C’è ancora chi non dimentica la tragica fine di Giulio Regeni, il ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso in Egitto. A due anni di distanza, c’è ancora chi chiede la verità sulla morte di Regeni nell’Egitto retto dal dittatore Abdel Fatah al Sisi. 

Il 25 gennaio 2018 a Rovigo si svolgerà una fiaccolata in piazza Vittorio Emanuele II, a partire dalle 19.00, organizzata dal Gruppo 215 di Rovigo di Amnesty International e dall’associazione  Voci per la libertà. In decine di piazze italiane mille luci saranno pronte ad accendersi alle 19.41, l’ora in cui Regeni sparì due anni prima, per essere ritrovato cadavere oltre una settimana dopo.

L’iniziativa è aperta a tutti e chiunque può portare un contributo, anche leggendo un testo, o semplicemente essere presente. Lo scopo della mobilitazione è rispondere alla richiesta di verità dei genitori di Regeni e della società civile: a distanza di due anni, ancora oggi la morte del ricercatore è coperta dall’omertà delle autorità egiziane, mentre sembra sempre più chiaro che a torturarlo e ucciderlo potrebbero essere stati gli stessi apparati di sicurezza del paese. Del resto, sono migliaia i cittadini egiziani che vengono imprigionati, torturati a morte e fatti sparire dalla dittatura.

“Noi proseguiamo a coltivare una speranza: che quell’insistere giorno dopo giorno a chiedere la verità, quelle iniziative che quotidianamente si svolgono in Italia e non solo producano il risultato che attendiamo: l’accertamento delle responsabilità per la sparizione, la tortura e l’uccisione di Giulio. Quella verità la deve fornire il governo egiziano e deve chiederla con forza quello italiano”,  ha dichiarato in una nota ufficiale Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia.

Giulio Regeni era un cittadino italiano e uno studente di dottorato all’università di Cambridge, nel Regno Unito. Stava conducendo una ricerca sui sindacati indipendenti in Egitto nel periodo successivo alla rivoluzione del 2011, quando finì il governo di Hosni Mubarak. Era al Cairo per svolgere la sua ricerca quando, il 25 gennaio 2016, proprio nel quinto anniversario della rivoluzione, è scomparso.

Il suo corpo, sfigurato dalle torture, è stato ritrovato nove giorni dopo, il 3 febbraio, in un fosso ai bordi dell’autostrada Il Cairo-Alessandria. Da allora è partita una grande campagna e migliaia di persone, enti, scuole, media hanno esposto striscioni con la richiesta di verità per Giulio Regeni.

Il Polesine, per la verità, finora ha mostrato solo lo scarsissimo interesse da parte delle amministrazioni locali: l’unico comune ad aderire, esponendo lo striscione “Verità per Giulio Regeni”, è stato Taglio di Po. (Ne abbiamo scritto in questo articolo).

La brutale uccisione di Giulio Regeni ha scioccato il mondo, ma ha anche acceso i riflettori sul metodo delle sparizioni forzate praticato oggi in maniera sistematica in Egitto e che i ricercatori di Amnesty International hanno documentato attraverso fatti e testimonianze. Il quadro che ne risulta è allarmante: in media tre quattro persone al giorno sono vittime di sparizioni forzate nel paese.

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