Otto romanzi ricolmi di un immaginario che mescola fantascienza, mitologia, fantasie horror, epopea western, scritti solo come Stephen King sa fare.Il genere deve piacere. Se non piace, meglio lasciar perdere. Ma i cultori di questo filone letterario e di King parlano degli otto volumi come di capolavori.
Lo scrittore del Maine ha composto una saga succulenta che spinge il lettore in avanti verso scenari inattesi. È la serie de La Torre Nera, che poi in verità è il titolo del settimo romanzo. La Torre Nera è anche il film del regista danese Nikolaj Arcel appena uscito nelle sale italiane, in realtà ispirato ai primi due volumi.

King ha seguito da vicino la produzione dalla sceneggiatura alle riprese e si è entusiasmato nel farlo. Non è neppure la prima volta che i suoi romanzi diventano film – basti pensare a Shining o a Misery. In questo caso però l’operazione era particolarmente delicata, perché il materiale a disposizione è un’intera saga e perché siamo all’interno di una mistura di generi abusata cinematograficamente: fantasy, horror, fantascienza.

Forse il tocco nuovo è il sapore western, che King nei romanzi prende dall’immaginario di Sergio Leone e, sempre a detta dei cultori, funziona davvero. E nel film poteva essere l’elemento originale per spostare l’orizzonte quel tanto da renderlo avvincente oltre le previsioni.

Il protagonista, come nei romanzi, è Roland Deschain ultimo discendente di una stirpe di nobili cavalieri e pistoleri. La sua missione è proteggere la Torre Nera per evitare che il misterioso e oscuro Uomo in Nero la distrugga. Il crollo della torre significherebbe la fine dell’universo. L’edificio è il baricentro che tiene in equilibrio i mondi e li protegge da ciò che sta fuori dall’universo stesso.

“E cosa c’è oltre l’universo?”, chiede Jake Chambers a Roland. Jake è un ragazzino che vive a New York e fa sogni inquietanti e stranissimi. Li disegna in bozzetti a carboncino ed è convinto che siano reali. Ci crede così tanto da riuscire a trovare un portale per entrare nel Medio Mondo, quello di Roland il pistolero che difende la torre. Oltre l’universo c’è un luogo spaventoso animato da mostri. Walter O’Dim, l’Uomo in Nero, vuole far crollare la torre perché l’universo diventi il regno di quei mostri.

Uno scenario terribile. O’Dim ha poteri immensi: con la mente e con pochi gesti può decidere della vita o della morte di chiunque, ma non di Roland e di Jake. Su di loro i suoi poteri non riescono a fare breccia. Su Roland perché è un pistolero che “spara con la mente e uccide con il cuore”. Su Jake perché la sua arma è la mente stessa, la capacità di comunicare con il pensiero e di resistere al potere persuasivo dell’Uomo in Nero.

Nonostante il film abbia preso molti oggetti fantastici dai libri di King, forse gli elementi in gioco erano troppi e risulta carino, ma tutto sommato poco travolgente. Sicuramente funziona, e anche tanto, il personaggio del giovane Jake. Un ragazzino avvolto dal candore e dalla magia, immerso in scenari terribili, quelli del Medio Mondo certo, ma anche quelli del suo mondo, nel quale ha perso il padre e dove O’Dim uccide la madre. Roland, che ha il fascino del cavaliere solitario senza tempo, come nei migliori western, risulta purtroppo un po’ scontato e minimale. E la furia dell’Uomo in Nero che dovrebbe essere davvero inquietante e oscura, è solo perfida, ma non tanto da giustificare la necessità di porre fine all’universo.
Un’ambizione grande che avrebbe meritato sullo schermo un personaggio memorabile.

Annotazioni: cito gli attori perché la sensazione è che siano tutti bravi, ma diretti male. Tom Taylor è il giovane Jake, Idris Elba è il pistolero Roland e Matthew MacConaughey è Walter O’Dim. Tanti romanzi di Stephen King sono diventati film. I due citati lo sono in modo particolarmente riuscito: Shining (1980) è uno dei capolavori di Stanley Kubrick e Misery non deve morire (1990) è un vero cult con un’immensa Kathy Bates.

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