“Bisogna dare all’Italia un progetto basato sulla Cultura, che è conoscenza e senso critico”. Arriva finalmente a Rovigo Tomaso Montanari, docente di Storia dell’arte moderna all’Università Federico II di Napoli e presidente di Libertà e Giustizia, per presentare il suo libro “Privati del Patrimonio”.

Il saggio analizza come la religione del mercato stia stravolgendo la gestione pubblica del nostro bene comune, rappresentato dal patrimonio culturale, imponendo il dogma della privatizzazione contro le regole e gli scopi assegnati dalla Costituzione ad arte paesaggio e cultura.

Noi apparteniamo al territorio e siamo una nazione per via di arte e di lingua. Lo riconosce l’articolo 9 della Costituzione: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

Partendo dalla bellezza di questo paese maltrattato, Montanari ci parla di Michelangelo, partigiano anti dittatura dei Medici, di Togliatti, che in Costituzione nomina Dante, e di Piero Calamandrei, che cerca negli anni Trenta il vero volto della patria, ed i suoi amici erano il meglio della cultura italiana anti fascista.

Bisogna dare all’Italia un progetto altissimo basato sulla Cultura, che è conoscenza e senso critico, per difenderci dalle tossine della propaganda. Il motivo per cui gli americani vanno in gran massa nei musei, è perché sono uno dei pochi posti della società americana in cui non siano dipendenti dal marketing.

Il libro spazia tra le epoche e le grande figure della cultura italiana. Ecco quindi l’esempio di Cicerone che in Sicilia nel ’70 a.c. scrive su Verre che spoglia le sculture di Fidia ed in questo modo ha strappato la cultura ed il futuro delle nostre città. Poi la Colonna Traiana che nel 1172 apparteneva alla badessa, era privata, sebbene di interesse pubblico. Un’opera è un bene culturale, anche se privato, ha una missione civile che va oltre il valore veniale.

Nel 1519 Papa Leone X chiese a Raffaello di fare un rilievo delle antichità e che patria ha in mente Raffaello? L’Italia era un progetto, un sogno ed il dovere pubblico lo deve difendere, e così nel 1603, al tempo del Granduca di Toscana a decidere devono essere gli artisti dell’accademia di disegno.

Gli oggetti della nazione non essendo di nessuno sono di tutti. Per il Maestro Abbado la cultura è l’unica cosa che ci salva e ci permette di distinguere il bene dal male.

Abbiamo bisogno di riprenderci lo Stato per portare in Parlamento il dolore che cresce ed è l’Italia di oggi, ed il privato non può fare la parte dello Stato. Ci vuole un consumo culturale consapevole per capire la qualità della contemporaneità, per prendere una decisione condivisa.

Quale Cultura quindi? Andare nei musei e non alle mostre, non fare le sfilate di moda nei musei, altrimenti Armani diventa il Michelangelo del nostro tempo.

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Tomaso Montanari, uno dei massimi studiosi d’arte del Seicento e del Barocco, è noto al grande pubblico, oltre che per gli scritti, per il successo delle trasmissioni di RAI 5 dedicate a Bernini e Caravaggio.

L’incontro si è svolto il 5 giugno scorso nella sala della Gran Guardia, organizzato dal Comitato Polesano per la Difesa e attuazione della Costituzione e dal Comitato provinciale Anpi, per il ciclo “Attuare la Costituzione”.

Se l’arte ed il paesaggio italiani perderanno la loro funzione pubblica, tutti avremo meno libertà, uguaglianza e democrazia. L’alternativa è rendere lo stato efficiente, ma non basta: dobbiamo costruire uno Stato giusto, con l’impegno personale di ogni cittadino.

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