Renato Cecchetto

L’affetto e la stima sono sentimenti forti, potenti. Ci danno il diritto di affrontare senza remore cose che altrimenti tratteremmo con una sorta di pudore. Appena ho saputo che Renato era mancato, l’incredulità ha lasciato spazio allo sgomento e solo più tardi alla consapevolezza che avevamo perduto un compagno di vita. All’inizio mi sono limitato ad attendere, nella speranza assurda e infantile che le cose potessero cambiare, che ci fosse una smentita, che ci fosse un happy end anche in questa circostanza: in fondo lui era un attore. Ma chi era Renato?

Era un uomo grande, nel senso letterale del termine: dentro di lui c’era spazio per il mestiere cui si è applicato con passione, per gli affetti, per i sentimenti, le emozioni e soprattutto per l’amore, un amore che ha saputo dare alla famiglia, agli amici e alla sua terra di origine.

Era un uomo generoso, esprimeva questa dote a teatro, quando si offriva al suo pubblico senza riserve, regalando interpretazioni che lasciavano il segno, dedicandosi a regie intelligenti e acute, offrendo innovazioni e riletture di pièce famose che gli spettatori non dimenticheranno. Era generoso perché decideva di rispondere con un sorriso anche quando farlo era faticoso, oppure quando sedeva al tavolo del ristorante trasformando il cibo in uno strumento di condivisione. Era generoso quando sceglieva di ricordare le cose positive e perdonava senza rancore: Renato preferiva rinnovare i rapporti umani piuttosto che farli cessare.

Era un uomo intelligente, ha saputo trarre dal suo Polesine la linfa migliore senza lasciarsi condizionare, per alcuni versi era rimasto un provinciale che sa bene quali sono le regole della grande città, ci si adegua, raggiunge il successo, ma non scende a compromessi. Viaggi, frequentazioni e letture lo avevano arricchito e la sua straordinaria sensibilità gli permetteva di trasmettere agli altri questo patrimonio: il palcoscenico aveva affinato la sua capacità di parlare al cuore, di tutti.

Ci manca già, ci mancano i suoi sguardi, la sua ironia, il suo affetto. Ci mancherà quella voce che ha dato spessore a tanti personaggi, ci mancherà quel suo essere grande artista senza perdere la sua profonda umanità e il senso della misura. Paradossalmente soffrire per la sua scomparsa dopo avergli voluto bene ci rende comunque migliori: è un’esperienza dolorosa ma ne è valsa certamente la pena. Renato Cecchetto era un genio, un talento straordinario con la faccia dell’uomo comune.

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