Incontro Mario ad Adria nel giorno in cui dalla tipografia arrivano, fresche di stampa, le copie del suo nuovo romanzo. Destreggiandoci tra gli scatoloni, ne apriamo uno insieme e la soddisfazione è comune nel constatare che il risultato finale soddisfa entrambi, editore ed autore.
“Due perle”, questo il titolo del nuovo libro, esce il 9 dicembre nella collana èstra, un contenitore che in casa editrice dedichiamo da qualche tempo soprattutto alla narrativa. Abbandonato il vestito dell’editore, indosso quello dell’amico di lunga data e rivolgo a Mario alcune domande su questo neonato volume, frutto di un lungo e proficuo lavoro di scrittura prima e di editing poi con Daniela Rossi.

Mario, sei arrivato al secondo libro, ma ritorniamo per un attimo al “Sognatore”, il tuo romanzo d’esordio del 2015. Quali sensazioni ti porti dietro da quella prima tua esperienza letteraria?

Scrivere un romanzo per i lettori, voglio dire per il pubblico, permette una libertà che supera i limiti e i vincoli che si incontrano scrivendo un articolo, un saggio o, a maggior ragione il testo per un catalogo o un video pubblicitario, come mi capitava quando facevo il copywriter. Ma scrivendo un romanzo l’autore con il suo pubblico stringe un patto che lo obbliga a essere onesto, sincero a costo di denudarsi, di ferirsi e sanguinare. C’è una sorta di pudore che si deve superare se ci si vuole rivolgere ai propri lettori senza filtri e senza finzioni. E’ faticoso ma è terapeutico per chi scrive e rende la narrazione “vera” indipendentemente da ciò che si racconta. Il pubblico, in qualche modo, avverte questa sincerità, anche se si tratta di fantascienza e anche se non ci sono elementi autobiografici espliciti. Si scava negli archetipi della cultura umana, si evocano passioni, desideri, ideali, demoni e, qualche volta, persino angeli.

Il successo del “Sognatore”ha contribuito a farti conoscere come scrittore, ma la tua attività, specie sui social, è ampia e variegata. Quale considerazione hai degli spazi che questi strumenti offrono a chi accetta in questo tempo di interagire con loro?

Amo definire il mio primo libro un “non-insuccesso”, mi sembra un termine più adatto. Venendo alla domanda, utilizzo la scrittura e i media per comunicare le mie convinzioni, personali e discutibili, certo, ma espresse con rigore etico. Sono convinto che si possa (e si debba) recuperare coraggio e una capacità di giudizio che consenta di discriminare il bene dal male. Con tutti i distinguo del caso e con grande prudenza, dobbiamo tuttavia avere il coraggio di affermare che alcune cose sono sbagliate. Non possiamo confondere un pugno con una carezza, oggi si incontra sempre qualcuno pronto a dire che il pugno è motivato dal passato infelice di chi l’ha inferto o che si tratta di un colpo dato “a sua insaputa” da un soggetto che non intendeva ferire. Secondo la stessa logica la carezza va guardata con sospetto perché potrebbe essere adulatoria o perché potrebbe costituire una molestia, con il risultato che se oggi, senza malizia, date un buffetto ad un bambino che gioca nel parco sotto casa, siete guardati come pedofili. Vorrei che il confronto sui social potesse in qualche modo bilanciare l’effetto inquietante della cultura da Bar Sport evangelizzata dai cattivi maestri del web: non posso accettare che ci sia chi mette in dubbio la Shoah o vaneggia sulle “cose buone” del fascismo.

Cosa ti aspetti da questo tuo nuovo romanzo? Non sei più un esordiente e, dicono, la seconda opera è quella sempre più attesa dal pubblico che ama un autore.

“Due perle” è un romanzo che affronta, come “Il Sognatore” ma in modo profondamente diverso, il tema delle scelte individuali e delle conseguenze di queste scelte. Cristina, la protagonista, è il ritratto di due donne che ho conosciuto soprattutto professionalmente e che hanno dato prova di quell’eroismo quotidiano che non ha bisogno di proclami, di bandiere o di barricate, ma che sa essere estremamente efficace. Ho ambientato la vicenda in Cile, un paese che conosco, dove ho lavorato a lungo e che amo per i contrasti, la natura incantevole e per alcune persone straordinarie che ho potuto conoscere. Ho voluto rappresentarlo in tutti i suoi aspetti, affascinanti e non, dipingendo alcuni ritratti iconici della società borghese sudamericana. E’ un romanzo “denso”, con un intreccio accattivante, mi è piaciuto molto, ma saranno i lettori a giudicarlo definitivamente.

E mentre sei impegnato a promuovere “Due perle” scommetto che già hai qualcosa di nuovo nel cassetto. Corrisponde al vero questa mia affermazione?

Sto lavorando a un terzo romanzo, per molti aspetti il sequel de “Il Sognatore”, che pur con un “montaggio” con il flashback iniziale (un omaggio esplicito al film Viale del tramonto), termina con un giudizio sospeso. Gli elementi autobiografici tornano ad essere evidenti, il protagonista è un uomo maturo: Paolo Ferrari ha cambiato prospettive e sensibilità. La trama è in buona parte tracciata, molte delle vicende hanno come sfondo il Nordest e Venezia, un elemento quest’ultimo che mette a dura prova le capacità narrative di chiunque: i confronti sono inevitabili e terribili, penso a Thomas Mann, a Hemingway o a Fruttero & Lucentini solo per citare qualche nome.

E’ ora di pranzo e, per entrambi, amanti della buona tavola, il momento non va trascurato. A tavola di parlerà delle Camille (progetti in corso…), di Gigi Proietti, di un vecchio professore di chimica della Ragioneria, inevitabilmente di figli.

Intervista di Paolo Spinello


Nell’ambito delle “Dirette d’autore” Daniela Rossi condurrà GIOVEDI’ 10 DICEMBRE alle ore 18.30 un incontro con Mario Bellettato. Leggerà alcuni brani di “Due perle” Eugenia Bellettato.

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