Siamo entrati nella Fase 2 dell’emergenza Coronavirus e si spera che col tempo si ritorni a situazioni di normalità di vita, di salute, di lavoro, di relazioni affettive e altro.

Purtroppo, tutto è ancora poco chiaro e si vive molto alla giornata, però possono esserci piccole occasioni di apertura che portano aria fresca in questi giorni tristi. Penso alla celebrazione della Messa nel parco dell’Iras, la mattina del 1° maggio, su richiesta di Giovanna Grandi, educatrice nella struttura ai due sacerdoti della parrocchia di San Bartolomeo, don Andrea Varliero e don Christian, che con il permesso del vescovo, hanno reso possibile la realizzazione dell’evento, in forma privata.

Infatti hanno partecipato alla funzione religiosa solo le educatrici e gli ospiti della casa albergo, che assistevano alla messa, guardando dalle vetrate, seduti all’interno in sicurezza, mantenendo le distanze stabilite, senza gesti o contatti che potessero avvicinare le persone, come il segno della pace.

Una cassa di amplificazione ha permesso agli utenti di ascoltare tutta la celebrazione comprese le letture del primo maggio, cioè San Giuseppe lavoratore, effettuate da un operatore, Mediatore di prossimità, legato alla Parrocchia di San Bortolo, per un progetto vincitore di un bando della Fondazione Cariparo.

Inoltre hanno aderito alla bella iniziativa i volontari della Comunità di Sant’Egidio di Rovigo, che con il progetto “Conta su di noi” andavano a fare visita agli ospiti della struttura al sabato mattina ed organizzavano una festa per gli ospiti una volta al mese.

Quindi tutto è avvenuto nella massima sicurezza perché all’aperto, davanti alle vetrate della Casa Albergo, con un altare allestito vicino agli alberi, senza contatti, con la presenza di pochissime persone, me compresa perché collaboro con la Comunità di Sant’Egidio; solo i due sacerdoti hanno partecipato al rito dell’eucarestia e sono state mantenute tutte le precauzioni necessarie, cioè l’uso di mascherine e dei guanti e del gel igienizzante.

Vedere gli anziani che dal vetro ti guardavano, pregavano, cercavano un contatto, si commuovevano è stato toccante, perché ha spostato per un momento il loro pensiero da questo maledetto virus ed ha dato alle persone uno spiraglio di speranza.

Una seconda messa è stata celebrata dagli stessi sacerdoti il giorno dopo nell’altro lato della struttura per altri ospiti, affinché più ricoverati potessero usufruire del conforto religioso.

Una proposta concreta di non complessa realizzazione che ha portato serenità e pace, ed ha allontanato le preoccupazioni anche se per breve tempo, andando oltre tutta la burocrazia di decreti e certificazioni, con un sorriso ed un gesto di umanità.

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