Due incursioni oggi alla Mostra del Cinema. Mondi lontani e complicati, mentre sulla passerella danzavano davanti ai fans Adam Driver e Scarlett Johansson.

The perfect candidate

Nella sezione principale, Venezia 76, un lunghissimo applauso ha salutato il finale di The Perfect Candidate della regista saudita Haifaa Al Mansour. Lei era lì, con il cast di attori, un abitino rosso fuoco e le lacrime per quello scroscio istintivo sull’ultima inquadratura del film.

Un bel film. Girato in Arabia Saudita e intriso delle questioni più calde di questo regno nel deserto. Le donne, il loro destino che non è ineluttabile, la fatica di cambiare le cose.

Maryam è una giovane dottoressa che lavora al pronto soccorso. Vive con il padre e due sorelle in un clima familiare aperto e molto libero, dentro i confini della casa. Fuori però il mondo è fatto dagli uomini. E anche se le donne in Arabia Saudita hanno conquistato cose come il lavoro, la patente e la libertà di circolare in automobile, le feste e la possibilità di viaggiare, ogni loro azione ricade sotto il controllo di sguardi maschili. In pubblico si porta il velo, il permesso di viaggio è un documento scritto concesso solo grazie all’intervento di un tutore – un padre o un marito. E un medico come Maryam fa i conti tutti i giorni con uomini che si rifiutano di essere toccati o visitati da una donna.

Lei però è molto determinata. Crede nel suo lavoro e vuole soprattutto una cosa: una strada asfaltata che porti al pronto soccorso, senza dover attraversare un fiume di fango nel quale annegare.

Quando il destino, o azzardo che sia, si mette in mezzo e Maryam si ritrova senza volerlo candidata al consiglio comunale della città, trasforma il caso in opportunità. L’unica ragione per essere eletta è far costruire la strada di accesso all’ospedale.

La regista Al Mansour sembra costruire una fiaba. Il viaggio di una piccola donna nella terra dei draghi. Lei è armata solo di caparbietà, nessuna paura di un pensiero tutto maschile e del coraggio di parlare e mostrare il viso. È la candidata ideale in un mondo che di ideale ha molto poco.

“La parte più difficile per le donne ora è guardare oltre le antiquate convenzioni sociali e i modesti obiettivi che si erano prefissate precedentemente, – dice Haifaa Al Mansour – mandare in frantumi i tabù che le attanagliano e decidere di tracciare nuovi percorsi per sé stesse e le loro figlie”.

Bella la costruzione narrativa, il movimento sulle strade, l’osmosi continua tra la luce abbacinante dell’esterno e il chiuso delle stanze. La casa, ma anche i luoghi di ritrovo, tutti maschili o tutti femminili. Questi soprattutto, spazi dove le donne recuperano contatto, voce, disinvoltura, freschezza. E belle le musiche, canti che hanno radici profonde e sembrano tracciare una linea, un punto d’incontro, forse, tra un maschile e un femminile più vicini di ogni apparenza.

El principe

Per la Settimana Internazionale della Critica, invece, El Principe di Sebastian Muñoz restituisce uno spaccato di Cile del 1970. Il mondo e i cambiamenti del paese li sentiamo alla radio, da dove ogni tanto spunta la voce di Salvador Allende. Ma è una storia molto intima quella che il regista racconta.

La storia di Jaime, El Principe, bello, giovane e fresco come un bocciolo, alla scoperta di sé e degli altri.

Acerbo e dannato, finisce in carcere per l’omicidio dell’amico con il quale ha condiviso una serata di desiderio e alcool. In prigione incontra El Potro, un detenuto di mezza età che lo prende sotto la sua ala e lo inizia ad un’intimità che Jaime vuole e teme.

Il racconto è tutto chiuso tra le mura del carcere e si spezza di continuo in una serie di flashback claustrofobici come la prigione, soffocati in quella notte di locali, bevute e disperazione.

A tenere su lo stile e la corposità della storia ci sono la presenza scenica e la recitazione di Alfredo Castro (El Potro) e le musiche bellissime di Angela Acuña.

Il disegno d’insieme è molto affascinante. C’è il tratteggio preciso di un’iniziazione e della scoperta, non solo del corpo, ma dei sentimenti. Trovo però aspro il gioco dei personaggi, pesante l’impalcatura dei dialoghi, imbrigliati in una teatralità estenuante. Che no, al cinema non fa tanto bene.

Annotazioni: The Perfect Candidate è prodotto da Arabia Saudita e Germania. Con La bicicletta verde (2012) Haifaa Al Mansour ha vinto diversi premi anche a Venezia. El Principe è il primo lungometraggio di Sebastian Muñoz e si sente una certa selvatichezza. Alfredo Castro è un attore intenso e corposo. Ha lavorato molto con il regista Pablo Larraín: Fuga (2006), Tony Manero (2008), Post Mortem (2010), No – I giorni dell’arcobaleno (2012), Il Club (2015), Neruda (2016), tutti da vedere.

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