Dopo la mostra al Museo dei Grandi Fiumi di Pierluigi Rizzato, fotografo naturalista di Limena al Museo dei Grandi Fiumi e l’incontro alla Gran Guardia con il fotografo triestino Nico Zaramella, sarebbe davvero il momento di conoscere un fotografo rodigino, conosciuto all’estero e molto poco nella sua città.E’ quindi ora di parlare di Marco Ronconi, già pubblicato nel numero di marzo 2018 di Digital Camera ed in quello di aprile 2018 della rivista Photo professional, dedicata ai fotografi Canon, che l’ha intervistato.

Conosco Marco da quando era piccolo ed ho subito colto la sua particolare sensibilità ed il suo amore per gli animali, partendo dai suoi cani, e per la natura.

Questa passione con la curiosità per la fotografia ha avuto una svolta tre anni fa, quando Marco ha deciso di buttarsi, provando da solo, senza aver fatto nessun corso, non schiavo della tecnica e della costruzione formale, non seguendo alcuna regola fotografica classica, anzi esasperando gli iso ed arrivando al rumore, per ottenere l’effetto desiderato, con una ricerca di una composizione fotografica molto pulita, da assoluto autodidatta.

Marco è fortunato perché lavora nella azienda della sua famiglia e non è condizionato da permessi come un normale dipendente, ed ha due genitori intelligenti e collaborativi che hanno saputo cogliere il talento del figlio ed assecondano i suoi viaggi, come Ambassador di Sigma Photo Italia, testando i loro obiettivi, ed Ambassador del marchio di zaini fotografici MrJAN gear, ed ora uno dei fotografi dell’agenzia Grandi Viaggi Fotografici, che organizza viaggi pensati proprio per i fotografi amatoriali, in giro per il mondo.

Marco è partito dal Gran Paradiso, ha fatto foto nel nostro Delta del Po, è stato in Alaska, Hokkaido in Giappone, Scozia, Canada ed altro ancora ed ora alle isole Svalbard, fino al prossimo viaggio nel sud del Canada per venti giorni, per percorrere in automobile la Alaska Highway, costruita dall’esercito americano, lunga duemila km per arrivare nello Yukon.

Marco non copia da altri fotografi, parte va e si lascia guidare dal cuore, dalle sue emozioni, pur ammirando Vincent Munier, fotografo francese, che l’ha indirizzato a questa professione.

Marco usa macchine Canon ed obiettivi Sigma, non è un fotografo dell’attesa, anzi anticipa la situazione cercando un punto di ripresa molto basso, sdraiato per terra, portando, come faccio io, due corpi macchina di cui uno montato con una ottica corta e l’altro con uno zoom, studiando prima la zona, le strade le situazioni per essere preparato.

Che dire? Marco è un ragazzo di poche parole, orso come quelli che ha fotografato, ma se gli chiedi dei suoi viaggi i suoi occhi si illuminano e le sue fotografie parlano da sole, celebrando la bellezza di un paesaggio o i fugaci incontri in terre selvagge, con semplicità e purezza, in un mondo incontaminato, ricco di suggestioni, minimalista che ricorda le stampe giapponesi o la pittura a china tradizionale cinese, utilizzando il controluce e la silhouette per ritrarre gli animali in modo pulito, essenziale.

Speriamo che Rovigo sappia dare riconoscimento a questo giovane fotografo e che presto ci sia una sua mostra in un luogo degno… ma visto quello che è successo con Mattia Zoppellaro, fotografo Contrasto, quindi non l’ultimo arrivato, la vedo dura! Intanto Marco gira ed ha riconoscimenti altrove, da chi lo sa riconoscere ed apprezzare.

Buona luce!

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