Il quotidiano britannico The Guardian a dicembre 2020 ha puntato lo sguardo sul delta del Po.
La firma è del giornalista freelance Giorgio Ghiglione e l’articolo è nelle pagine del n. 1399 (5/11 marzo 2021, pp. 32-33) di Internazionale, il settimanale italiano che tiene aperte le finestre sul mondo.
“I cacciatori di pirati sul delta del Po” zooma sulla foce del grande fiume e racconta una storia di guardiani della notte, armati di barchino e pazienza. Cercano le tracce dei pirati, i bracconieri che pescano di frodo per vendere il pesce del Po ai mercati stranieri.

Se penso al Po immagino sempre un lungo serpente. Una creatura gigantesca con un’età indefinita, lontana e persa nel buio. Così ancestrale da portarsi addosso strati di tempo come una balena si porta addosso le incrostazioni dell’oceano.
Quando arriva al mare, sempre nella mia immaginazione, improvvisamente il grande fiume si libera, libra, apre, come un ventaglio di carta di riso. Il serpente spande le braccia in mille rivoli leggeri e lenti, e prende il mare.

Di solito più ci avviciniamo a qualcosa, più vediamo i dettagli, quelli belli e le ammaccature, i difetti. Però, a guardare il delta da lontano, da fuori, lo sguardo si inceppa di continuo. Come se restasse impigliato in trappole da selvaggina. Perché la storia del delta è piena di impedimenti, pericoli, intrusioni.
Giorgio Ghiglione parla di una risalita, di una conquista, fatta poco a poco e non ancora finita.
Quella di un territorio da decenni dragato, di nascosto e malamente, dai pescatori di frodo. Un lavoro capillare e di rete che procura danni alla flora e alla fauna del fiume. Sbilancia l’ecosistema e il mercato. Arricchisce la criminalità.
“Negli ultimi tre anni, proprio grazie al contributo di volontari come Covezzi e Mocchi, che tagliano le reti e aiutano a identificare i criminali, è partita una serie di indagini del gruppo forestale dei carabinieri e delle autorità di Romania, Spagna, Francia e Regno Unito”, scrive Ghiglione e continua, “Il risultato è che il numero dei bracconieri è diminuito di circa un terzo rispetto al periodo di massima attività, tra il 2013 e il 2016”.

Nessuna scoperta, nulla di nuovo. La pesca di frodo nel delta c’era anche prima della criminalità organizzata, prima di far girare milioni e il mercato internazionale (“Al suo culmine il giro d’affari del bracconaggio valeva cinque milioni di euro all’anno”). C’era per sopravvivere: “Fino agli anni sessanta era praticata in gran parte da famiglie povere che vivevano della pesca di anguille”.
Il punto è che vale la pena raccontare, scrivere, guardare.
L’articolo, quattro colonne scarse, è molto denso. Dettaglia la rete di criminalità che naviga il fiume di notte, il lavoro delle autorità e soprattutto quello dei volontari che al delta appartengono, e sono disposti all’insonnia per cucire gli strappi, le ferite del grande fiume, lì alla fine della corsa.
Il pesce poi, quello che i bracconieri tirano su (“carpe, pesci gatto e siluri”) e finisce nei mercati dell’Europa orientale, non andrebbe neppure mangiato per via dell’inquinamento, racconta sempre Ghiglione nel Guardian.

Perché poi c’è anche questo. Il delta è un crogiuolo di miti, fantasie, racconti, ispirazioni. Quando il grande fiume arriva in Polesine per un momento ti dimentichi che è partito dai monti, ha attraversato città, girato e aggirato agglomerati, sbuffato e tossito smog, infilato viadotti autostradali e ferroviari, accolto sversamenti da destra e sinistra, per arrivare lì, piatto, torbido, stremato. Te ne dimentichi e apri i pensieri facendoli scivolare a mare con lui.
Ma il Po è inquinato, da tanto e per tante ragioni.

Allora penso: a guardare sempre da lontano il serpente, colpisce di più questo della bellezza sinuosa, delle braccia silenziose che si aprono e sono “Riserva della biosfera delta del Po” per l’UNESCO.
E mi dico che dovremmo sempre vedere tutto.
Che lì, nel dedalo del delta, puoi perdere qualsiasi cosa (lo sguardo, il tempo, la cognizione del mondo, l’orientamento, la misura) e stare bene; e che lì, nel dedalo del delta, pescano di frodo a livello industriale e internazionale, ci sono cacciatori di pesci e guardiani della notte, ci sono trappole, barchini che corrono, reti. E volontari che le tagliano.

Due letture Apogeo Editore per attraversare il delta del Po:

“Viaggio nel delta del Po. Guida sentimentale all’ultima frontiera” di Danilo Trombin, una mappa per orientarsi e un viaggio per perdersi.

“Scrittori e mito nel delta del Po. Un dizionario letterario e sentimentale” di Diego Crivellari, nuova edizione riveduta e ampliata, un alfabeto per conoscere il delta letterario e mitologico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *