Densità di popolazione

L’uomo si abitua a tutto, specie quando si tratta di qualcosa che non lo coinvolge direttamente. Così le notizie relative alla guerra in Ucraina finiscono per trasformarsi in una sorta di colonna sonora emotiva che accompagna il nostro vivere. Un sottofondo che avvelena le nostre azioni quotidiane, che inquina quelli che potrebbero essere momenti felici, ma che nonostante tutto non basta a farci cambiare atteggiamento, a “farci fare qualcosa”. Non ho gli strumenti e nemmeno le informazioni obiettive per esprimere pareri politici, probabilmente non sarei comunque all’altezza. Mi limito a condannare l’invasione russa e a nutrire qualche perplessità relativa alle scelte e alle posizioni dell’occidente dopo la caduta del muro di Berlino. Non entro nel merito circa le presunte violenze subite dalle popolazioni “russofone” del Donbass perché anche in questo caso non dispongo di informazioni attendibili, immagino che ci siano state e ci hanno visto indifferenti e complici nella congiura del silenzio.

Quello che invece mi sento di fare è una riflessione generale. Il modello di società che conosciamo, al di là delle differenze più formali che sostanziali, si basa su un’economia di stampo capitalistico, le differenze tra capitalismo “liberale” e capitalismo di stato non sono significative per quanto riguarda l’approccio alle risorse del pianeta e lo sfruttamento della manodopera. È un modello di successo, nel senso che tende a soppiantare i sistemi economici alternativi con cui entra in contatto, ma questo non significa che sia “giusto” in assoluto e tanto meno che non possa venire criticato. Ci illudiamo pensando che la tecnologia, i progressi della medicina e la disponibilità di cibo siano indice di progresso, in realtà hanno aumentato la popolazione del pianeta a livelli chiaramente insostenibili e tuttavia non vediamo segni di inversione della crescita demografica, su questo tema nessuno discute seriamente. Siamo troppi e soprattutto non siamo disposti a cambiare stile di vita, modello culturale. Il tenore di vita occidentale, ma per molti aspetti anche quello cinese o indiano si basano su consumi folli di energia e di risorse. La distribuzione di queste risorse, anzi dovremmo parlare di “accaparramento”, segue il corso della storia e in questo momento gli equilibri si stanno spostando rapidamente, non c’è cibo per tutti, non c’è abbastanza acqua potabile e neppure spazio. Paesi come Cina e India sono diventati protagonisti della geopolitica e sono in concorrenza con l’occidente cui stanno sottraendo ricchezza, mentre la Russia tenta di riacquistare il peso internazionale che apparteneva all’URSS. Ma apparentemente nessuno è disposto a cambiare il proprio stile di vita, fatte le debite proporzioni i cittadini americani non eleggerebbero un’amministrazione che ponesse un limite al consumo di energia elettrica domestica o che privilegiasse concretamente la riduzione delle cilindrate e del consumo di energia degli autoveicoli.

C’è del vero nella frase un po’ banale pronunciata dai vertici della CIA in film come “I tre giorni del Condor”: la gente vuole supermercati pieni e prezzi bassi, a qualsiasi costo aggiungo io. Ma anche gli europei non sono da meno e abbiamo visto che per esempio, suggerire di ridurre il riscaldamento d’inverno e la climatizzazione in estate, sono concetti su cui si ironizza o, peggio, contro cui si levano gli scudi lamentando inaccettabili limitazioni a una non meglio identificata “libertà”. La coperta è corta, molto corta, e il conflitto che stiamo vivendo è sintomatico: i conflitti non cesseranno, anzi diventeranno più cruenti quanto più aumenterà la pressione demografica. Cambieranno protagonisti, muteranno di volta in volta vincitori e vinti ma i meccanismi saranno gli stessi. Il cannibalismo delle popolazioni mesoamericane precolombiane era dettato dalla necessità di integrare la dieta a base di mais con un apporto proteico che non poteva venire dall’allevamento o dalla pesca, praticamente inesistenti e comunque assolutamente inadeguati a soddisfare la domanda. Le guerre di conquista e i sacrifici rituali erano l’architettura culturale costruita dalla classe dominante dell’epoca per giustificare pratiche altrimenti censurabili. Gli immigrati occidentali hanno sterminato i nativi americani per appropriarsi della loro terra e hanno fatto di peggio in Africa durante la vergognosa epopea coloniale, giustificata con il mantra a base di “strade, scuole e ponti” un approccio propagandista utilizzato esattamente come il cerimoniale maya per giustificare l’antropofagia. Se non reinventiamo radicalmente il nostro modello di società, ci troveremo presto tra i vinti, nel ruolo che, senza troppi patemi di coscienza, avevamo assegnato per anni alle popolazioni africane, o ai mapuche argentini.

Le economie emergenti dettano le regole e purtroppo per gli occidentali si profila una lunga eclissi. Diventeremo subalterni alla Cina, all’India e per alcuni aspetti anche alla Russia, almeno finché quel paese perseguirà la politica folle di svendere i combustibili fossili di cui, nonostante tutto, non possiamo fare a meno. La sperequazione e le disuguaglianze vanno benissimo, basta stare dalla parte privilegiata, ma quando le cose cambiano si diventa di colpo intolleranti della stessa violenza che per anni abbiamo imposto agli altri. Cantavamo “faccetta nera”, tra qualche anno gli orientali ironizzeranno sugli “occhi all’ingiù” di noi gwai-lo (il termine spregiativo con cui i cantonesi chiamano noi occidentali).    

Una risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.