Il “fiume di mezzo” che attraversa il Polesine. Al via nuovi percorsi intermodali.

Nell’antichità lo chiamavano Tartaro e in tempi più recenti Castagnaro. Adesso è il Canalbianco, il “fiume di mezzo” nel Polesine dei Grandi Fiumi Adige e Po. Rappresenta una delle poche vie d’acqua interne del nostro Paese completamente navigabili e su di esso si sta sviluppando una fiorente attività di turismo fluviale, seguendo modelli virtuosi che in Veneto già funzionano come ad esempio i tratti del Sile o del Brenta nell’omonima Riviera. Proprio in questi giorni vengono presentati dei nuovi “percorsi intermodali” articolati in 3 tappe: da Fratta a Trecenta, da Bosaro a Pincara, da Rovigo ad Adria. Saranno denominati “La via delle acque”, “Tra ville e castelli”, “La via dell’archeologia”.

A contraddistinguere l’asta navigabile polesana sono gli scenari unici che permettono di entrare in contatto con una flora e una fauna incontaminate, in una full immersion impreziosita spesso da tramonti indimenticabili e atmosfere pregne di mistero e miti passati: in questi luoghi di favola infatti il richiamo alla storia è continuo, come testimoniato dalla vicenda mitologica di Fetonte, ripresa poi da Ovidio nelle sue Metamorfosi, o nei trascorsi dell’antica città etrusca di Adria, che un tempo affacciava sul mare a cui ha dato il nome, oggi divisa in due proprio dal Canalbianco nel suo tratto finale, prossimo a diventare Po di Levante.
Alla navigazione interna, quest’angolo tanto suggestivo ma forse ancora poco conosciuto di Veneto – a due passi da Ferrara, patrimonio Unesco, e dalle meraviglie di Venezia – completa la sua offerta di visitazione lenta, quello slow tourism tanto apprezzato nel nord Europa ma non solo, grazie a diversi percorsi ciclabili: gli ampi spazi aperti, la lontananza dai classici giri turistici e dalle masse, e un terreno per lo più piatto ne hanno fatto il paradiso di ciclisti e cicloamatori che possono abbinare facilmente tra loro le due opzioni barca-bici.
D’altro canto, oltre alla relativa vicinanza a mete come la già citate Ferrara e Venezia (senza dimenticare Mantova, raggiungibile sempre via acqua anche con piccole imbarcazioni), anche nel territorio di Rovigo non mancano le attrazioni: dai caratteristici “Gorghi” di Trecenta alle ville di Canda e Fratta Polesine (città natale di Giacomo Matteotti, nota pure i suoi trascorsi carbonari in epoca austriaca), dal castello di Arquà Polesine alla millenaria Rovigo e più oltre fino ad Adria con il suo importante Museo Archeologico Nazionale, il turista può apprezzare numerosi siti di interesse storico e culturale assaporando prodotti locali ed eccellenze culinarie proprie della cucina contadina di un tempo, povera ma genuina, nelle tante strutture ricettive che permettono di sostare, mangiare e riposarsi prima di riprendere il viaggio.  
Ma da queste parti è la natura, però, il protagonista incontrastato, con le vie d’acqua – tra cui appunto il “fiume di mezzo” – che sembrano perdersi all’infinito puntando diritte verso il Delta del Po, la “Camargue d’Italia”, una tra le maggiori aree umide d’Europa con i suoi paesaggi da favola, le sue risaie, le lagune e le valli, terra promessa per gli amanti del birdwatching e della fotografia, già Parco regionale e recentemente divenuto Riserva Biosfera Mab Unesco.
D’altro canto Rovigo, città del Museo dei Grandi Fiumi, e la sua provincia sono note come la “Mesopotamia d’Italia”, e il rapporto con l’acqua qui è da sempre stretto, quasi indissolubile, come fosse scritto nel destino: acqua come parte della vita (buona parte del territorio è stato strappato al mare, bonificato o regolamentato successivamente da opere idrauliche), come diverse alluvioni, tra cui la più celebre e tragica del 1951, testimoniano appieno. In ogni caso una destinazione perfetta per chi ama la pace, il relax e la tranquillità, senza doversi avventurare a migliaia di chilometri dalla cosiddetta “civiltà”: il Polesine consente oggi una vacanza perfetta o anche soltanto un weekend a contatto con la bellezza, strizzando l’occhio a quella sostenibilità ambientale che si declina in escursioni in barca e uscite in bici, ormai sempre più uno dei must su cui tour operator e viaggiatori puntano con decisione nella convinzione che un corretto rapporto con la terra possa essere occasione non solo di svago ma anche di crescita e quindi di cultura. 

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