Le visioni di Dante Alighieri possono essere trasposte e raccontate nel nostro presente? Sono molti i progetti fotografici capaci di restituire questa suggestione sull’attualità della Commedia dantesca. E diversi di questi hanno trovato casa a Padova, nella recente terza edizione del festival internazionale di fotografia “Photo open up 2021.

Un inferno, molti inferni

Concluso a metà ottobre, il festival è stato organizzato anche quest’anno dal Comune di Padova, in collaborazione con Arcadia Arte e con la direzione artistica di Carlo Sala: 15 esposizioni ed oltre 300 opere, spaziando dai maestri della fotografia del metà Novecento fino alla ricerca odierna.
Il tema della terza edizione era proprio “Inferno, inferni”, pensato in occasione del settimo centenario della morte di Dante Alighieri (1265-1321): una riflessione sull’attualità della prima cantica della Divina Commedia, attraverso le ricerche e le visioni di fotografi.

Come possiamo trasporre nel presente quelle riflessioni sulla società e sull’individuo? Quali sono gli “inferni” che caratterizzano la modernità, la nostra vita quotidiana? Il festival ha voluto dare una risposta visiva proprio a questi interrogativi.

Suggestive le location cittadini scelte anche in questa edizione, dalle sale dei Musei Civici agli Eremitani, alla Cattedrale Ex-Macello, dalle Scuderie di Palazzo Moroni al Centro Culturale Altinate/San Gaetano, passando per Palazzo Angeli e Palazzo Zuckermann, alternavano contesti attuali a spazi storici.

I grandi della fotografia a Padova

Ai Musei Eremitani la grande fotografia con la mostra ”Stati di tensione” con un eccezionale prestito di oltre settanta lavori dalle collezione del Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo degli autori: Marina Ballo Charmet, Olivo Barbieri, Letizia Battaglia, Tommaso Bonaventura, Lisetta Carmi, Vincenzo Castella, Paolo Ciregia, Mario Cresci, Paola Di Bello, Peter Fischli & David Weiss, Joan Fontcuberta, Leonard Freed, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Paolo Gioli, Alessandro Imbriaco, Paul Graham, Guido Guidi, Roni Horn, Francesco Jodice, Arthur Tress e The Cool Couple.

La rassegna “Inferno, inferni” curata da Carlo Sala con la collaborazione di Giusi Pasqualini proponeva le immagini di alcuni protagonisti della storia della fotografia dagli anni Sessanta agli esordi del nuovo millennio, provenienti dalle prestigiose collezioni del Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri di Verona; in mostra gli autori: Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Alexandra Boulat, Carla Cerati, Francesco Cito, Mauro Galligani, Ron Haviv, Gary Knight, Antonin Kratochvil, Giorgio Lotti, Christopher Morris, James Nachtwey, John Phillips, Fulvio Roiter, Ferdinando Scianna e John Stanmeyer; infine, sempre in questa sede anche “Encrypted Purgatory“, un focus sul lavoro del duo internazionale Christto & Andrew.

Violenze, silenzi, relazioni in fotografia

Alla Cattedrale Ex Macello e al Centro Culturale San Gaetano il festival ha presentato il suo aspetto più sperimentale, di metafotografia e di ricerca internazionale, con giovani autori contemporanei, tra cui il vincitore della prima open call con “Five Minutes After Birth” dell’artista inglese William Lakin, un progetto che risponde al condizionamento dell’esperienza maschile nelle moderne società occidentali, esercitando comportamenti competitivi e spesso dannosi.
Poi le mostre “Nexus“, sulla vivacità della scena creativa londinese; “I Made Them Run Away” di Martina Zanin, un dialogo tra una madre e una figlia in due momenti di tempo differenti; “Ukuqhaqha” uno dei tre progetti vincitori dell’edizione 2020 del concorso Camera Work rivolto ai fotografi under 35; “Anatomia del Silenzio” di Valeria Cherchi presentava l’indagine sull’omertà delle comunità locali a seguito dei sequestri di persona in Sardegna.

“Abissi” è uno dei tre progetti vincitori dell’edizione 2020 del concorso Camera Work rivolto ai fotografi under 35. In mostra era visibile per la prima il ciclo completo di 366 polaroid originali del progetto Düsseldorf di Valentina D’Accardi. Il progetto fotografico “Le nuvole” di Massimiliano Gatti parte da una riflessione sul rapporto con la memoria storica delle distruzioni in Siria ed il presente, sui moderni sistemi di diffusione dei contenuti video sulla piattaforma youtube.

Tre sono le mostre presentate al centro culturale Altinate San Gaetano: “Castle of Innocence” dell’artista Joel Jimenez, un lavoro nel Museo dei Bambini del Costa Rica ed il suo lascito culturale come ex-Prigione Centrale.
“Accidentally Stumbling on Exposed Roots”, invece, presenta il bellissimo lavoro di Tania Brassesco e Lazlo Passi Norberto, un duo di artisti visivi nato nel 2008. Le loro opere sono una fusione tra fotografia, video, performance e installazione, con una espressione artistica davvero immersiva.
“Mujeres de Cine” è una mostra che riflette sull’impatto del cinema nella cultura iberica nel periodo 1914-1936 e delle attrici hollywoodiane nel pubblico femminile.

Palazzo Zuckermann ha ospitato un’ampia mostra personale dedicata a Gustavo Millozzi, membro del circolo fotografico “La Gondola”, che ha condiviso allora idee e attività con fotografi italiani tra cui Gianni Berengo Gardin, Fulvio Roiter, Elio Ciol, Giuseppe Bruno e Paolo Monti.
Alle Scuderie di Palazzo Moroni “Scarfès” di Giuseppe Andretta, un inquietante progetto sull’autolesionismo, che nella cultura tcharmil è un simbolo da ostentare con orgoglio, mentre a noi crea angoscia, orrore.
Infine “1991-2021 Gruppo Fotografico Antenore BFI” la mostra allestita a Palazzo Angeli, un omaggio al trentennale dalla fondazione, ha chiuso in bellezza un festival davvero ricco nella molteplicità delle sue proposte artistiche, contemporanee e storiche.

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