Parlare di mafie a Nordest è un argomento abusato o un’assoluta novità? Mi sono posto questa domanda giusto un paio di settimane fa, al termine di una chiacchierata al telefono con un amico giornalista, che si occupa di mafie e corruzione, con grande attenzione al radicamento nei nostri territori.Vuoi per il fatto di abitare in provincia, vuoi perché butto spesso un occhio a come i media nazionali trattino certi fenomeni (ed è sui mass media nazionali che la maggior parte delle persone si informano), a me è sempre parso che certi fenomeni restassero ancora, nell’immaginario collettivo, relegati al Sud Italia. Ad esempio, si è sentito spesso parlare del caporalato e dello sfruttamento dei migranti nelle regioni meridionali, mentre mi sembra che ci sia molta meno consapevolezza della diffusione di questo fenomeno anche al Nord.

Analogamente, mi sembra che nel sentire comune anche la criminalità organizzata sia ancora associata più al Sud Italia che al Settentrione. Così, ho pensato che meritasse una certa attenzione un progetto singolare che ha preso vita, pur tra mille difficoltà, nel nostro territorio: il recupero di una villa confiscata alla criminalità, per farne un progetto sociale. Niente di molto diverso da quanto fa Libera in Sud Italia, solo che qui siamo dietro l’angolo, nella frazione di Salvaterra di Badia Polesine.

Di Villa Valente Crocco ho voluto parlare nel numero di REM in uscita a giugno, all’inizio chiedendo la collaborazione di Marta Bigolin, cofondatrice della start up Cosa Vostra, che si occupa di promuovere i beni confiscati alla criminalità, e che alla villa polesana ha dedicato una tesi.

villa valente crocco bambini

Ne è venuto fuori, poi, un articolo a quattro mani. Sulla ricostruzione storica e cronachistica dell’autrice ho voluto innestare le parole di uno dei protagonisti di questo progetto, Remo Agnoletto, presidente del Centro documentazione polesano (una delle sette realtà che hanno ideato il progetto di recupero), a cui ho anche chiesto di parlarmi del futuro della villa.

Villa Valente Crocco è un gioiellino del Settecento, confiscata ad uno spacciatore di droga collegato alla mafia siciliana. Oggi è uno spazio per le associazioni, che la stanno facendo rinascere come spazio culturale e per progetti sociali rivolti ai più deboli. Indipendentemente dalla risposta al quesito di prima (se sia o meno abusato occuparsi di mafie a Nordest), è soprattutto il progetto per far “cambiare vita” alla Villa, che mi affascinava. Una sfida, tra l’altro in tempi di crisi economica, che meritava di essere raccontata e sostenuta.

Se guardiamo alla quantità di lettere prodotte, questo articolo è frutto, per lo più, della penna di Marta Bigolin. A ben guardare, anche nell’altra parte che ho curato, dedicata al trentennale del Deltablues, ho cesellato e rifinito materiali creati da altri (Claudio Curina e Stefano Marise). L’unico contenuto mio al 100% è la sezione strisce (che prosegue e conclude la saga di Polleggiao). In questo numero di REM, dunque, ho avuto un ruolo più defilato, meno da protagonista, anche se non meno laborioso. Può sembrare strano, ma questo strano e nuovo modo di lavorare non mi è del tutto dispiaciuto.

Foto tratte dalla pagina Facebook del WWF di Rovigo, che sta realizzando un orto didattico, un’attività di apicoltura e attività con i bambini.

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