Ero a Roma, nel primo pomeriggio di un giorno d’inverno insolitamente freddo. Avevo un appuntamento con un cliente importante, mobili da ufficio, ero in anticipo come tutti i provinciali che hanno paura di fare tardi e camminavo con le mani in tasca pensando alla trattativa che mi attendeva. Poco più avanti vedo un uomo minuto, anziano, che cammina di buon passo in un piumino blu, con un berretto di lana calcato sulla fronte. Scruta i passanti con uno sguardo attento, giovanile malgrado l’età. E’ lui, sì, non può essere che lui. “Buongiorno Maestro…” esordisco con un sorriso sincero: è Monicelli. “Ci conosciamo?” mi risponde con un tono diretto “Sì e no, ho visto molti dei suoi film… mi sono piaciuti, ma è la prima volta che ci incontriamo” lo guardo, si è fermato e mi guarda a sua volta, poi sorride. Chiacchieriamo qualche minuto, Monicelli è affabile, mi chiede da dove vengo, la sua curiosità mi sembra sincera. Non voglio trattenerlo e neppure sembrare invadente “Ora devo lasciarla, ho un appuntamento, mi ha fatto piacere parlare con lei…” mi rendo conto che ho parlato con un grandissimo regista e che lui mi ha messo a mio agio. “La ringrazio Mario, le opinioni del mio pubblico sono importanti per me” mi dice e piega leggermente la testa di lato. “Vede, in cambio del prezzo di un biglietto lei mi ha regalato emozioni, mi ha fatto riflettere e costruire ricordi che porterò sempre con me, sono io a dirle grazie… Mario”. Sorride, si allontana, mi è sembrato che avesse gli occhi umidi, ma forse era l’aria fredda di quel novembre.

 

 

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