Liana Isipato recensisce “La metà del cielo” di Angelo Ferracuti, Mondadori, 2019.

Senza reticenze e con grande senso della misura, l’autore ci trascina nel suo dolore; nel momento in cui, come succede nella vita, ”all’improvviso il cerchio si chiude, e in un attimo niente sarà più come prima”.
Lo fa scavando con onestà nei propri sentimenti, mostrandoci anche debolezze e conflitti interiori, capaci persino di minare in alcuni momenti il rapporto intenso, profondo e gioioso con la sua Patrizia.
Ci fa amare questa giovane ribelle, dalla bellezza selvaggia e seducente, diventata, dopo il matrimonio, un’appassionata insegnante e una madre sempre presente, anche a supplire le assenze di lui.
Il piano narrativo assomiglia al carattere vagabondo e curioso dello scrittore, che con le sue continue migrazioni cerca di svincolarsi dalla cittadina in cui abita, dove si è sempre sentito costretto.
Dopo l’incipit essenziale e drammatico, che scandisce il momento in cui muore la giovane moglie, ci sentiamo condotti in atmosfere temporali diverse, un’altalena che rende così più intenso il percorso di vita di Angelo e Patrizia.
Dagli episodi di storia familiare dell’autore, saltiamo al tempo della conoscenza e dell’innamoramento, ai primi entusiasmanti viaggi a due, alle liti coi compagni dentro il movimento politico e al senso di scoramento per il crollo del progetto di un socialismo diverso, meno ingessato e retorico.
Assistiamo, dopo qualche anno di vedovanza, all’emozionante incontro con Alessandra: un nuovo, felice rapporto capace di donare equilibrio ad Angelo.
Ma dovremo, ancora, ritornare al tentativo di annegare il dolore nell’alcol, sùbito dopo la morte di Patrizia, e poi a ripercorrere le fasi iniziali della malattia, negli ospedali dove non ”c’è architettura che possa veramente correggere la bruttezza del dolore”, per andare infine all’ultima vacanza, sulla costiera amalfitana, dove il tentativo di dilatare il tempo, di far durare di più ogni attimo, si scontra con l’impossibilità…
La struttura narrativa, coi suoi salti temporali e tematici è insomma una scelta felice, capace di restituirci il senso della vita, fatta di svolte e sorprese, dolore e rinascita.
Una vita che, alla fine, commossi, sentiamo anche nostra.

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