Sono, mio malgrado, un agnostico tormentato da dubbi, dilaniato tra le opposte posizioni di credente e di ateo, che mi sembrano entrambe più comode della mia. Questo non mi impedisce di cogliere quanto di interessante si può trovare nei Vangeli, nella Bibbia o nel Corano: molti passi di queste scritture, letti criticamente, ci aiutano a comprendere le società umane e le loro dinamiche. Il concetto di “peccato originale” ha una sua valenza logica: quando si parte da una premessa errata, non si può pretendere di ottenere risultati corretti. Rispetto al più ovvio paradigma che collega un postulato ai corollari che ne derivano, il peccato originale ha, in sé, una sfumatura di “colpa”, di arroganza, che gli danno un connotato ed uno spessore che l’approccio semplicemente scientifico non possiede.

I “geni” che hanno strombazzato ai quattro venti che le ideologie sono tramontate, che destra e sinistra non esistono più, e hanno promosso questa eclissi come una sorta di progresso, non si rendono conto che in realtà senza le ideologie tanto vituperate viene meno una chiave fondamentale di lettura, di interpretazione del mondo intorno a noi. Senza categorie non si può esprimere un giudizio e, piaccia o meno, non si può far funzionare una società senza regole morali, che sono la traduzione pratica delle categorie etiche. Questo è, mutatis mutandis, il vero, nuovo “peccato originale”.

Uno degli abominevoli risultati di questo processo è l’evidente incapacità-impossibilità di sviluppare una visione, un disegno globale entro cui costruire le premesse politiche di una società e soprattutto l’estrema difficoltà ad esprimere giudizi con presupposti logici. Una platea sterminata di semplici cittadini, sedicenti intellettuali, giornalisti blasonati, politici e imprenditori, blaterano sui massimi sistemi e di recente valutano e discutono sull’incarico di governo conferito a Mario Draghi. Delirano come se lui non fosse l’espressione perfetta del neocapitalismo finanziario. E proprio perché pensano che la vecchia distinzione tra capitalismo e marxismo non esista più, si aspettano soluzioni del tutto incompatibili con la realtà economica e con la cultura di cui il buon Draghi è la quintessenza, il campione perfetto di platino-iridio.

E’ come credere ragionevolmente possibile aspettarsi che il lupo si comporti come il cane da pastore. Il problema non è se sia più giusto che il lupo mangi le pecore o che lo si abbatta: si tratta di un’ipotesi irragionevole.
E’ una posizione culturale che mi ricorda il sincretismo religioso della Santeria sudamericana, che mescola allegramente l’animismo con la religione cattolica e lo spiritismo.
Il dramma, però, è che spesso questi imbecilli, tronfi nella loro ignoranza, non riescono a capire che in quei riti che Draghi officerà per la Banca Centrale e per i colossi della finanza, non ci si limiterà a sgozzare qualche pollastro, ma si decapiteranno milioni di persone, di esseri umani, in Europa e in quello che un tempo si chiamava “terzo mondo”

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