“Shinjuku – Tokyo” è la mostra della fotografa Cristina Sirinelli, allestita fino al 7 gennaio 2018, nella Sala Verde, ora Spazio Fotografia, dello Storico Caffè Pedrocchi a Padova.Shinjuku è un quartiere dalle mille sfaccettature e può essere considerato il più centrale ed uno dei più interessanti in assoluto tra i 23 quartieri di Tokyo.

E’ la sede del nodo ferroviario più trafficato al mondo con una grande stazione ed ha molti grattacieli perché è un area sismicamente stabile; ha il quartiere di luci rosse Kabukicho, ed è sede della più grande comunità gay del Giappone, Shinjuku nichome.

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La fotografa Sirinelli è riuscita a cogliere tra i vicoli della capitale nipponica una certa bellezza caotica, ispirandosi a due grandi artisti della fotografia contemporanea, entrambi viventi, e maestri di un linguaggio visuale fuori dalle regole, quali Daido Moriyama e William Klein.

Il primo nato in Giappone nel 1938 è uno dei maggiori esponenti della prima  street photography giapponese, mentre William Klein,  classe 1928, nato in America da una famiglia ebrea di origine ungherese, pittore, regista, fotografo all’insegna dell’anticonformismo, si è dedicato ad una sperimentazione formale e contenutistica che ribaltava ogni regola di composizione, messa a fuoco e stile, ed è  autore di pubblicazioni famose tra cui “Tokyo 1961”, le cui  foto dure e pregnanti sono state esposte  al Festival di Fotografia Les Rencontres d’Arles 2016.

Shinjuku – Tokyo (7)Il percorso della mostra ci porta ad una estrema imprecisione, scatti oscuri e taciturni, immagini notturne di una Tokyo affascinante, per i personaggi di strada, i bar malfamati, le ombre celate, gli effetti contrastati dei chiaroscuri, sotto riflettori, luci al neon o lampioni, aspetti di una metropoli sconcertante, immersa negli odori di vicoli nascosti, con uno spazio annullato e dal vociare insolito di viandanti e passeggeri, nel traffico in sordina.

Ecco quindi tredici foto apparentemente sgranate, dai forti contrasti, immagini confuse di una città nota e ignota, con persone giovani caratterizzate da una intensa gestualità, in luoghi sfuocati, indefiniti, ignoti, in cui le immagini non sono quasi mai pulite ed ordinate, ma fuori fuoco, mal composte, tagliate, ma dotate di una intensa carica e vitalità espressiva.

Pochi frammenti dai forti contrasti, visioni sfuocate che fanno da sfondo e completano una ricerca fotografica veramente interessante, per l’uso di lunghe esposizioni, foto crude, forse apparentemente volgari, perché lontane dalla fotografia classica, ma piene di vita; basta foto di paesaggi, uccelli, tramonti, ritratti insignificanti, foto di street ingessate, statiche, rigide, viste e riviste, solo brutte copie di grandi autori, perché è venuto davvero il tempo di aprirsi a nuove forme artistiche.

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Cristina Sirinelli non costruisce la sua fotografia mediante la posa, poiché preferisce lavorare sull’attesa o sullo scatto rubato, come deve essere la vera fotografia emozionale, poco pensata, non didascalica, in cui la curiosità e lo stupore espressivo sono i suoi elementi dominanti, cogliendo le diversità psicologiche e sociali in modo incisivo, nonostante la fugace illusoria staticità dello scatto.

Non sono ancora stata in Giappone però ho visto la  bella mostra di William Klein  su Tokyo al festival di Arles, e le fotografie di Cristina Sirinelli bene interpretano lo spirito del maestro, dopo oltre 50 anni, in cui il bianco e nero sempre molto contrastato, dà una netta immagine di un volto o di un evento, lasciando il tempo di elaborare le emozioni che emergono, poiché sono  scatti di impatto visivo, ma anche di una espressività artistica pensata, perché c’è un’idea dietro, che passano con sensibilità ed arricchiscono dentro.

Fissare e dare colore a questi tempi e spazi rende partecipi gli osservatori del portfolio su Tokyo, che non è un altro da sé, ma diventa un luogo speciale dove fermarsi, dare una forma ed un senso ai propri pensieri, nei quali è possibile riconoscersi, nonostante la paura del non noto.

Cristina Sirinelli è iscritta al Fotoclub Padova, pur vivendo e lavorando a Parigi, dopo Londra e Monaco di Baviera, dove ha frequentato ambienti stimolanti in ambito fotografico, culturale ed artistico, partecipando ad eventi e mostre.

La Sala Verde del Caffè Pedrocchi è libera e gratuita ed è a disposizione degli studenti universitari, degli  anziani soli, e delle  persone che desiderano bere un buon caffè in compagnia, senza il servizio al tavolo; lo Spazio Fotografia, è stato ivi locato per l’interessamento di Mario Dal Molin, Presidente del Fotoclub Padova,  ed ha già  visto esposte la mostra “Birmania di Orazio Garbo”, “Body painting di Carlo Galliotto” e “Succede in U.S.A. di Stefano Mazzon”, questi ultimi due fotografi del Fotoclub Padova.

Allora andiamo in Sala Verde a gustare il celebre caffè “Pedrocchi”, un ottimo connubio tra un  espresso servito in tazza grande con una emulsione di panna e menta, completato con una spolverata di cacao, o il P31 aperitivo green spritz, rigorosamente italiano, che nasce dalla infusione di oltre 20  erbe officinali ed aromatiche selezionate, a cui si legano le fresche note dell’assenzio unite al prosecco,  ammirando le fotografie  “Shinjuku – Tokyo” di Cristina Sirinelli.

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