E’ già un successo da migliaia di visitatori, la mostra “Kandinskij. L’opera / 1900-1940”, a Palazzo Roverella a Rovigo.

Curata da Paolo Bolpagni ed Evgenia Petrova, riunisce ben 80 opere in dodici sezioni, provenienti dal Museo di Stato Russo di San Pietroburgo, dalla Galleria Tret’jakov e dal Puskin di Mosca, dal Museo di Rotterdam, dalla collezione Peggy Guggenheim di New York, dal Mart di Rovereto, dalla galleria Albertina di Vienna, dal Museo delle tradizioni statali di Tjumen, dal Museo delle Belle Arti di Tartastan, ed opere da Saint Paul de Vence, da Zug e da collezioni private.

Le radici dell’arte popolare russa

Una sala introduttiva è riservata all’arte popolare russa, imperniata sulle espressioni creative dei popoli della Vologda (Russia settentrionale), con le quali l’artista entrò in contatto durante un soggiorno in quei territori nel 1889, studiando in modo accurato la vita e la storia dei Sirieni, una piccola popolazione di origini finlandesi e russe.

Il primo Kandinsky

Il pittore nasce a Mosca nel 1866, ma la famiglia si trasferisce ad Odessa nel 1871, dove il ragazzo prende lezioni di musica e disegno, frequenta il ginnasio umanistico, quindi si traferisce a Mosca per studiare all’università diritto ed economia, supera l’esame di stato di legge e sposa nel 1892 la cugina   Ansa.

Abbandonata nel1896 la carriera giuridica, all’età di trent’anni, Kandinskij si trasferisce a Monaco di Baviera per studiare pittura, prima con Anton Ažbe, poi con Franz von Stuck. Nel 1901 fonda l’associazione “Phalanx”. Le sue opere rilevanti sono xilografie e dipinti dalle atmosfere fiabesche, che spesso si rifanno al folklore russo: tra esse dal Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam “Sonntag”, (domenica) del 1904.

Il periodo di Murnau e l’astrattismo

Dopo un tempo di peregrinazioni tra l’Europa centro-occidentale e la Russia, nel 1908 Kandinskij si stabilisce a Murnau, in Baviera;  qui i suoi dipinti si caratterizzano per grandi zone di colore brillanti giustapposti.

In mostra, accanto ai suoi capolavori, si ammirano opere di Gabriele Münter, Marianne von Werefkin e Alexej von Jawlensky.

Il modello musicale, con le celebri “improvvisazioni” e “composizioni”, è fondamentale nel passaggio dalla figurazione all’astrattismo, ed è ravvisabile anche nel rapporto con il compositore e pittore Arnold Schönberg, di cui sono presenti in mostra due opere da lui stesso dipinte.

Il cavaliere azzurro

In seguito per Kandinskij ha inizio una fase creativa magmatica, fino al suo approdo definitivo all’astrattismo: il colore si libera dal disegno, dalla linea, e perde ogni funzione rappresentativa per diventare un mezzo autonomo, che serve a suscitare sensazioni, ad esprimere l’animo dell’artista e le sue percezioni non soltanto visive, ma anche sonore, tattili, psicologiche; “Improvisation 34”, del 1913, proveniente da Kazan, capitale del Tatarstan, è un’opera emblematica.

Una sezione è dedicata al gruppo artistico del “Cavaliere azzurro”, con  il dipinto Der Reiter (Sankt Georg), concesso dalla Galleria Tret’jakov di Mosca, posto a confronto con lavori di Paul Klee.

Alla fine del 1914, dopo alcuni mesi trascorsi in Svizzera, Kandinskij rientra in patria, stabilendosi a Mosca. Dopo la rivoluzione riceve incarichi d’insegnamento e organizzazione. Continua a teorizzare la correlazione tra forma, colore e musica, contrastato da parte degli assertori di posizioni più costruttiviste e materialiste, quali Rodčenko, la Popova, Punin, che criticano le sue “deformazioni spiritistiche. Ritrovandosi isolato, nel dicembre del 1921 Kandinskij ritorna in Germania. Nel frattempo la sua pittura ha conosciuto una progressiva tendenza alla geometrizzazione, come documentano le opere date dal Museo di Stato Russo di San Pietroburgo e dal Puškin di Mosca.

Un approfondimento è riservato ai dipinti di Kandinskij con cinque bellissimi oli su vetro eseguiti nel 1918. Si tratta di composizioni figurative, che riprendono temi e modi del mondo fiabesco russo, in cui è ricorrente l’iconografia della “donna cavaliere”.

Dalla Russia alla Germania

Nel 1922 Kandinskij si trasferisce a Weimar per insegnare al Bauhaus. Qui ritrova l’ideale di comunanza e sintesi tra le arti, da lui sostenuto sin dai tempi del “Cavaliere azzurro”. I dipinti del periodo di Weimar evidenziano singoli elementi come il cerchio, l’angolo e le linee curve e rette, un gusto per una certa disarmonia e per una cromia fredda. Al geometrismo di questi lavori continua ad accompagnarsi una base irrazionale, in cui le scelte espressive sono determinate da un’intuizione spirituale.

In mostra sono esposti: “Weisses Kreuz”, olio su tela del 1922 della Collezione Peggy Guggenheim, “Rot in Spitzform”, del 1925, dal Mart di Rovereto, e “Grün über Rosa”, del 1928, di collezione privata.

Già nell’ultima fase del Bauhaus a Dessau emerge un Kandinskij più giocoso, connotato da una certa leggerezza ed in alcune opere appare l’influenza dell’amico e collega Klee. Questa fuga fantasiosa si rivela annunciatrice del successivo periodo parigino, caratterizzato da uno spirito ludico e da un linguaggio biomorfo vicino per alcuni versi a quello surrealista. Fino all’ultimo, nonostante la malattia, Kandinskij non è abbandonato da una felice vena creativa. Il pittore muore nel   1944 a Neuilly sur la Senne, dove si era stabilito con la seconda moglie Nina Andreevskaja,  avendo ottenuto entrambi cinque anni prima  la cittadinanza francese,  per scappare dal regime nazista che considerava la sua arte degenerata.

Tra i prestigiosi prestiti internazionali, per questa sezione conclusiva della mostra, “Le nœud rouge”, olio su tela del 1936, dalla Fondation Maeght di Saint-Paul-de-Vence, e “Sans titre” del 1940, dall’Albertina di Vienna.

Radunare ben ottanta opere di Kandinskij (oltre a libri in edizione originale, documenti, fotografie, rari filmati d’epoca, cimeli e oggetti d’arte popolare), commenta il co-curatore Paolo Bolpagni, è stata un’impresa ardita e straordinaria, che consentirà ai visitatori di ammirare capolavori unici che segnano in percorso della carriera di uno dei massimi artisti del Novecento.

La mostra è visitabile fino al 26 giugno 2022. Rimane confermata in quanto  non ci sono state richieste di restituzione delle opere, anzi viene prolungato l’orario  di accesso sino alle 22.00 del venerdì, sabato e nei giorni prefestivi.

Come sempre, la mostra è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi.

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