Sarà uno di quegli incontri che non si dimenticano, come è stato per le due artiste Ginevra Di Marco e Cristina Donà, due delle voci più carismatiche ed influenti della musica italiana, dopo essersi esibite insieme per alcuni concerti la scorsa estate.

Forti delle rispettive carriere costellate di Targhe Tenco e di grandi canzoni, Ginevra e Cristina hanno realizzato un’opera omonima che ripercorre alcune tappe dei loro percorsi musicali e ne fissa di nuove, suggellando questa “comunione artistica ed umana”. Sono come due apparizioni, dalle voci soavi, armoniose, magnificamente compenetrate, ben equilibrate.

Un nuovo repertorio a quattro mani

Vederle è uno spettacolo, ascoltarle anche di più: iniziano da sole in acustico sul palco del Censer, che  alle loro spalle è illuminato con un bellissimo gioco di luci colorate che ruotano, con fumi che si alzano da dietro il palcoscenico, in un mix come di fuochi d’artificio.

Le due artiste hanno presentato brani dei loro rispettivi repertori e quelli originali del disco a doppia firma che porta il loro nome, pubblicato il 28 giugno scorso attraverso un crowdfunding su Musicraiser. Un lavoro che sintetizza la loro pluriennale amicizia e riflette attorno alla passione comune del cammino, come attività nell’ambiente, ma anche come metafora delle esperienze di vita.

Ginevra e Cristina mischiano i repertori e le personalità, si raccontano (Cristina ha origini di Ariano nel Polesine da parte della nonna materna) e fanno battute (come quella immancabile sul “bel parcheggio Censer”, la location “tra” le ville ed i giardini), entrano in empatia col pubblico, e cantano divinamente, con mille sfumature e riempiono il palco della loro presenza così femminile e così carismatica.

Dopo i primi due brani entra in scena la band. Francesco Magnelli, tastiere e magnellophoni, compositore e autore per i “Cccp di Fedeli alla linea” della hit “Amandoti”, portata al successo da Gianna Nannini e fatta cantare al pubblico con gran divertimento; Andrea Salvatori, chitarre e tzouras, uno strumento greco a sei corde dal manico più lungo, Francesco Chimenti (figlio di Andrea), basso e chitarra, che ha prodotto tutti i brani della serata (senza provare); Luca Ragazzo alla batteria.

Camminare: una passione comune

Il brano “Camminare”, introduce il tema del concerto e invita a godere del senso del movimento. Il cammino è anche quello dei mille profughi in giro per il mondo, come quelli che dal Messico cercano di varcare la frontiera Usa. “Confine” è un pezzo raffinato che si avvale della scrittura di Francesco Gazzè. La musica avvolge palco e spettatori, le voci si compenetrano, si fondono in un suono cosmico.

Si separano solo per un brano a testa: Cristina improvvisa “Goccia”, fuori scaletta, in acustico, e aggiunge quello speciale modo di imitare una tromba, portando le mani alla bocca; Ginevra interpreta un’energica “Canzone arrabbiata” di Nino Rota. Insieme cantano quello che è un delicato, poetico, verista inno all’amicizia “Un passo alla volta”, un colloquio tra due amiche di vecchia data sul percorso di vita della donna, scandito dal quel “figlia, donna, madre” che sia allarga metaforicamente a ricomprendere la madre terra. Del repertorio dei Csi, di cui ha fatto parte la Di Marco, interpretano un’intensa “Del mondo” e sul finale salgono in proscenio, solo voce, senza microfono, per una vibrazione emozionale assoluta.

Come bis entrambe presentano due brani intimi, scritti nella circostanza delle rispettive maternità, condividendo col pubblico le immagini personali, “Perpendicolare” per Donà, “J” per Di Marco. Si congedano con un augurio “che riusciamo a trafiggere questi tempi bui e amari” e con “Todo cambia”, reso celebre da Merces Sosa mentre era in esilio in Europa dalla dittatura argentina.

Nel cuore di questa inedita collaborazione c’è la volontà di “condensare in una manciata di canzoni il nostro vissuto, ovvero il passato che ci ha nutrito e fatto incontrare, ed il presente. Per questo, oltre a mescolare le nostre voci su brani che fanno parte dei rispettivi repertori, abbiamo deciso di scrivere nuove canzoni per rappresentare l’essere qui oggi, scoprendo una passione comune, il camminare, divenuto il tema di fondo del disco, anche al Censer che non è un giardino né una piazza, ma uno spazio industriale dismesso, carico di storia e di vita di persone vere che qui hanno lavorato e sognato, pure loro in cammino nelle loro esistenze.

Un ideale collegamento con la riflessione musicale di questo emozionante concerto.

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