Dopo il successo del weekend anteprima, con la crociera-concerto sul Po del duo Treves-Gariazzo e i trascinanti concerti di Loreo dei T.R.E.S. e di Riki Massini band con Clive Bunker, il festival Deltablues riparte con nuovi concerti e una crociera sul Po di Levante. 

Primo appuntamento questo venerdì 23 giugno a Lendinara, a partire dalle 21,30 con la chitarrista e cantante americana Sunny War, il violinista Michele Gazich in duo con Marco Lamberti e la chiusura affidata a Walter Gatti e la Southland Orchestra.

Domenica 25 giugno, dalle 18 alle 20,30 nelle piazze e vie del centro storico di Rovigo, il Deltablues & Jazz on The Road si inserisce all’interno della Festa Europea della Musica, con la partecipazione di spicco del duo Washboard Chaz & Paul Venturi e le band composte da diplomati del Conservatorio “F. Venezze”, che collabora al progetto: Cinzia Cartieri A4, Last Minute Quartet, Giovannitti Quartet, Mr Lucky Blues Band feat Enzo “Bear” Valsecchi.

L’ultimo appuntamento di giugno è venerdì 30 con la seconda Deltablues Cruise, con la musica di Veronica Sbergia e Max De Bernardi. La crociera inizia alle 18 (con imbarco alle 17,30) dall’attracco dell’Isola di Albarella. La barca costeggerà le lagune di Caleri e Albarella, dove il Po di Levante incontra il mare.

A rendere ancora più magica l’atmosfera del Delta al tramonto, la musica di Veronica Sbergia e Max De Bernardi, assieme fin dal 2009 con l’ensemble Veronica & The Red Wine Serenaders, acclamato dalla stampa specializzata nazionale come “la più bella realtà europea in fatto di country-blues, ragtime, hokum e jugband music” (Il Buscadero), vincitori del 1° premio all’European Blues Challenge 2013 e selezionati al 31 esimo International Blues Challenge a Memphis, Tennessee, nel gennaio 2015. Il nuovo duo, Max & Veronica, è nato all’inizio di quest’anno, con un repertorio dedicato alla musica Roots Americana, spaziando oltre il blues fino al country, folk, ragtime e swing, suonato con strumenti acustici e con attenzione alla tradizione, riuscendo nello stesso tempo a rendere fresca ed estremamente godibile da parte del pubblico questa proposta musicale.

Anche la Blues Cruise del 30 giugno prevede un buffet con prodotti del Delta e del Polesine segnalati da Slow Food: Insalata di riso Carnaroli del Delta con verdure di stagione degli orti di Rosolina, soppressa e formaggi del Delta, insalata di radicchio IGP di Chioggia, salsa di peperoni, torta di carote degli orti di Rosolina, vino, acqua naturale e frizzante.

La quota di partecipazione è di 20 euro, comprendente concerto, escursione in battello e cena a buffet. Sono previste le consuete riduzioni per soci Coop Alleanza 3.0(-20%), soci Slow Food e Rovigo Jazz Club (-10%). Ovviamente occorre prenotare il proprio posto: info@deltablues.it – tel. 346 6028609
Dagli Appennini al blues
«Dagli Appennini al Blues» è il titolo del doppio spettacolo che vede protagonisti Valter Gatti con la Southland Orchestra che presenta il repertorio di dieci brani dell’omonimo CD «Southland». Ad esso seguirà il concerto del violinista Michele Gazich e Marco Lamberti tratto dal CD «La via del sale». Gazich, che ha anche co-prodotto «Southland», si esibisce inoltre in alcuni pezzi con Gatti e la sua band per questo concerto ispirato al Southern rock-blues del Sud degli statese grande passione ispiratrice di Gatti.
La foto della copertina di «Southland» è un vecchio camion dei pompieri abbandonato in un campo di cotone. Valter Gatti l’ha scattata non lontano da Clarksdale, nel profondo Sud degli States, nel Mississippi. E non è un luogo come tanti: a poche centinaia di metri c’è l’incrocio tra due strade, la 61 e la 49, dove leggenda vuole che Robert Johnson vendette l’anima al diavolo per imparare a suonare il blues come nessun altro aveva mai fatto. Spiega Gatti: “il Sud degli Stati Uniti è il mio riferimento musicale e, come tanti ragazzi della mia generazione, ho sempre cantato, suonato e composto, ma l’idea di produrre un cd mi era sembrata lontana». «Southland» è una «meditazione folk-blues» su vita e destino, amore e speranza, e ha pochissimo a che vedere con le sonorità italiane e tanto meno con le uscite discografiche del nostro Paese. Un disco di southern rock, composto, suonato e cantato da un padovano che l’anima non l’ha certo venduta, ma l’ha lasciata nel Sud degli States: Kentucky, Mississippi, Tennessee, Georgia…
Southland Orchestra: Walter Gatti – guitar, vocals / Davide Cassandro – guitars / Lorenzo Miatto – bass / Benedetto Frizziero – drums and percussion / Raffaella Zago – vocals

