La Ca’ d’Oro propone un prestigioso omaggio a Guido Strazza per i suoi imminenti 95 anni, in occasione della donazione di un nucleo di oltre 40 opere, 12 dipinti e 36 opere grafiche, che l’artista veneziano di adozione, ha deciso a favore della Galleria  Giorgio Franchetti.

Si tratta di un nucleo di lavori da lui dedicati alle geometrie dei “Cosmati,”, gli abilissimi marmorari romani, che nei primi secoli due secoli dopo l’anno Mille, impreziosirono con opere di assoluta maestria chiese e palazzi, attingendo ai più antichi modelli veneto bizantini.

Il Maestro ha spiegato che il suo è “un finito non finito, per le pietre tagliate a mano, ed il segno della incisione è un segno diluito nel tempo, porta sempre un tempo che il segno dipinto non ha, perché ogni stampa ha un diverso istante”.

In molte opere degli anni ’80 la superficie è colta da ferite, una suggestione di materia corrosa, quasi a sottolineare che ogni manufatto in quanto tale, sia grafico che pittorico, porta con sé nel momento stesso del suo farsi un graffio, un taglio.

La donazione delle opere chiude un anno dal centenario della donazione della Ca’ d’Oro allo Stato Italiano da parte del Barone Franchetti, che aveva personalmente raccolto le pietre pregiate e rimontate nel pavimento musivo dell’atrio del palazzo.

Strazza ha spiegato come il suo interesse per i Cosmati sia nato in modo casuale, poiché lui stava studiando ingegneria e dipingeva e guardava con interesse le scene di mosaico dipinte, vedeva nei pavimenti delle chiese romaniche questa assoluta geometria.

 

Era la misura contrapposta alla non misura, per dare un senso alla misura alla sua perfezione e con l’esposizione delle sue opere nella mostra “Memoria e Progetto Guido Strazza per Ca’ d’Oro”, curata da Claudia Cremonini, Direttore della Galleria e da Daniela Ferrara, Direttore del Polo Museale Veneto, si attua un suggestivo dialogo tra opere antiche e contemporanee, con testimonianze di maestri lapicidi alto medievali, mai esposti al pubblico, ribadendo il rapporto dialettico tra modello originario e creazione di nuove opere di cui Ca’ d’Oro stessa è oggi testimonianza.

Con il proprio cellulare accedendo con il bluetooth c’è una applicazione che ti permette di sentire direttamente la voce dell’artista che spiega come siano state create  cinque sue opere qui esposte.

L’artista ha vissuto per cinque anni alla “Casa dei Tre Oci” a Venezia, dove aveva preso in affitto dalla nipote del pittore bolognese De Maria il salone centrale al primo piano con la finestra sul Canal Grande, per farne il suo studio, in una città solare e del mondo.

Guido Strazza ha concluso dicendo: “la mostra mi ha commosso perché ha messo insieme tanti segni, nell’equilibrio tra arte ed artista, e se questi lavora bene il segno rende”.

 

E si vede! L’artista ha una profondità interiore notevole, ti racconta in modo appassionato il suo essere pittore e ti guarda con occhi vivaci, desideroso di comunicare il suo sentire, trasmettere il suo messaggio artistico davvero attuale, dalla sua Biennale di Venezia del 1968 e poi del 1984 proprio con i Segni dei Cosmati, dopo i Segni di Roma ed altri importanti opere di grafica e prestigiosi premi nazionali e internazionali.

Guido Strazza è originario di Santa Flora (Grosseto) e vive e lavora a Roma.

La mostra è aperta fino all’8 aprile 2018 dal martedì alla domenica con orario 8,15 – 1915 ed il lunedì 8.15 – 14.

 

 

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