Si è appena chiusa al MAR, Museo d’Arte della città di Ravenna, la mostra “Andante” del fotografo ravennate Alex Majoli, membro della prestigiosa Agenzia Magnum Photos, il più giovane ed il primo italiano a essere presidente dell’agenzia stessa.La condizione umana e gli aspetti più oscuri della società sono stati al centro delle ricerche del fotografo, che indaga qui il suo percorso temporale dal 1985 fino al 2018, con la capacità intrinseca di percepire in uno sguardo o in un movimento il dolore umano perché ci fa riscoprire il fotogiornalismo con la potenza delle sue immagini.

La mostra di 250 fotografie non ha una sequenza cronologica o spaziale, ma procede da un paese all’altro, con cornici grandi o piccole, quattro video, foto col vetro o senza, la maggior parte in bianco e nero e scurissime, pochissime a colori davvero buone, no passe partout, formato verticale di fianco all’orizzontale, apparentemente molto slegate.

Nessuna didascalia è presente sotto o di fianco alle foto, se non piccoli disegni in bianco e nero, tutti in un unico foglio per sala espositiva, appeso al muro, illustrati da Stefania Bosso e Giorgio Salimeni, che ti fanno perdere un po’ di tempo, perché se rimani colpito dalla crudezza e veridicità di uno scatto, devi cercare la riproduzione nel piccolo schizzo della fotografia, penso fatto a china, per sapere il luogo e l’anno dell’immagine stessa, ed è decisamente dispersivo.

La carriera di Majoli inizia precocemente nello studio di Casadio e Malanca, poi ha un salto di qualità, avendo egli fotografato la chiusura del famigerato manicomio sull’isola di Leros in Grecia, e pubblicando la sua prima monografia dal titolo Leros ed in seguito va in Brasile dove gli studi e le teorie di Franco Basaglia vengono adottate con entusiasmo.

Nel corso di venti anni Alex Majoli ha fotografato il paese sudamericano collezionando una serie di scatti della complessa società brasiliana, in un progetto chiamato Tudo bom, tuttora in corso, in cui l’autore si pone come provocatore accentuando la drammaticità della routine quotidiana con l’uso di luci artificiali e le sue foto diventano scene, come in un set cinematografico o un palcoscenico teatrale, in cui le persone attraverso la loro “vita/performance” si esprimono in modo realistico per non dire drammaturgico.

Ecco quindi la mostra “Scene” all’ultimo piano del Mar, in cui il fotografo espone immagini molto dure scattate in diversi paesi del mondo, in cui ha fotografato emergenze umanitarie, manifestazioni politiche e momenti della vita quotidiana.

Majoli scatta lasciando liberi i soggetti di mettere in scena l’immagine che hanno di sé stessi, in una trasformazione Pirandelliana, acquistando un significato che l’autore non si sognava di dare, in rappresentazioni in cui non si vedono mai realmente le persone o i luoghi, ma piuttosto la luce che essi riflettono e la qualità di quella luce trasforma radicalmente la nostra percezione.

Questa sezione della mostra è stata prorogata fino al 8 luglio 2018 e rappresenta la parte più artistica e sperimentale della mostra Andante, in quanto anche nella più tragica delle miserie il fotografo trova l’orgoglio e la magnificenza dello spirito di ciascun uomo.

Una mostra da vedere e rivedere e se vi aspettate tramonti, uccelli e paesaggi cartolina è meglio che stiate a casa!

La mostra rientra tra le iniziative del Festival Fotografia Europea 2018 di Reggio Emilia, è aperta tutti i giorni tranne il lunedì ed il biglietto di ingresso costa solo 6 euro.

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