Volete conoscere un personaggio davvero particolare? Parlate con Obes Grandini o leggete i suoi libri di cicloturismo.

Originario di Medelana di Ferrara, Obes ha fatto del viaggiare in bici una scelta di vita. Nato nel 1952, figlio di agricoltori, ad una certo punto della sua vita decide di mettere da parte il diploma dell’istituto tecnico e di lasciare l’università per dedicarsi alla sua più grande passione: visitare terre straniere e conoscere culture diverse e genti nuove. Così, nel 1980, attrezza la sua bicicletta con due robusti portapacchi, la carica dell’indispensabile e parte per il mondo “cercando di soddisfare il desiderio di entrare in sintonia con la Natura””. Obes vuole conoscere il mondo con la bicicletta perché “ è il mezzo ideale per l’indole solitaria e lenta come la mia“.

Obes è stato ospite del secondo incontro della Fiab di Rovigo “La bici raccontata”ed ha raccontato il suo viaggio nel nord e centro America della durata di 352 giorni da giugno 2015 a fine maggio 2016, partendo dal Canada verso gli Stati Uniti, il Messico, Il Belize, il Guatemala, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costarica fino a Panama.

II ciclista ha spiegato che l’itinerario è venuto fuori strada facendo perchè gli americani sono molto attrezzati per i ciclisti, si può girare agevolmente e ci sono campeggi economici per la tenda, o luoghi nei parchi dove sostare gratuitamente, a rischio di serpenti ed orsi, o iguane.

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Obes ha detto che i ghiacciai si sono ritirati moltissimo e che il ghiacciaio Athabasca è sporco, ha un colore marrone e ci vanno sopra con i pullman, ci sono motel anche per i cavalli, perché ci sono persone che si spostano a cavallo; il ciclista non avendo il visto per l’America è passato in una piccola dogana entrando nella riserva dei Piedi Neri, attraversando villaggi abbandonati ed incontrando caravan enormi, roulotte triangolari, camion giganteschi o motociclisti rudi ma gentili, che non indossano mai il casco.

Il viaggio è proseguito lungo i parchi di Yellowstone ed altri che sono isolati, poi a Little Big Horn, l’unica grossa battaglia vinta dagli indiani, nella quale si è salvato un italiano, Giovanni Martini, che ha attraversato le linee nemiche per chiedere rinforzi, arrivati troppo tardi.

Obes si è fermato negli States tre mesi, affascinato dai bellissimi paesaggi del Colorado in cui non ha più percorso i 120 km giornalieri come quando era in Canada, perché non era più caldo e voleva ammirare il panorama, fotografato sempre con una buona inquadratura.
Le giornate erano molto piene: Obes era vestito di verde, non usava materiali tecnici da ciclista o segnaletici, però si è portato una buona tenda impermeabile per dormire, ed una borraccia con un filtro per depurare l’acqua, mentre il cibo era pessimo, anche se i fiocchi d’avena non mancavano mai.

Obes Grandini Rovigo
Il viaggio è continuato in Messico, dove Obes ha compiuto 63 anni ed ha brindato con una bottiglia di lambrusco trovato là ed è stato punto ovunque da insetti, forse pulci, poi ha incontrato i campesinos pagati tre euro al giorno per raccogliere il caffè, mentre i bambini, che hanno le mani piccole, due euro e cinquanta. Poi è passato nelle spiagge del centro America come a Montericco e velocemente in Salvador ed Honduras, paesi del cartello della droga, quindi nelle terre dominio dei Gesuiti, poi all’isola termale di Ometepa, nel verde e pulito Costarica, per arrivare alla fine a Panama.

Il ciclista ha imparato sulla strada l’inglese e lo spagnolo ed in questo ultimo viaggio ha percorso quasi 20.000 km; ora lavorerà in campagna e quando avrà raggiunto la cifra necessaria per il prossimo viaggio a meta ignota, decisa anche all’ultimo momento, ripartirà con la sua bicicletta carica del peso di oltre 17 kg.

Buon percorso in giro per il mondo!

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