Si è inaugurata a Ferrara nella chiesa di san Giuliano di fianco al castello estense, la mostra di Francesco Zizola “Mare Omnis”.

Realizzata in collaborazione con Riaperture, festival di fotografia, l’esposizione nasce dalla sua ricerca fotografica lungo le coste del Mediterraneo, in Grecia, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna, nel territorio che ha visto la nascita di molte tradizioni culturali e di un paesaggio architettonico e antropologico proprio sotto il dominio greco, in seguito segnato da popoli marinari molto diversi tra loro.

Costruire i propri strumenti di lavoro, gettare le reti in mare, trascorrere giorni e mesi in attesa della pesca, essere soggetti alle leggi della natura, sono azioni che compongono quel patrimonio di saperi legati alla prossimità con il mare ed a una vita in rapporto con esso, in antiche usanze che oggi sono sostituite da metodi di pesca intensivi ed industriali, un pericolo non solo per l’ambiente, ma anche per il carattere delle città marittime e delle sue popolazioni.

Omnis come tutto ciò che è parte della natura marina, uomini e tecniche di pesca compresi, sono colti dallo sguardo di Francesco Zizola per una serie fotografica inedita, per la prima volta in mostra a Ferrara, che ricostruisce la relazione organica, simbiotica tra uomo e natura. Acqua che diventa paesaggio astratto, volti di esseri umani e di animali sotto la stessa luce, utensili, mani e reti che sono il punto di contatto tra i pescatori e le loro prede, su cui si tesse un rapporto ancora personale, non mediato dalle tecniche di pesca che documentano la tragedia delle vittime delle mine intensive e industriali. Pescatori e pesci nella stessa antichissima rete governata dal mare.

Un lavoro fotografico che ritrae momenti di vita marittima carichi di pathos, che è qualcosa di più di una testimonianza, né una memoria di tradizioni che si stanno perdendo, o una accusa agli attuali metodi di pesca intensivi, piuttosto è un racconto che risiede nell’ambito del cerimoniale e del rituale, compiuto sia come individui che come comunità in rapporto all’ambiente.

E’ un modo di vivere la natura che non prevede un continuo progresso, ma parla solo il linguaggio del mare, con i volti dei dodici pescatori, come apostoli contemporanei e testimoni di un rapporto ancora personale con i pesci ed il mare, fanno parte di una selezione di grandi immagini, tutte in bianco e nero molto contrastate, potenti, in grado di restituire il sentimento di una relazione simbiotica che ricuce quella separazione tra uomo e natura adottata dalla società contemporanea.

Omnis rappresenta tutto ciò che è parte della natura marina: esseri umani, pesci ed utensili da pesca compresi, colti volutamente da una uguale prospettiva, che fotografa gesti e volti di uomini e di animali in un chiaro scuro sacrale, come icone di un rito che si compie da millenni.

Francesco Zizola è stato ospite a Ferrara per raccontare il suo progetto alla vernice della mostra: non avevo mai avuto il piacere di incontrarlo, pur avendo visto il suo precedente lavoro in bianco e nero sui barconi dei migranti, esposto l’anno scorso sempre al festival riaperture. Mi è parso lui stesso un rude pescatore, un uomo tutto d’un pezzo, di poche parole, coerente e testimone del suo impegno fotografico.

Francesco Zizola è un fotografo italiano, laureato in antropologia, vincitore del World Press Photo of the Year 1996, dal 1986 le fotografie di Zizola sono apparse su riviste di tutto il mondo ed ha ricevuto un totale di sette riconoscimenti World Press Photo, compreso il World Press Photo of the Year per alcuni scatti che documentavano la tragedia delle vittime delle mine antiuomo in Angola.

La mostra ad ingresso libero e gratuito è aperta fino al 5 novembre è visitabile nei weekend dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00, a cura di Sara Alberani, autrice anche dei testi esplicativi.

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