Gli anni ‘80 sono stati il giro di boa. Insieme alle penne alla vodka, al cocktail di gamberetti e alle giacche oversize, abbiamo trangugiato un’idea sbagliata, un’ipotesi assurda ripetuta così spesso dai media che alla fine ci siamo convinti che potesse essere vera. Abbiamo accettato la tesi secondo cui il socialismo era arrivato al capolinea, abbiamo creduto che ormai il nostro paese, e più in generale la società, fossero pronti per il liberismo, venduto come promessa di una prosperità cieca, obesa e compulsivamente consumista. Milioni di persone ammaliate dal canto delle sirene della propaganda Mediaset.

I paesi dell’est Europa venivano descritti con ironia: erano la prova che non si possono acquistare jeans alla moda e nemmeno guidare auto lussuose senza il capitalismo, l’attrazione della felicità occidentale è stata così forte da sgretolare persino il cemento armato del muro di Berlino. Abbiamo ascoltato i profeti ignoranti dell’edonismo spicciolo, della gratificazione immediata, abbiamo accettato di barattare i diritti con i consumi, come Esaù che scambiò la primogenitura con il piatto di lenticchie. E non è casuale che si chiamino consumi: non solo perché consumano risorse, ambiente, energie che non si rinnovano, ma soprattutto perché consumano la coscienza sociale, il senso di solidarietà, l’etica.

I leader del nuovo millennio sono il prodotto antropologico di questo processo: non sanno cosa sia la morale, ragionano in termini di bisogni immediati, di desideri… nelle loro menti meschine e nei loro piccoli cuori non c’è spazio per gli ideali e tanto meno per l’empatia. Sono guitti d’avanspettacolo impegnati a riempirsi le tasche, a corrompere, a prevaricare. Fa ridere, ed è un riso amaro purtroppo, sentirli parlare di salute, di lavoro, di difesa della donna: proprio loro che giustificano un modello di società che si basa sul disvalore, sullo sfruttamento, sul profitto. L’oscenità del politically correct non basta a nascondere la realtà: il sistema ha bisogno di negri, di poveri, di gente da sfruttare.

Ma pensate davvero che chi non crede nella parità dei diritti possa fare qualcosa per l’emancipazione femminile? Per caso sono stato di recente nello studio di una persona che si occupa di intermediazione finanziaria: la foto di Vladimir Putin troneggiava sulla scrivania, vicino alla stilografica Montblanc e alle chiavi della berlina tedesca di lusso.
Abbiamo una classe dirigente che è la quintessenza del cafonal… questo ci meritiamo.

Una risposta

  1. Analisi spietata e visione pessimistica del mondo non è andato tutto così male, io credo che ci sia ancora una parte rilevante di società che crede in valori etici e morali

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