“Vedo sempre il bicchiere mezzo pieno”, dice Ivo in piedi, nella sua casa al Lido di Venezia, su a un piano alto fronte mare, stagliato contro la vetrata del soggiorno, mentre da dietro il vetro in una bella serata di fine estate spunta la luna che gioca a specchiarsi sopra l’acqua.
Ivo Pavone se n’è andato ieri, in una notte che sembrava tuffarsi dritta nell’inverno e spirava la bora. Pochi giorni dopo il suo novantunesimo compleanno.

Un grande disegnatore, un uomo tenace, avventuroso, fantasioso, libero con il suo pensiero aggraziato, il sorriso dolce, lo sguardo puntato lontano, tanto lontano.
Ivo Pavone aveva la magia nelle mani, ma anche nel modo di attraversare la vita. E davvero, nella sua lunga vita, ha sempre visto il bicchiere per metà pieno. E l’altra metà era senz’altro da riempire per Ivo.
La sua avventura nel mondo del fumetto l’ha iniziata negli anni Quaranta, e gli intrecci della vita si sono combinati in vario modo, facendogli fare pezzi di strada con disegnatori, scrittori, editori.
Con Hugo Pratt e Alberto Ongaro nel 1951 era andato in Argentina, dove poi Ivo si è fermato dieci anni. Un tempo fondamentale per la sua vita, per il carattere, l’estro, i sentimenti. Quando è tornato in Italia, il suo lavoro, lo sguardo, l’umore, erano segnati per sempre da quegli anni sudamericani. Anni pieni di incontri, viaggi, visioni.

Grandi amici, lui Pratt e Ongaro, grandi narratori di storie e di immagini. Ma lui, Ivo, carattere schivo, minimo, tutta la creatività tenuta dentro e sulla punta delle dita e poi stesa sopra il foglio, non si è mai messo al centro. Non si è mai sentito importante, non ha mai urlato il suo talento, né l’ha esibito. Bastava guardarlo per capire i suoi occhi discreti, con la bellezza tutta chiusa dentro.
Era grande Ivo, e sono migliaia i disegni usciti dalle sue mani e dai pensieri; tantissime le testate sulle quali ha lasciato segni, Skorpio, Lancio Story, Il Corriere dei Ragazzi, l’Eternauta, Playboy. Una meraviglia.

Pochi mesi fa, a fine agosto, ha voluto la sua prima mostra, “Una vita da fumettaro”, nello spazio della Galleria delle Cornici di Luigi Sepe, al Lido. Una fitta linea di tavole appese alle pareti e una miriade di giornali, edizioni nazionali e internazionali, minuziosamente sparpagliati, con tutta la folla dei suoi personaggi. Due tra i mitici: Pecos Bill e Jingo.
A quasi novantun anni tutto il mondo disegnato da Ivo Pavone girava intorno a lui, e le pagine, i segni, i colori, parevano parlargli in un chiacchiericcio virtuoso, denso di tutta un’esistenza.
Ivo guardava lontano da quella vetrata aperta sul mare, guardava in fondo, oltre l’orizzonte.
Sono sicura che lo fa ancora.

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