È uscito in anteprima nelle sale italiane con una data secca domenica 12 agosto e sarà distribuito dal 6 settembre. Forse è la nota più leggiadra e tutto cuore di questa estate cinematografica. Non è un capolavoro e neppure un film sul quale fare grandi riflessioni, ma è catartico, allegro, lacrimoso, travolgente e, soprattutto, pieno zeppo di canzoni degli ABBA.

Mamma mia! Ci risiamo è il seguito, a distanza di dieci anni esatti, di Mamma mia!, musical americano spassoso e ben dosato, costruito sui testi e sulle sonorità travolgenti del grande gruppo pop svedese.

Il motivo per vedere entrambi i film sono le canzoni. Ed è un buon motivo. Perché, al di là del fatto che la storia è esile, la narrazione procede spedita sui ritmi musicali, i balli sfrenati e i paesaggi del Mediterraneo. Tutte cose che riempiono e portano via. Non importa dove. Andare al cinema per vedere un musical è un dono di leggerezza che facciamo a noi stessi. Ed è soprattutto un’attività dei sensi, qualcosa che impegna le energie e le libera. Tutto deve essere efficace, deve funzionare, deve cioè avere un ritmo, un’andatura, uno swing. Qualcosa che catturi a tal punto l’attenzione da rendere il resto uno sfondo.

Credo sia il significato più intenso di un film musicale. E questa cosa è così potente che il musical è forse il genere cinematografico più connotato. Nella storia del cinema americano ha avuto un periodo d’oro, un’epoca ben definita che ha sancito un genere, lanciato stelle nel firmamento, reso indimenticabili musiche e canzoni. E poi è il genere che ha dato vita al sonoro. Forse lo dimentichiamo, ma il primo film veramente sonoro è stato un musical, Il cantante di jazz, anno 1927. I dialoghi non hanno un grande spazio, anzi, quasi per nulla e sono presenti le didascalie. Ma è in effetti il primo lungometraggio sonoro grazie alla musica e alle canzoni. Da questo film il genere ha preso il volo dando vita, almeno fino agli anni Cinquanta, a una serie di produzioni in cui, su un canovaccio spesso inesistente, sono nati capolavori di ritmo, andatura, swing.

Un puro svago dei sensi che, a mio parere, è uno dei motivi fondamentali della narrazione. Non importa se tutto questo appare effimero e leggero, anzi, vorrei sottolineare la superficie delle cose, perché ha molta più importanza di quella che tendiamo a darle. Ciò che ci sfiora o sfioriamo appena, spesso arriva al cuore più di tanti ragionamenti densi e profondi. La pelle che ci ricopre è un organo sensoriale senza il quale non potremmo vivere. Sta lì in superficie ed è la nostra sentinella, è il punto di osmosi tra dentro e fuori ed è il territorio dei nostri recettori. Forse è un paragone azzardato ma, a ben guardare, tutto ciò che lambisce una superficie – l’aria o il sole sulla pelle, l’acqua a gocce su una roccia, suoni musica e parole a rimbalzare sui timpani – scava in profondità più di quel che pensiamo e vediamo. Lo fa con grazia e tempo. E questo è un grande privilegio. Perciò ben vengano i musical, belli, fatti bene, corposi e di ampia superficie.

Quello che rende il secondo capitolo di Mamma mia!un film degno di essere visto e ascoltato è il ricco repertorio di canzoni degli ABBA. A parte un paio di brani ripresi dal primo film, per il resto i produttori hanno attinto a piene mani da altri testi e ritmi del gruppo, riuscendo a costruire una narrazione efficace in cui ridi, piangi e, soprattutto, hai una voglia pazza di ballare.

Chi non ricorda gli ABBA li ha comunque ricevuti in eredità per qualche via. Appena arrivano le loro canzoni si spalanca un mondo che ti catapulta nei favolosi anni Settanta. E ti sembra di conoscerle tutte, di averle cantate e ballate anche se in quegli anni neppure c’eri. I quattro componenti, Agnetha, Benny, Björn e Anni-Frid, dal 1970 al 1982 sono rimasti affiatati. Hanno avuto un successo mondiale che ancora dura e non hanno mai accettato di ricostituire il gruppo, anche se di recente hanno registrato qualche brano. Sulle loro canzoni, oggi come allora, puoi innamorarti, lasciare o essere lasciato, decidere della tua vita, partire per un viaggio che te la cambi o solo sperarlo. Sono un’energia potente che accarezza la pelle e piano piano entra come un intenso, irrimediabile swing.

Annotazioni: nel film il cast è lo stesso del primo capitolo. Dunque Meryl Streep (anche se il suo è solo un cameo), Pierce Brosnan, Colin Firth, Stellan Skarsgärd, Amanda Seyfried, Christine Baranski, Julie Walters. In più una vulcanica Lily James ad interpretare Donna da giovane (il personaggio di Meryl Streep) e un paio di chicche improbabili e strepitose: Cher e Andy Garcia.

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