Walter Gatti, lodigiano trapiantato a Padova, giornalista di musica e di multimedia, ha lavorato a «Il Sabato», «King» e con le testate di Class editori, oltre ad aver collaborato con «Panorama», RadioRai, «Vogue», «Sette» del «Corriere della Sera».
Si occupa di musica da sempre, adora il rock blues sudista, il gospel e il blues in tutte le sue sfaccettature, suona con emotiva partecipazione una Telecaster del 1976.
È stato docente di scienza delle comunicazioni all’Università di Firenze, ha lavorato con Eros Ramazzotti, è tra i fondatori del Centro Internazionale della Canzone d’autore dell’Università di Bologna (promosso da Davide Rondoni e Lucio Dalla).
Ha pubblicato Help! Il grido del rock (Itaca 2008) e Cosa sarà (Itaca 2009).
Il suo blog musicale è www.risonanza.net. Scrive con continuità anche per il quotidiano on line ilsussidiario.net.
Ha lavorato con RadioRai e per RadioUno attualmente conduce la rubrica musicale Help! Il grido

La via del sale
“La via del sale” è lo spettacolo che porta sul palco il settimo CD omonimo di Michele Gazich, e comprende undici canzoni da lui cantate con voce sempre più intensa, vera e dolente, accompagnandosi col violino e con il supporto di Marco Lamberti alla chitarra e al piano, nonché con altri strumenti della tradizione popolare che mai hanno avuto cittadinanza al di fuori dei loro ambiti locali, come ad es. il piffero dell’Appennino (un oboe popolare dal suono dolce e potente) e la zampogna del Sannio.
“Un tempo – racconta Gazich – il sale era prezioso come l’oro, e preziose erano anche le vie attraverso le quali veniva trasportato in tutto il mondo conosciuto: queste vie oggi hanno perso il loro senso originario e i luoghi che esse percorrevano sono abbandonati, quasi dimenticati. Sopravvivono ancora, tuttavia, musicisti e strumenti tradizionali legati ai tempi che furono, quando la via era importante. Ho recuperato questi strumenti arcaici e li ho accostati al mio violino, alla mia voce e ad altre voci e strumenti decisamente contemporanei, perché non volevo realizzare un’operazione nostalgica e revivalistica”
Il tentativo, riuscito, è l’edificazione di un folkrock effettivamente italiano, risonante di strumenti folk realmente nostri e di melodie che rievocano la tradizione e la musica colta italiana e del mediterraneo, senza paura di contaminare i generi.
Line Up: Michele Gazich – Lead voce, violino, viola / Marco Lamberti – guitars, piano, bouzouki, vocals

Michele Gazich è musicista, produttore artistico, autore, compositore, scrittore di canzoni.
Attraverso le sue canzoni, Gazich è portatore di una visione totale della musica, insieme arcaica e contemporanea: come la sua voce, come il suo violino, strumento della più alta speculazione intellettuale, e al contempo fieramente popolare.
Opera professionalmente nel mondo della musica dall’inizio degli anni novanta, attraverso significativi e ripetuti tour in italia, Europa e negli Stati Uniti. Numerosissime le collaborazioni: cantautori italiani e singer-songwriters statunitensi (tra cui Michelle Shocked a Mary Gauthier, da Eric Andersen a Mark Olson); orchestre; spettacoli teatrali; performances di poeti; colonne sonore cinematografiche; università e conservatori italiani ed esteri.
Michele Gazich, ad oggi, ha collaborato a più di cinquanta album, e otto a suo nome.
Artista sempre in viaggio, ogni anno più di cento concerti lo conducono in luoghi sempre diversi e sempre nuovi. Una dimensione di nomadismo artistico e di ricerca costante, che è diventata esistenziale.
Michele Gazich, sempre con il suo violino: incarnazione contemporanea dell’ebreo errante.

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