La diversità è scomoda, preoccupa, costringe a riflettere, obbliga al confronto e talvolta suggerisce di cambiare, a patto che si sia disposti a riconoscere che esistono criteri, soluzioni, idee migliori di quelle che abbiamo. Al contrario l’omologazione sfrutta un meccanismo che corrisponde a un preciso modo di funzionamento del nostro cervello. Di per se si tratta una caratteristica utile, è alla base delle abitudini, dell’apprendimento empirico: abbiamo sperimentato che un alimento ci fa bene e lo inseriamo con frequenza nella nostra dieta, se invece soffriamo di eritema solare evitiamo la spiaggia. L’esperienza ci aiuta a riconoscere ciò che ci fa bene, o più semplicemente ciò che è gradevole o ancora ciò che rende la nostra vita meno faticosa. Il rovescio della medaglia è che la visione che abbiamo del mondo è funzionale al nostro benessere immediato, alla comodità, alla non conflittualità ed è per questo che se non siamo critici e consapevoli guardiamo inevitabilmente con sospetto e talvolta con fastidio persone e comportamenti diversi da noi e dalle nostre consuetudini. Le madri di famiglia biasimano le lap dancers anche se i rispettivi mariti non frequentano gli strip bar e nonostante il fatto che si tratti di ragazze maggiorenni che hanno diritto di usare il loro corpo come meglio credono. I benpensanti criticavano aspramente i giovani con i capelli lunghi piuttosto che occuparsi dei propri figli che spesso sotto i capelli rigorosamente corti avevano il deserto dell’intelletto. E’ molto più rassicurante vivere in un ambiente conformista, non si è costretti a riflettere e si dispone di un codice completo per il comportamento, che stabilisce come ci si saluta, quali sono gli atteggiamenti socialmente accettati, come relazionarsi con il sesso, con i sentimenti… è tutto già pronto, basta tirare fuori dal congelatore la confezione corrispondente a ciò che serve sapere e metterla in microonde: una vita senza dubbi e senza affanni. E’ un atteggiamento connaturato all’uomo, fatte le debite proporzioni anche gli aborigeni australiani trovano idiota il comportamento degli occidentali che vivono a Sidney, per non parlare dei Rom, che sono certo discriminati ma che della loro cultura a sua volta fortemente venata di razzismo e disprezzo nei confronti dei diversi, non intendono fare a meno. Questo atteggiamento spiega anche come sia possibile che un elettore di destra, un italiano onesto come senza dubbio ce ne sono molti, possa sostenere Silvio Berlusconi, un soggetto che moralmente ha fatto (ci sono condanne definitive che lo definiscono evasore, corruttore, massone, connivente con la criminalità organizzata) esattamente ciò che quello stesso elettore afferma di non approvare. In sintesi Berlusconi è un pregiudicato per reati odiosi, ma quell’elettore lo sostiene perché fa comunque parte del suo gruppo, è rassicurante, ha la cravatta dice di odiare i comunisti e quindi è “dei nostri”, meglio un criminale rassicurante di un onesto che è “diverso” e potrebbe mettere in discussione alcune delle sue certezze. La stessa cosa vale per gli elettori di sinistra, altrimenti non ci spiegheremmo come ci siano persone disposte a “perdonare” e addirittura difendere politici come Maria Elena Boschi, Andrea Romano o Matteo Renzi.

In questa contrapposizione da stadio, il 60% degli italiani divide salomonicamente il proprio sostegno a due schieramenti che si sostengono reciprocamente grazie al meccanismo perverso del “sarà anche un ladro, ma piuttosto che gli altri, meglio lui…”.

Il problema non è nella legge elettorale come vorrebbero farci credere, è in questa contrapposizione ingessata in cui gli elettori subiscono il ricatto di due gruppi più o meno criminali che, alla prova dei fatti, scendono tranquillamente a patti pur di conservare il potere. Tutto resta immobile come nel romanzo di Buzzati e non c’è nulla di più scandalosamente falso degli slogan con cui ciascun schieramento promette furo, progresso e cambiamento.

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