Il dibattito relativo al recente referendum per l’autonomia del Veneto è strumentale e pretestuoso, non ci sono dubbi. Zaia è più scaltro della maggior parte dei suoi elettori e cavalca l’insoddisfazione, per molti versi giustificata, di una regione che paga all’amministrazione centrale enormemente più di quanto riceve. Ma è anche la Regione, non va dimenticato, che ha partorito soggetti come De Michelis o Galan, tanto per fare un paio di esempi che la dicono lunga su quanto sia illusoria la pretesa onestà degli amministratori figli di San Marco rispetto ai “teròni mafiosi”.

Ma un problema concreto c’è: negli anni recenti gli imprenditori veneti non hanno trovato sostegno nel governo centrale e nemmeno nelle amministrazioni locali. Non si può negare che il forte tessuto economico del nordest continua a garantire PIL e occupazione, sostiene l’export e crea ricchezza nonostante una pressione fiscale grottesca ed una burocrazia parassitaria ed inefficiente, che ne ostacola l’attività.

E’ altrettanto innegabile che l’autonomia rimane una chimera, a meno di non ipotizzare una soluzione scissionista violenta come è accaduto di recente nell’ex Iugoslavia, dove effettivamente le due regioni meglio organizzate, Slovenia e Croazia, hanno tratto notevoli vantaggi dall’indipendenza. Se i veneti vogliono davvero l’indipendenza e non c’è nulla di meno democratico di impedire ad una popolazione di autodeterminarsi, devono molto probabilmente passare attraverso un conflitto con tutte le conseguenze e le incognite del caso.

La retorica nazionale che si straccia le vesti ogni volta che si parla di autonomia spinta si fonda sull’indivisibilità della Repubblica e su una solidarietà fatta più di privilegi che di diritti, ma ha per oggetto un territorio che in realtà è stato unificato in tempi molto recenti sulla spinta coloniale dei Savoia con il sostegno occulto della corona britannica. Quanto felici fossero, è solo un esempio, i sudditi del regno di Napoli di diventare “italiani” e perdere identità, patrimonio pubblico e attività economiche fiorenti nel settore della cantieristica e dell’industria tessile, non ci è mai stato fatto sapere. I tentativi di opposizione (la resistenza per intenderci) sono stati definiti “brigantaggio” ed il Mezzogiorno è stato trasformato in un mercato per le industrie del nord.

La sola parentesi di unità degna di rispetto è quella relativa alla lotta partigiana, cui peraltro anche la sinistra attuale ha voltato le spalle e della quale sono state abbattute con brutalità le conquiste in tema di diritti. Ma in economia è obbligatorio fare i conti, che alla fine debbono tornare. E ciò che accade ormai da quasi un ventennio è una sorta di “autonomia extraterritoriale”: migliaia di aziende si trasferiscono all’estero, in paesi dove la burocrazia e la pressione fiscale non sono assurdi come in Italia e dove il costo del lavoro è decisamente competitivo.

Se non possono trovare in patria ciò di cui hanno bisogno per sopravvivere nel mercato globalizzato (voluto e santificato dal sapiente Romano Prodi in primis e dai suoi sodali poi) cercano e trovano l’autonomia all’estero. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: i tromboni del PD pontificano su indivisibilità e solidarietà, ma guardandosi bene dal fare qualcosa per aiutare l’economia e diminuire gli sprechi, la Lega illude un elettorato diversamente intelligente con le chimere di un’autonomia che in realtà non vuole e il centrodestra pensa solo a far cadere il governo attuale ma non darà mai autonomie al nord perché perderebbe i voti dell’elettorato del sud, dove sa di poter contare sulle connivenze “Dell’Utri-style”.

Quanto al M5S non abbiamo dati, non sappiamo che posizione prendono in relazione al problema, ma qualche dubbio è legittimo. In questo quadro a perderci è il Paese, sono le persone comuni, quelle che faticano a trovare lavoro, le imprese che possono solo scegliere se chiudere o delocalizzare. Tutto il resto, purtroppo sono solo “chiacchiere e distintivo”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *