E’ stata inaugurata il 22 settembre 2021 a Rovigo a Palazzo Roverella, con la presenza del curatore Gabriel Bauret, la mostra “Robert Doisneau”, realizzata grazie alla gentile concessione dell’Atelier Robert Doisneau delle figlie del fotografo.

Un’esposizione di ben 134 foto, alcune vintage, alcune stampate a mano proprio da Doisneau, altre odierne. Il curatore ha spiegato che nell’esposizione ci sono tre tipi di formato delle stampe, che denotano la ricchezza e la diversità del materiale proposto.

Tra reportage e messa in scena

Questa è “fotografia umanista”, tutta in bianco e nero, anche se Doisneau in seguito ha fatto foto a colori, perché il bianco e nero rende universali i temi rappresentati. Quale titolo dare a questa mostra? Senza proporre qualifiche tipo poeta o curatore, in quanto sono parole già usate, quindi la scelta è stata solo “Robert Doisneau”, che è il titolo ideale per la mostra di Palazzo Roverella.

Un secondo aspetto è stata la scelta delle foto degli anni ’30, ’40, ’50, in cui lo spirito dell’artista si è sviluppato in modo più profondo nel tempo; per dire chi era Robert Doisneau ci sono immagini iconiche come il bacio, ma anche la malinconia, il legame con la società, con Parigi e la “banlieue” ed un ceto sociale basso, come quello da cui il fotografo proveniva.

Molte delle opere ci mostrano la strada dal vivo in un modo più giocoso ed onirico rispetto ad Henry Cartier Bresson, che diventa in seguito un fotografo più strutturato di stampo surrealista, proveniente da una famiglia dell’alta borghesia, mentre Robert Doisneau apparteneva ad una famiglia semplice, e crea quindi la  “Street photography”,  oppure una messa in scena, con soggetti in posa; quindi un  reportage di strada per il curatore, in cui l’artista si è preso la libertà di metterci dentro dei protagonisti, una fusione tra reportage e messa in scena.

I bambini di Doisneau

“Se c‘è qualcuno che adoro quello è Doisneau. L’intelligenza, la profondità di Doisneau, la sua umanità, è un uomo meraviglioso”: così lo definiva Henry Cartier-Bresson.

Nella foto “Promenade domenicale” del 1934 c’è un primo tentativo di fotografare le persone anche se era timido; i bambini fotografati fino al 1956, sono il suo soggetto privilegiato, avendo avuto una infanzia difficile, inoltre egli non è mai stato un grande amante della scuola, quindi raffigurava gli ultimi della classe, e lui aveva fatto una scuola di incisione con scarsi risultati.

Nella sezione espositiva “1940-1944 Parigi durante l’occupazione e la liberazione” troviamo i bambini sempre presenti fotografati con giocosità dall’autore, in un periodo di conflitti tra la resistenza ed i tedeschi, mantenendo comunque una magistrale composizione della luce.

Robert Doisneau ha lavorato anche per la fabbrica Renault e nella sezione “1935-1950 il mondo del lavoro” abbiamo la vicinanza con il mondo operaio, in cui il fotografo si esprime così: “Sono sempre riconoscente alle officine Renault dove per cinque anni ho faticato come un mulo. Là tra le scintille di polvere di magnesio, ho imparato a conoscere il mondo di coloro che si svegliano presto.”

Parigi e la periferia nel dopoguerra

Poi ci sono immagini di territori che lui ha esplorato nelle sezioni “1945-1953 Parigi e la sua periferia nel dopoguerra, 1945-1964 il teatro della strada, 1948-1957 bistrots, sentimenti d’amore”. Qui descrive il tempo ed i frequentatori dei caffè parigini, come mademoiselle Anita, un apparente autoritratto con dietro la presenza del fotografo, o artisti naif, con messa in scena alla insaputa dei protagonisti.

O ancora la foto “Ponte delle arti” del 1953, in cui un pittore lungo la Senna dipinge un quadro su un cavalletto e presenta un nudo che richiama delle persone, mentre dovrebbe fare un disegno del paesaggio, che ha dinnanzi, attirando così degli spettatori, mentre in realtà è una farsa dei suoi amici. Oppure la foto del poliziotto, sotto un ingresso che sembra  la bocca di un mostro: due realtà antagoniste che si incontrano. O il “Pescatore che pesca sul selciato con la mosca secca” ed è difficile tradurre il proposito dell’autore, poiché la legenda delle opere non è sempre chiara.

Ci sono anche ritratti nel mondo dell’arte e della letteratura del 1950 circa, compreso quello di Picasso con il pane al posto delle dita delle mani; e se come dice Le Corbusier, esistono “macchine per abitare”, gli occhi di Picasso sono “macchine per guardare”.

Invece “Il bacio” è una immagine iconica costruita per la rivista “Life”, con attori protagonisti davanti al municipio ed in questo modo il fotografo ha creato un modello copiato infinite volte, che ancora oggi ha  molti seguaci.

“Un mondo in cui mi sentivo a mio agio”

Quando gli si chiede dei suoi primi passi nel mondo della fotografia, Robert Doisneau cita subito la scuola della strada: “E’ lì che bisognava andare”, ben più ricca ed accattivante di qualsiasi altra formazione scolastica. Lì trova una bellezza, un disordine ed uno splendore che lo seducono. “Si arriva in un bel posto dove le cose formano una composizione armoniosa nello spazio, si stabilisce un’inquadratura e poi si aspetta, con una specie di speranza completamente folle, irrazionale, che le persone entrino nel riquadro”, e così accade anche oggi per chi voglia fare street photography, ed in questo ambito Doisneau è stato un egregio maestro.

“Quello che cercavo di mostrare era un mondo in cui mi sentivo a mio agio, in cui le persone erano gentili, e dove potevo trovare la tenerezza che desideravo ricevere; le mie foto erano come una prova del fatto che quel mondo può esistere. Le fotografie che mi interessano sono quelle aperte, una specie di trampolino del sogno”.

Robert Doisneau racconta una società, un’epoca e un paesaggio, ma la sua vivace testimonianza lascia sempre trasparire la sua visione ed il suo personalissimo spirito, suscitando curiosità ed emozioni, ottenendo così un posto speciale nella storia della fotografia del XX secolo, che lo rende ancora attuale, nonostante il mondo delle sue inquadrature oggi non sia cosi pulito, perché disturbato da cartelli stradali, macchine, persone ed altro.

Una mostra assolutamente da vedere a Palazzo Roverella a Rovigo fino al 30 gennaio 2022, con prenotazione obbligatoria al numero 0425 460093 o alla mail info@palazzoroverella.com

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