Gli americani dicono che nella vita ci sono solo due cose certe: la morte e le tasse. In Italia le certezze salgono a tre, perché bisogna aggiungere l’incontrovertibile realtà che le Commissioni Parlamentari d’Inchiesta non servono a nulla, in particolare non fanno chiarezza sui temi che affrontano. Dal ’48 ad oggi ne sono state istituite 86, hanno affrontato temi come mafia, terrorismo, P2 e logge deviate, stragi (Ustica compresa), terremoti e sistema bancario. L’elenco coincide perfettamente con i nodi irrisolti del nostro paese, il che la dice lunga sulla concreta efficacia delle Commissioni. Probabilmente l’unica che accertò alcune responsabilità criminali fu la Commissione che indagò sulla P2, infatti la Anselmi rischiò di morire in un attentato di cui volutamente venne minimizzata l’importanza e successivamente venne silurata dal suo stesso partito (Andreotti/Forlani).

Oggi assistiamo alla messa in scena del medesimo copione: l’opinione pubblica è scossa, la crisi di istituti come Montepaschi, Popolare di Vicenza, Banca Etruria ha bruciato miliardi di Euro, ripianati con denaro pubblico. Il meccanismo è semplice: si eleggono nel consigli di amministrazione delle banche soggetti direttamente collegati alla politica, si assicura loro una retribuzione altissima (salari + “premi” non collegati all’effettivo risultato di bilancio) ed in cambio si chiedono assunzioni clientelari, prestiti senza garanzie, finanziamento delle campagne elettorali. Ma così le banche falliscono, nessun problema… qualcuno pagherà.

Le responsabilità di questo sfascio fanno capo a tutti i partiti dell’arco costituzionale, M5S escluso visto che quantomeno non ha ancora avuto il tempo di colonizzare qualche banca e non sappiamo se lo farà a meno di non fare processi alle intenzioni.

Il PD ne esce con le ossa rotte: De Benedetti tessera n. 1 del PD è il maggiore debitore insolvente di MPS (ma nessuno si preoccupa di “audirlo” o di chiedere un piano di rientro) e la famiglia Boschi annovera in Banca Etruria un vicepresidente e un manager di livello.

Il “partito di sinistra” teme i riflessi negativi alle prossime elezioni e istituisce una Commissione Parlamentare d’Inchiesta, un organismo gattopardesco e inutile nella speranza di limitare i danni. All’inizio si parla di audizioni secretate, poi temendo il ridicolo si cambia verso e si manda Orfini a metterci la faccia annunciando trasparenza. Il rapporto che lega Renzi a Orfini richiama l’accoppiata Andreotti-Evangelisti.

A presiedere questo tribunale da operetta mettono Pierferdinando Casini, una sorta di doroteo andato a male che nella speranza di uscire dall’oblio in cui è caduto accetta di prostituirsi al diktat renziano. L’uomo giusto al posto giusto.

Lo spettacolo è penoso: Zonin sembra lo smemorato di Collegno, un rincoglionito nullatenente, Bankitalia e Consob tirati in ballo per mancata vigilanza… come dire che se un rapinatore svaligia una banca la colpa è dei Carabinieri che non avevano messo la volante di fronte all’ingresso e quindi lui merita l’assoluzione.

Come da (brutto) copione la Commissione farà perdere molto tempo, a beneficio dei colpevoli che attendono l’amnistia, il polverone delle polemiche ostacolerà la comprensione di quanto è accaduto.

Maria Elena Boschi non si dimetterà, Zonin e molti altri cattivi amministratori (Boschi senior incluso) non pagheranno, i risparmiatori perderanno il 20% del risparmio affidato a questi galantuomini e comunque l’80% restituito lo pagheremo noi, con le nostre tasse. Del resto come abbiamo detto la morte, le tasse e l’inutilità delle Commissioni Parlamentari sono le sole cose certe del belpaese.

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