Quest’estate ero al tavolino di un bar in spiaggia a Rosolina, assieme ad uno con cui lavoravo, mentre con la testa pensavo già a quando avrei cambiato lavoro in autunno e a tutte le incertezze che questa scelta comportava.
Mentre facevamo colazione, tutt’intorno una banda di passeri zampettava attorno ai tavolini all’aperto, racimolando le briciole delle brioche cadute a terra. Il loro saltellare era tutt’altro che allegro: in mezzo alla folla, mossi dalla necessità di arraffare ciò che serviva per campare, si aggiravano con l’aria di chi è sempre in allerta, pronti a spiccare il volo al primo segnale di pericolo. 
Osservandoli, mi è venuto da pensare ad un altro uccello con cui siamo da sempre in confidenza, ma per tutt’altre ragioni: il canarino. Se ci pensate, il canarino fa una vita da pascià. non ha certo bisogno di andare a caccia di briciole: la sua ciotola, anzi, è sempre nello stesso posto tutti i giorni e sempre piena di cibo. Dunque, a meno che il padrone di casa non sia un cialtrone, può mangiare quanto gli pare, ha sempre acqua fresca da bere e ha scarsissime probabilità di rimanere ferito o ucciso da un predatore. 
Eppure a me il canarino ispira una sensazione di malinconia, con quel suo saltellare da un trespolo all’altro, dentro una minuscola gabbietta, pigolando mesto a chissà chi. Perché il mondo del canarino è la sua gabbia ed è quella gabbia a garantirgli la sicurezza.
Il passero, invece, vive in un mondo senza sbarre, più o meno libero di decidere dove andare. Di conseguenza, non avendo una gabbia, non ha neppure alcuna sicurezza: campa di ciò che trova giorno per giorno e quel che trova se lo guadagna con la fatica, spesso rischiando la vita. Se non trova nulla da mangiare, il passero semplicemente fa la fame. Però può volare un po’ dove gli pare, conoscere altri passeri, fare il nido, volare in alto tra le fronde degli alberi e su, su, a guardare la terra dal cielo. 
Guardando i passeri e pensando al canarino, mi è venuto da pensare che in effetti c’è sempre un prezzo da pagare, se si vuole vivere liberi. E spesso il prezzo della libertà è la fame.

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