E’ stata posata a Rovigo la prima “pietra di inciampo” in ricordo di Luigia Modena, in occasione della giornata della Memoria, che si celebra ogni anno il 27 gennaio.

Il ricordo Luigia Modena Colorni

Nata a Venezia il 19 novembre 1881, Luigia Modena era figlia di Abdelcader Modena e Paolina Piacentini: Sposata con Gastone Colorni, fu arrestata il 28 luglio 1944 a Rovigo e deportata nel campo di sterminio di Auschwitz, dove morì.

La pietra di inciampo che la ricorda è stata posata in via Remigio Piva, 16 a Rovigo, davanti alla casa dove la signora viveva con il figlio Ausonio, che è riuscito a scappare, salvandosi. Sulla piastra di ottone sono incisi il nome, la data di nascita e quella dell’arresto, il luogo di deportazione e di morte.

L’iniziativa è stata promossa dalla comunità ebraica di Padova, dall’associazione culturale Teradamar e dall’Associazione culturale Il Fiume assieme al Comune, alla Provincia e alla prefettura del capoluogo.

E’ stato il Rabbino Capo di Padova, Adolfo Locci, a incorporare nel selciato del marciapiede il sanpietrino ricoperto con la piastra di ottone, che è stato in seguito fissato con del cemento.

Cosa sono le pietre d’inciampo

Le pietre d’inciampo sono una iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig per depositare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee, una memoria diffusa dei cittadini periti nei campi di sterminio nazisti.

La pietra della memoria consiste in una piccola targa d’ottone della dimensione di un sampietrino (10 ×10 x 10 cm), posta sulla faccia superiore del cubetto, messa davanti alla porta della casa in cui abitava la vittima del nazismo o nel luogo in cui fu fatta prigioniera, sulla quale sono incisi il nome della persona, l’anno di nascita, la data, l’eventuale luogo di deportazione e la data di morte, se conosciuta.

Le pietre d’inciampo vengono posate in memoria delle vittime del nazismo, indipendentemente da etnia e religione. La prima fu posata a Colonia in ricordo di mille tra Sinti e Rom deportati nel maggio del 1940.

Le opere si possono trovare in quasi tutti i paesi che furono occupati durante la seconda guerra mondiale dal regime nazista tedesco, oltre che in Svizzera, in Spagna e Finlandia. Finora solo l’Estonia, la Bielorussia e alcuni paesi balcanici non hanno aderito al progetto.

In alcuni casi le pietre sono state divelte perche “infastidivano” chi abitava vicino e sempre a Roma nel 2018 ne sono state rubate venti.

Le informazioni riportate sulle pietre intendono ridare individualità a chi si voleva ridurre soltanto a numero, togliendole la dignità di persona. L’espressione “inciampo” deve dunque intendersi non in senso fisico, ma visivo e mentale, per far fermare a riflettere chi vi passa vicino e si imbatte, anche casualmente, nell’opera d’arte urbana.

L’espressione “pietra di inciampo” si trova nella Bibbia e nell’Epistola ai Romani di Paolo di Tarso (9,33): “Ecco, io metto in Sion un sasso d’inciampo e una pietra di scandalo; ma chi crede in lui non sarà deluso”.

La Memoria di ieri contro l’intolleranza di oggi

Esiste una specifica antropologia dell’odio, con la volontà di creare un unico modello di persona, quella di razza ariana, invece della cultura della tolleranza.

E’ compito della Repubblica Italiana rimuovere qualsiasi ostacolo lesivo ai danni della libertà di culto, espressione del proprio pensiero di ciascuna persona, basandosi sui principi della Costituzione.

L’uomo che non ha memoria non è umano, in quanto il passato ci aiuta a leggere il presente, con una responsabilità personale di ricordare, di fare rivivere ogni giorno il 27 gennaio, mediante una riflessione sul presente e sui messaggi che ci vengono dalla storia.

Per il rabbino Locci esistono due concetti fondamentali: quello di sentimento e quello di prosecuzione del messaggio di un valore che possiamo traferire nel futuro. E’ un imperativo biblico del Deuteronomio.

La storia raffredda gli eventi, offrendo in cambio una obiettività apparente, depositata nel proprio archivio polveroso, per liberarsene come un documento da archiviare. Invece i fatti accaduti hanno ancora un attualità e si devono sostenere gli ultimi superstiti della Shoah, nella loro testimonianza.

I sei milioni di ebrei sterminati sono un numero sottostimato, perché il tutto è partito prima, dall’est europeo, da ebrei che vivevano isolati nei villaggi, detti shtetl, della Polonia e Lituania, dove non esistevano dati anagrafici di nascita o di morte, per cui non venivano calcolati i numeri delle persone presenti, catturate e sterminate.

Adolf Hitler era vegetariano, adorava i suoi animali, ma non gli uomini che considerava di stirpe inferiore. Ma dagli studi del dna di un suo pronipote, nato dal matrimonio del padre con un’altra moglie, quindi un fratellastro di Hitler, sono emerse radici ebree ed africane.

Quindi, come sostiene il genetista Guido Barbujani, siamo tutti meticci. Ecco perché il termine “razza” starebbe sparendo, sostituito da gruppo etnico o popolazione.

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