Dentro ogni persona c’è una creatura, un mostro che prende forma a seconda dello sguardo che gli cade addosso. Ho meditato su questo film già prima di vederlo. L’ho atteso, sapendo che mi sarebbe piaciuto. Perché è un film che parla di mostri, amore, solitudine e acqua. La forma dell’acqua.

Sento un profondo senso di gratitudine e di grazia. Su questa terra ci sono esseri in grado di raccontare storie come nessun altro. Storie che parlano di noi umani, dei nostri tentativi di stare al mondo in modo consono e composto. Della normale meschinità e cattiveria, delle strategie inutili per complicare l’esistenza. E di strane creature che abitano questo stesso mondo e ci sanno stare come farfalle senza peso.

Guillermo Del Toro il visionario. Sembra il nome di un cavaliere, un po’ Don Chisciotte, un po’ Semola che diventerà Re Artù. Visionario è una parola abusata ma dà l’idea di qualcuno che vede la vita attraverso un immaginario sconfinato, senza limiti di spazio e tempo. Guillermo Del Toro è così. Uno che sa narrare, sa riempire lo sguardo degli altri di mondi e creature impossibili rendendoli reali ed evidenti.

Elisa è muta fin da bambina. Sente ma non parla. Nessun suono emana da lei se non il fruscio del suo corpo. Lavora facendo le pulizie in un laboratorio scientifico a Baltimora. Siamo negli anni Sessanta, il mondo vive una impetuosa e gelida Guerra Fredda, scandita da spie, segreti militari, armi, esperimenti e dietrologie di ogni tipo.

La vita di Elisa si divide tra il lavoro, l’amicizia con la collega Zelda, discriminata per il colore della pelle e Giles, il vicino di casa discriminato perché omosessuale, con il quale Elisa parla a gesti e sguardi e condivide un senso di protezione.

Lei è una strana creatura in un mondo cupo. Ad ogni passo sembra spargere polvere magica come Trilli sull’isola che non c’è. Quando al laboratorio, in un clima segretissimo, approda un enorme sarcofago pieno di acqua torbida, lei è la prima a sentire che lì c’è un’altra strana creatura. Un essere senza nome e senza spazio nel mondo. Un mostro dall’aspetto squamoso, umanoide, terracqueo, anfibio, tenuto in catene per essere studiato.

Elisa e la creatura si vedono e l’universo cambia forma. La polvere magica che scivolava discreta dal suo corpo ad ogni passo, diventa una cascata che ricopre entrambi.

Nessuno dei due parla, non sanno nulla uno dell’altra ma in un istante condividono la forma dell’acqua. Elisa può solo comporre gesti, la creatura può solo percepire gesti e con il corpo parlano. Lui non sa cosa mi manca – dice Elisa a Giles – può solo vedermi come sono, accettarmi come sono. Lei fa altrettanto.

Intorno a loro si muove un mondo che non capisce e non ha nessuna intenzione di comprendere. Un mondo che ha dato al mostro la forma del mostro e che, non riuscendo a coglierne il segreto, pensa che l’unico modo per carpirne il mistero sia ucciderlo e studiarlo scientificamente. È lo sguardo del colonnello Strickland, l’uomo che vede la terra popolata di orrori da distruggere.

Guillermo dà una meravigliosa botta al pensiero che riduce tutto solo alla ragione. Come se per capire il mondo e la vita bastasse l’evidenza delle cose. È questo il senso di gratitudine e grazia che sento. La vita può essere semplice, comprensibile e vera al di là della ragionevolezza.

Elisa capisce che la creatura morirà e il suo unico pensiero è salvarla. Perché nell’istante in cui hanno riconosciuto la loro forma, si sono amati con il silenzio del corpo. Quando Elisa nasconde la creatura nella sua casa, li vediamo fluttuare in un abbraccio appassionato nella stanza da bagno piena d’acqua fino al soffitto. Guillermo il visionario rende semplici le cose belle, le cose giuste, quelle solo apparentemente impossibili.

Spero che tutti vedano questo film. Non svelo il finale e tanti passaggi pieni di trepidante sostanza. Non è una favola e ognuno può riconoscere la creatura che ha in sé, perché tutti abbiamo bisogno di sentire che la vita è molto più grande della nostra ragionevolezza. Ha una forma imprevista. La forma dell’acqua.​

Annotazioni: Guillermo Del Toro tra le tante cose si ispira a Il mostro della laguna neracult del 1954, ma ci sono mille citazioni che si possono scovare nel film. Gli attori.
Sally Hawkins è la meravigliosa Elisa. Dentro i panni della creatura c’è Doug Jones, in tanti film di Del Toro tra cui Il labirinto del fauno. Octavia Spencer è Zelda, Richard Jenkins è Giles e Michael Shannon è Strickland. Un cast perfetto. La forma dell’acqua è candidato a tredici premi Oscar. Ha vinto il Leone d’Oro all’ultima Mostra del Cinema di Venezia e pochi giorni fa la Biennale ha comunicato che Guillermo Del Toro sarà il presidente della giuria quest’anno alla mostra. Una notizia gioiosa perché il suo sguardo senza confini può solo vedere la bellezza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *