La musica è pericolosa

Bellissimo spettacolo a Padova, per la rassegna “Castello 2019 Festival” di Nicola Piovani ed il suo ensemble ne “La Musica è pericolosa”, un racconto musicale concertato narrato dagli strumenti che agiscono in scena: il compositore al pianoforte, Marco Loddo al contrabbasso, Ivan Gambini batteria e xilofono, Maina Cesari sax e clarinetto, Pasquale Filastò violoncello, chitarra, mandoloncello, Rossano Baldini tastiera e fisarmonica.

Il titolo è stato scelto non solo per fare un omaggio a Fellini, in quanto lo sapevano bene i greci il potere della musica, perché in questo viaggio armonico in libertà Piovani racconta al pubblico i percorsi che l’hanno portato a fiancheggiare il lavoro di De Andrè, Fellini e tanti altri registi per il teatro, il cinema, la televisione, alternando l’esecuzione di brani teatralmente inediti a nuove versioni di brani più noti, riarrangiati per l’occasione.

Musica, lacrime e sangue

Ecco quindi la musica per film di Fellini come Ginger e Fred e Mario Monicelli in Speriamo che sia femmina, Il marchese del grillo, poi Orfeo che mandò per aria il canto delle sirene, poiché la testa di Orfeo galleggiava nel fiume e finì sulla cetra, ben illustrato dai disegni di Milo Manara.

La musica è legata a storie di lacrime e di sangue, come nella danza dei sette veli in cui Salomè balla in modo erotico davanti ad Erode chiedendo al re la testa tagliata del profeta Giovanni Battista, che l’aveva rifiutata, espressa nei disegni cruenti di Manara e la melodia sembra un tango ma arabeggiante, è accattivante con il suono della fisarmonica e del violoncello.

Per Piovani è una pericolosità gioiosa quando incontriamo la bellezza mista allo stupore nella vita e l’esempio più bello di ciò è il paragone con l’innamoramento adolescenziale.

“Nell’amor le parole non contano”

Questo il compositore l’ha provato nell’incontrare una nuova musica, come nella trascrizione di due brani di Fryderyk Chopin, la mazurka op. 17 n. 4 e  di Claude Debussy con Golliwog’s cake – walk da children’s corner, una musica giocosa.

La banda era un momento di struggimento, quando la si sentiva in lontananza, con l’arrivo della processione e poi del santo, trasportato su un catafalco. Piovani ha scritto una sigla per banda per Roberto Benigni, quando entrava in scena, perché tutti aspettavano il loro santo comico, quando doveva recitare Dante in piazza della Signoria a Firenze.

Piovani ha raccontato che ci sono stati nella sua vita tre episodi legati alla musica: il primo, nel testo di Benigni e Vincenzo Cerami “Quando t’amo e t’ho amata”, per Piovani, che doveva musicare il tutto, “Nell’amor le parole non contano, conta la musica”.

Le campane delle suore di Ivrea

Poi la canzone Caminito, un tango lento a Buenos Aires, ha ispirato la canzone cantata da Mastroianni, in quanto sono momenti che ti lasciano un segno.

Il terzo episodio è quello delle suore dette di Ivrea, anche se il loro nome è ben più lungo, sono tre e suonano tre campane a mano tirando le corde, con le note mi fa sol; sentendo queste campane tante volte al giorno, procuravano una tristezza infinita.

Molti anni dopo il compositore ha musicato il disco di Fabrizio De Andrè Storia di un impiegato, quasi tutti censurati alla radio, usando le tre note delle campane delle suore, qui ben espresso dallo xilofono.

Questa sera non siamo mai esistiti

Piovani ha concluso dicendo che: “Tutto ciò che non passa in televisione per molti sembra che non valga, invece tra qualche secolo ci sarà ancora qualcuno che andrà a suonare dal vivo. Noi questa sera qui non siamo mai esistiti, ma questo modo teatrale di fare musica dal vivo è vero ed esiste”.

In chiusura La vita è bella, che è stata la migliore colonna sonora nel 1999 ed ha fatto vincere al suo autore il Premio Oscar per la musica da film, che è davvero bella, ma anche pericolosa e ti fa sognare.

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