isolata in casa durante la pandemia di Covid-19. Ollie e Dollie, questi i nomi che ha dato loro la famiglia, erano “ospiti” abituali in casa e le loro visite quotidiane hanno aiutato tutti quanti a rimanere “sani di mente” in un periodo molto impegnativo, creando questo progetto decisamente particolare.

E un omaggio a Gino Strada ed Emergency

Grande attenzione per la sezione Uno Sguardo sul Nuovo Mondo, nel giardino del Palazzo della Provincia, che ha proposto due percorsi realizzati in collaborazione con Agence-France Presse, attraverso lo sguardo di diversi fotogiornalisti che raccontano “La democrazia americana messa alla prova,  Una nazione divisa, e Siria: dieci anni di conflitto”; l’iraniano Farshid Tighehsaz, invece, con la sua “The New Name of Death” racconta l’impatto dell’attuale pandemia in una nazione complessa come l’Iran.

Uno spazio di assoluta importanza quello dedicato ad Emergency, “Un ricordo per Gino”, attraverso le foto di Giulio Piscitelli realizzate in Afghanistan negli ospedali di Kabul e Lashkar Gah. La collaborazione tra il Festival della Fotografia Etica e Emergency ha caratterizzato questi dodici anni di manifestazione ed è sempre stata scandita dalla volontà comune di mostrare la verità, anche se scomoda. Questa mostra, visitabile presso il chiostro del Museo Paolo Gorini, in un momento storico così particolare, vuole essere un monito a non abbassare lo sguardo e a continuare a sostenere il lavoro quotidiano operativo e di sensibilizzazione di Emergency.

Allenare calciatori negli slum di Nairobi

Quest’anno si è scelto, nello spazio No Profit, di raccontare il progetto” Baba Yao. The Father Of All” promosso dalla Fondazione Fútbol Más e realizzato dal fotografo Sebastian Gil Miranda. Baba Yao è la bellissima storia di Austin Ajowi, allenatore di calcio keniota di Mathare, una delle più grandi baraccopoli di Nairobi e dell’Africa. Quando un infortunio al ginocchio ha compromesso la sua carriera da portiere, ha iniziato a ripulire montagne di spazzatura in una discarica nella sua comunità, avvicinandosi ogni giorno di più al suo obiettivo: costruire un campo da gioco per i bambini della sua comunità che oggi si chiama “Austin Grounds”. Questa mostra era visitabile gratuitamente per il pubblico, presso il cortile della Fondazione Banca Popolare di Lodi, nello straordinario complesso ideato da Renzo Piano.

Al Festival della Fotografia Etica era presente anche una tappa del progetto RESET di Sistema Festival Fotografia, di cui fa parte assieme ai principali festival di fotografia nazionali, con tre mostre a Palazzo Modignani. La prima del fotografo Francesco Andreoli con “(UN)Vaxxed” , foto-inchiesta iniziata a dicembre 2019 che affronta il tema delle vaccinazioni.

La seconda vede protagonisti Jean-Marc Caimi e Valentina Piccini con il progetto “Questa terra è la mia terra”, che racconta l’epidemia della  Xylella Fastidiosa, un batterio patogeno, che negli ultimi sette anni nella penisola salentina ha ucciso in poco tempo gli alberi di ulivo, con danni enormi all’economia agricola del territorio.

Infine Mattia Marzorati con “La terra dei buchi”, che racconta di industrie inquinanti, discariche e cave che hanno rappresentato una enorme risorsa per il business dell’interramento dei rifiuti.

Un delicato progetto è la mostra firmata da Silvia Amodio dal titolo “Io ero, sono, sarò”, con lo scopo di attirare l’attenzione sul tumore al seno e sulla prevenzione, visitabile presso il chiostro del Museo Gorini.

Il premio Voglino ad Alfredo Bosco

L’immancabile appuntamento con il Premio Voglino quest’anno è stato assegnato ad Alfredo Bosco e al suo “Forgotten Guerrero”, reportage che documenta l’attuale situazione politica e sociale dello stato messicano di Guerrero, un posto unico per la violenza e i disordini nella guerra per le droghe del paese, esposto nella sede della Banca Centropadana.

Il grande fotogiornalismo internazionale è ritornato in scena a Lodi con la dodicesima edizione del festival della Fotografia Etica un appuntamento da non perdere con storie vere, vicine e lontane, che ci riguardano, provenienti da tutto il mondo, ma anche da dietro casa nostra.

E’ questa la sfida del festival, continuamente riaffermata e vinta, il giornalismo attraverso la fotografia, il reportage, l’esercizio tenace e paziente, sempre difficile e spesso osteggiato, di portare alla luce ciò che è nascosto, metterlo sotto i nostri occhi, abbagliati da troppe informazioni, da immagini finte sui social, poiché abbiamo il diritto ma anche il dovere di conoscere quello che accade nel mondo, per essere testimoni consapevoli.

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