Durante il lockdown mi ero affezionato a un merlo. 
Con le auto ferme in garage e i loro proprietari tappati in casa, il panorama sonoro del centro cittadino si era radicalmente trasformato. Dove prima dominavano il brontolio dei motori e il ronzio incessante dei battistrada, sono diventati protagonisti i canti degli uccelli. In questo coro di mille cinguettii, spiccava da solista il merlo, con una piccola melodia di poche note, che si ripeteva in vari momenti del giorno, unica e inconfondibile.
Nei mesi delle nostre dorate prigionie, credo che i merli se la siano spassata. Non ne avevo mai visti così tanti in centro storico e mai così spavaldi in giro per i portici deserti o tra le siepi di piazza Merlin. Mi è capitato perfino di incontrare un piccolo, impaurito, che saltellava sul liston di piazza Vittorio Emanuele II, sorvegliato a distanza da un genitore in ambasce.
Una sera, a lockdown concluso, mentre passavo sul corso del Popolo ormai tornato rumoroso e trafficato, mi è capitato di cogliere con l’orecchio il canticchiare di un merlo e di cercarlo sui rami dei piccoli tigli, senza vederlo, finché l’occhio non si è posato altrove: era sul bordo di un brutto terrazzino di cemento, sfacciato, che fischiettava la sua canzone a beneficio del padrone dell’appartamento, che spero abbia apprezzato.
Il merlo che cantava durante il lockdown, invece, non l’ho mai visto. Mi sono fatto l’idea che se ne stesse su uno dei grandi alberi ai giardini del castello, ma poteva benissimo essere sull’antenna della tv di qualche palazzo. Che fosse sempre lo stesso, si capiva dalla sua canzone: era sempre quella, una sequenza di note molto precise, che a un certo punto mi ero messo a fischiettare anch’io e perfino a riarrangiare nella mia testa, pensando di cavarne fuori una canzone. 
Poi la canzone non l’ho mai arrangiata e quella melodia mi è passata di testa, come molti altri motivetti che mi vengono in mente di continuo. Non era destinata ad essere una hit, evidentemente. Eppure mi è rimasto impresso quel momento, quando si avvicinava l’ora del tramonto sulla città svuotata e silenziosa, dopo l’ennesima giornata trascorsa a far passare il tempo in casa, e il merlo dei giardini del castello levava al cielo l’ultimo canto della giornata, quella melodia sempre uguale, che sembrava riempire le vie e le piazze del centro. Io per quella melodia, un toccasana per l’animo, gli sono ancora grato.

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