Qualche giorno fa i cittadini di Rovigo hanno potuto assistere in diretta Facebook alle dimissioni di massa dei consiglieri comunali, che hanno provocato la caduta del sindaco. Una simile copertura del terremoto politico in città non sarebbe stata pensabile dieci anni fa.

Giusto ieri, sabato 23 febbraio, il “Rotary Day” ha ospitato a Palazzo Roncale un convegno dal titolo programmatico – “L’informazione locale è il futuro della carta stampata?” – a cui ho partecipato come moderatore, dando la parola ad un gruppo di professionisti come Luca Biasioli, editore di Rovigooggi.it, Nicola Chiarini, cronista del Corriere del Veneto, Alberto Garbellini, redattore de La Voce di Rovigo, Luca Gigli, redattore del Gazzettino di Rovigo, Lorenzo Zoli, cronista di Rovigoindiretta.it, e infine Maurizio Romanato di Assostampa.

Com’è cambiato il panorama dell’informazione in dieci anni lo dicono innanzitutto i numeri: tra il 2008 e il 2018, la sessantina di testate certificate Ads (Accertamenti diffusione stampa), sono passate dal vendere oltre cinque milioni di copie cartacee ad appena 2,5 milioni di copie, tra cartaceo e digitale. In un decennio, insomma, la carta stampata ha perso più del 51% delle vendite. In compenso, però, a guardare la situazione in questo periodo, le difficoltà dei grandi quotidiani e la morte dei quotidiani di partito hanno come contraltare la buona tenuta di giornali di opinione e soprattutto di molte piccole testate locali.

Il cambiamento di questi dieci anni lo raccontano, poi, alcuni fenomeni a cui abbiamo assistito in questo periodo: nel 2008 una diretta Facebook della caduta del sindaco di Rovigo sarebbe stata impensabile, sia perché Facebook si era appena imposto in Italia, sia perché il primo Iphone 3G sarebbe arrivato sul mercato italiano non prima di luglio, seguito poco tempo dopo dal primo smartphone Android.

Nel 2009 il tam tam dei cittadini su Twitter, seguito alle prime scosse di terremoto a L’Aquila, fu un’assoluta novità. Oggi la prima vibrazione del suolo in qualsiasi luogo d’Italia fa inondare i social network da un fiume di commenti e selfie. Nel 2012 la morte di Scalfaro fu annunciata su Twitter ben 45 minuti prima delle agenzie di stampa. 

Queste novità pongono innanzitutto il problema della diffusione incontrollata delle notizie, comprese le notizie false, con il paradosso che le nuove tecnologie rischiano di amplificare fenomeni di passaparola simili a quelli che nel Medioevo propagavano come vere le voci di nascite di mostri, passaggi di untori o presagi apocalittici. 

Dall’altro, guardando in positivo, diventano nuovi strumenti accessibili anche a testate con pochi mezzi: è il caso, per esempio, di testate locali che oggi possono addirittura realizzare la copertura in diretta di un piccolo evento locale. 

Proprio nel 2008 nasceva Rovigooggi.it, il primo quotidiano locale polesano pensato direttamente on line: “Abbiamo puntato da subito sulle immagini, pensando di offrire al pubblico un linguaggio immediato – ha spiegato Biasioli – Oggi il trend è più sui video. Il pubblico, del resto, è volubile e va dove trova ciò che gli piace e che gli risulta più semplice“.

Il problema, soprattutto per la stampa locale, è che resta un mezzo di informazione quasi obbligato ad essere generalista: “Il pubblico – dice Chiarini del Corriere del Veneto – è potenzialmente tutta la platea che è la società civile del paese”, sottolineando il valore per la democrazia che ha “la libera circolazione delle informazioni, nel rispetto della verità dei fatti” e quindi la presenza di un giornalismo professionista. Il futuro della professione, dunque, non può prescindere da “tre parole chiave: lavoro, diritti, libertà”

“Chi è il pubblico? Saperlo risolverebbe molti problemi dell’informazione giornalistica – commenta Garbellini de La Voce – Noi cerchiamo di diversificare, mantenendo la carta stampata come core business, ma abbiamo aperto anche il portale polesine24.it. Occorre cercare di essere sempre al passo con la tecnologia, ma tenere anche conto che sui social circola di tutto e il web crea il problema della velocità di diffusione delle informazioni, che contrasta con il tempo richiesto invece per la verifica dei fatti”. Un giornale oggi costa esattamente come un caffè, nonostante il primo richieda una grande molte di lavoro, molta professionalità, numerose figure in campo: “Il mio auspicio è che in futuro il lettore non consideri più l’acquisto di informazione come qualcosa di indifferente, ma valuti il molto lavoro che c’è a monte”, aggiunge Garbellini.

Luca Gigli rappresenta più di tutti la tradizione, con una testata come il Gazzettino, nato nel 1887: “Oggi il pubblico è sempre eterogeneo, anche se è sempre più difficile vedere giovani in edicola. Si legge sempre meno e sempre più velocemente. Il compito di approfondire le notizie si scontra con il fatto che abbiamo sempre meno giornalisti assunti. Per un quotidiano, avere un sito web dinamico non è al momento un vantaggio: in termini di pubblicità, paga troppo poco”. Il futuro? “Quindici anni fa prevedevo che i portatili non avrebbero sostituito i quotidiani, poi sono arrivati i tablet. Nel futuro, comunque, non vedo un mondo dell’informazione così cambiato rispetto ad oggi”.

Il cambiamento è nei mezzi, non nella professione, spiega Zoli di Rovigoindiretta.it: “Come per la fotografia, sono cambiati i supporti e gli strumenti di trasmissione dei dati, ma per una buona immagine resta sempre necessario un bravo fotografo”. Quanto al pubblico, “se fai informazione locale devi avere per forza una vocazione generalista. Invece, uno degli errori più gravi che possiamo commettere è farci prendere nel turbillon di tutto ciò che è nuovo e correre dietro al lettore. Il pericolo è la scelta di avere sempre meno giornalisti sul campo, magari sostituiti da non professionisti e sottopagati, e sempre più in redazione”.

Anche per Romanato dell’Associazione della stampa il futuro passa per la difesa di una professionalità: “Abolire l’Ordine, come si sente dire, significa togliere gli elementi di qualità alla nostra professione. Sulla professionalità si gioca la nostra credibilità e la corretta informazione. Si può riformare ‘Ordine? Certo, ma le nostre proposte sono state ignorate dai governi a cui le abbiamo presentate”. Oggi, sottolinea Romanato, la professione giornalistica è insidiata su molti fronti, non solo per le difficoltà economiche generali, per la precarietà e gli stipendi troppo bassi, ma anche per le querele temerarie e per le vere e proprie minacce. Sono una ventina i giornalisti italiani che vivono sotto scorta. 

E allora, sì, futuro dell’informazione può essere (anche) la stampa locale. Ma solo se le tecnologie sono usate per offrire nuove possibilità al lettore, lasciando però in mano a professionisti – formati, tutelati, adeguatamente retribuiti – il lavoro di ricerca, verifica e diffusione delle notizie. 

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