“Non troppo lontano da sembrare indifferente, ma nemmeno troppo vicino, perché l’emozione, a volte, può abbagliare”. (La giusta distanza, 2007).

Non c’è frase più indicata di questa che, “rubata” al film di Carlo Mazzacurati, definisce la regola della “giusta distanza”, per trasmettere il vero significato di “La giusta distanza. Il Veneto nel cinema. Foto di scena dal 2000 al 2020”, allestita nelle sale del Museo Villa Bassi Rathgeb di Abano Terme, dal 17 settembre al 7 novembre 2021.

Il dietro le quinte della nascita di un film

Tre sessioni, cento scatti dal 2000 al 2020 nell’area dedicata alle mostre di Villa Bassi Rathgeb ad Abano Terme, in una esposizione dedicata al grande cinema girato in Veneto, cioè documentario, di fiction, ed un tributo alla casa cinematografica di Padova Jole film, di Marco Paolini e soci.

Il curatore Massimo Calabria Matarweh, lui stesso fotografo di scena, mi spiega che protagoniste della mostra sono le foto di scena alle quali, proprio come nel cinema, si applica la regola della “giusta distanza”. Queste fotografie servono alla promozione del film, a creare momenti di sinergia tra gli attori stessi, a mostrare il dietro le quinte dell’azione scenica, che coinvolge attori, montatori, attrezzisti, fonici, anche architetti ed altre figure professionali, inimmaginabili mentre si guarda un film, portando il visitatore “dietro le quinte” ovvero offrendogli lo sguardo del fotografo di scena, i cui scatti diventano testimonianza e al contempo narrazione della realizzazione filmica.

Nel fissare le fasi del lavoro sul set, le sue foto di scena infatti, intercettano attimi pregnanti che condensano e restituiscono l’intensità della creazione cinematografica e, nella loro singolarità, permettono di “mettere a fuoco” gli elementi che compongono l’insieme, di suggerire le logiche delle loro interazioni.

La messa in scena del paesaggio

Per il critico Antonio Costa esiste un duplice sguardo: “Uno teso a cogliere, nell’atto stesso della messa in scena, la forma dell’intenzione quale si manifesterà appieno al momento della proiezione, e l’altro teso a fissare, a documentare le cose reali con le quali si fabbrica la finzione filmica, cioè la macchina produttiva, il set, i corpi degli attori, i costumi, architetture e arredi”.

Il parallelismo prosegue anche con il tema della rassegna, anch’esso dalla duplice valenza: il cinema che si fa nel Veneto e dentro il territorio, in cui il protagonista di questi racconti è il paesaggio, ed i film girati in Veneto che offrono importanti spunti sociologici ed etici, e quindi proiettano  la mostra in un contesto più ampio, a carattere nazionale.

L’intero percorso è “guidato” proprio dallo sguardo penetrante del fotografo e dalla capacità di racconto delle sue immagini ed attraverso un itinerario in tre tappe, indaga le forme e i modi della messa in scena del paesaggio, fisico e umano, del Veneto dal 2000 a oggi, sulla base di una selezione accurata sia dei film che degli scatti di scena, che ne raccontano la realizzazione.

Scoprendo le tre sezioni “Paesaggi con figure”, “Orizzonti del reale” e “Gli album della Jole” (dedicata alla storia della casa di produzione di Padova), si compie un viaggio nel tempo e nello spazio attraversando l’intera regione: da Padova e i Colli Euganei ne “La Lingua del Santo” di Carlo Mazzacurati (2000) a Venezia e alle spiagge del suo Lido in “Pane e Tulipani” di Silvio Soldini (2000); da Treviso ne “Le conseguenze dell’amore” di Paolo Sorrentino (2004) a Calmiero (Vr) ne  “Primo amore” di Matteo Garrone (2004); da Asiago in “Torneranno i prati” di Ermanno Olmi (2014) alla Val Zaldana (Bl). ne “La pelle dell’orso” di Marco Segato (2016) co-curatore della mostra, al Delta del Po e Villamarzana  (Ro) ne “La giusta distanza” di Mazzacurati (2000), ed altri luoghi, tutti suggestivi e carichi di storia, cultura, emozione e sentimenti, dedicando attenzione anche agli autori più giovani, che hanno una loro personalità dinamica, ma  ben definita.

Se i nomi dei registi sono generalmente noti, le grandi firme che hanno segnato il panorama della fotografia di scena non godono purtroppo, della stessa meritata fama. D’obbligo quindi ricordare i nomi di spicco presenti in mostra quali Philippe Antonello, Chico De Luigi, Sergio Variale, Fabrizio Di Giulio, Monika Bulaj e con loro i padovani Giovanni Umicini, storico collaboratore di Carlo Mazzacurati, Massimo Calabria Matarweh e Simone Falso, entrambi attivi con Jolefilm.

La scelta del titolo, quella “giusta distanza” che di primo acchito sembrava quasi una forzatura, non solo vuole essere un dichiarato omaggio al cinema di Carlo Mazzacurati, ma desidera evidenziare l’attenta scelta delle opere selezionate. Film che attraverso la ricerca costante di una prospettiva di racconto e della calibratura dello sguardo, da vicino o da lontano, hanno disegnato luoghi, storie e vicende capaci di parlare del Veneto, dando vita ad un cinema che ha saputo trovare una propria voce personale, in grado di superare i confini territoriali.

La mostra “La giusta distanza”

La mostra ha sede al Museo Villa Bassi Rathgeb ad Abano Terme, via Appia Monterosso, 52 e rimarrà aperta dal 17 settembre 2021 al 9 novembre 2021; sono previste visite guidate tematiche con i curatori dell’esposizione, proiezioni cinematografiche e due workshop di fotografia di scena e del set cinematografico con il docente Simone Falso e di fotografia di reportage, partendo dal concetto di finzione cinematografica e di finzione nella realtà con il docente Paolo De Giampietro.

Orari della mostra e del Museo:

Tutti i lunedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle ore 15 alle 19; domenica 10-13; 15-19, mercoledì mattina 9,30 -13.

Biglietti: solo ingresso mostra €5, studenti dai 6 anni €2.

Biglietto Museo e mostra: intero €8; ridotto Museo e mostra €5

Contatti e info:  villabassi@coopculture.it

Tel. 041 8627157

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