E’ sempre un piacere tornare a Ca’ Cornera, stazione di sosta nel delta del Po, e stimolante punto di incontro culturale ed artistico, luogo conosciuto e frequentato anche da Philippe Daverio. Qui, in questi giorni, possiamo trovare esposte le opere del fotografo ed artista concettuale padovano Antonio Lovison, che nella sua rassegna “Strutture di emozioni” a cura di Gianpaolo Gasparetto,  propone il suo sguardo emotivo nel percepire il paesaggio nel delta del Po.

Il paesaggio in costante trasformazione

Questo lavoro fa parte di una trilogia sul territorio con i parcheggi sopraelevati e lo snaturamento del paesaggio urbano, per passare a “Nuove strade” mostra esposta l’anno scorso a Selvazzano Dentro sulle ferite inferte alla natura ed i mutamenti del paesaggio nella Pedemontana veneta tra Montecchio Maggiore e Spresiano,  per la costruzione di una superstrada con un impatto ambientale notevole.

Lo stesso accade nelle fotografie del 2017, esposte ora a Ca’ Cornera, sulle trasformazioni nel delta del Po mediante l’uso di piante topografiche per circoscrivere un’area ben delineata e delimitata con il particolare fotografico a Pila, Ca’ Zuliani, Barricata, Mea ed il progetto per la ricostruzione dell’antico cordone litoraneo delle dune al Volto di Rosolina e San Basilio, e degli insediamenti industriali, cattedrali nel deserto, ruderi di una economia fatiscente, che non potrà certamente essere convertita con un mega villaggio turistico.

Lovison chiama le dune “Atolli”, perché attorno c’è la plastica delle serre, e lui racchiude le immagini in vasi circolari di vetro per indicare comunque la fragilità delle dune fossili e del territorio esposto alla subsidenza.

Come indagine in divenire

Per rendere la sostenibilità ambientale l’artista utilizza tecniche miste di fotografie su acciaio inox, installazioni con foglie d’oro, pannelli di rame o inserti di legno ed altri materiali che ci riportano al lento scorrere del fiume o alle piene vorticose.

La diversità delle opere esposte, l’utilizzo della tridimensionalità o dell’intervento pittorico, creano nello spettatore e fruitore delle opere un processo emozionale in fieri, come indagine in divenire, di cui anche l’osservatore diventa elemento fondante, per la seduzione nascosta della materia espressiva.

Le opere di Lovison sono creative, estremamente originali, ti affascinano per il taglio minimalista, il disegno di forma apparentemente elementare, che stravolge la ripetitività e la noia di tanta fotografia presente attualmente sui social, segno di una incisiva personalità e professionalità.

Non ci si inventa nell’arte, ma si parte da studi profondi della materia per arrivare ad uno scontro tra verità e finzione, tra apparenza e realtà, in una dialettica costruttiva unica e nello stesso tempo universale. Antonio Lovison lo sa fare con rigore, serietà, equilibrio e grande passione.

Dall’insegnamento alla ricerca con la fotografia

Un artista poliedrico, partito dal liceo artistico a Padova, lo IUAV e l’Accademia di Belle Arti a Venezia, poi l’insegnamento all’istituto d’arte “Pietro Selvatico” e nel corso di laurea Paesaggio Parchi e Giardini alla facoltà di agraria di Padova. In seguito la ricerca nell’ambito della pittura, della scultura e poi della fotografia abbinata ad entrambe le discipline artistiche, con particolare attenzione agli aspetti percettivi della forma ed ai suoi significati.

Antonio Lovison ha esposto a Vienna, Venezia, New York, Shanghai, Mùhldorf an Inn, Pola, Padova, Mestre raccontando lo spazio plasmato e modificato dall’uomo con esiti devastanti, in continua evoluzione tra l’architettura creata dall’uomo e quella naturale.

L’inaugurazione a Ca’ Cornera

Nello spirito di Ca’Cornera, alla mostra  di Antonio Lovison è esposto un quadro di Ottavio Giradello, compagno di scuola e collega di docenza al Selvatico. Inoltre è stato affiancato un incontro sul paesaggio polesano naturale e l’azione antropica dell’uomo, con la  presenza di Giorgia Businaro, responsabile delle co-progettazioni del Centro servizi volontariato di Rovigo, e le letture di Donata Fischetti, Lara Mantovani e Gianpaolo Gasparetto. Il testo letto è tratto da un racconto del 1970 del Ottorino Passarella, vecchio medico di Taglio di Po, che racconta di un personaggio del Polesine che faceva come lavoro il “Vagantivo”, cioè colui che cammina sulle dune di San Basilio per raccogliere le canne palustri, ricco di libertà come uno zingaro, perché il tempo passa, ma le dune restano!

La mostra “Strutture di emozioni è visitabile fino al 30 settembre  ad ingresso libero su prenotazione telefonica (0425 325457 – 348 7157940) a Ca’ Cornera,  stazione di sosta nel delta del Po. Per informazioni, visitare www.cacorneradeltapo.it

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