Ho visitato alla galleria Victoria Miro a Venezia, pochissimi giorni prima della chiusura, la mostra “Opere Italiane” di Francesca Woodman, che ha presentato  le opere realizzate in Italia dalla celebre fotografa,  tra cui alcune della serie Eel, creata a Venezia nel 1978.

Nata nel 1958 negli Stati Uniti e lì cresciuta,  Francesca Woodman considerava l’Italia la sua seconda casa, poiché  visse a Firenze per un anno, frequentando la seconda elementare in una scuola pubblica della città, e trascorse le sue estati adolescenziali ad Antella, in Toscana, dove i suoi genitori avevano acquistato una casa colonica quando l’artista aveva 11 anni. Solo due anni dopo la Woodman creò il suo primo autoritratto, e la genesi del suo lavoro fino alla sua morte nel 1981, a soli 22 anni, fu intrinsecamente legata all’arte e alla cultura italiane.

Questa mostra è composta da immagini italiane, tra cui quelle realizzate dalla Woodman nel 1977 e 1978, durante l’anno trascorso a Roma nel programma European Honors della Rhode Island School of Design. Quell’anno si è rivelò fondamentale per il suo sviluppo artistico e le opere di quel periodo sottolineano l’influenza integrale dell’arte e della cultura italiane sulla sua visione estetica. Una delle influenze chiave dell’arte italiana sull’opera della Woodman stava nel suo preciso uso della composizione, che divenne più sofisticata durante il suo periodo a Roma. Qui esplorò la prospettiva e imparò ad usare consapevolmente le strategie formali apprese dal suo studio dei maestri fiorentini, in particolare Giotto e Piero della Francesca, e della scultura classica.

Oltre a immergersi nello studio della pittura e scultura storica a Roma, la Woodman strinse legami con artisti italiani della sua stessa età. Fece amicizia con Giuseppe Gallo ed Enrico Luzzi, e attraverso loro scoprì il Pastificio Cerere, un luogo abbandonato trasformato in uno spazio artistico, che ospitava gli studi di artisti che divennero noti come il “Gruppo San Lorenzo”. Fu negli spazi cavernosi del Cerere che realizzò alcune delle sue immagini più iconiche. Fece anche amicizia con la giovane pittrice Sabina Mirri, che divenne una delle sue modelle preferite.

Sicuramente la giovane fotografa è stata influenzata dalla body art della scuola di Vienna ed arrivata anche in Italia; Francesca Woodman ha ben saputo interiorizzare questo spirito creativo ed ancora oggi molti fotografi amatoriali e non si ispirano alle sue innovative creazioni artistiche, non sempre riuscendo a dare così bene l’interiorità corporea trasmessa dai suoi scatti, usando esposizioni lunghe o la doppia esposizione, naturalmente con  macchine analogiche, partecipando attivamente all’impressionamento della pellicola, ottenendo effetti sfocati grazie al movimento ed al lungo periodo di esposizione.

La mostra ha esplorato la fusione tra la Woodman del classicismo italiano con gli aspetti di narrativa e performance, in quanto  Francesca Woodman sviluppò in Italia  il suo approfondimento delle materie classiche, in particolare il nudo femminile, la metafora della natura morta, amata da Edward Weston e della prima Tina Modotti, e della composizione classica architettonica, continuando allo stesso tempo a migliorare ed estendere il suo uso di strategie narrative e performative.

Questo è evidente nella serie di immagini, in particolare in Self-inganno, del 1978, che presentano scenari in cui la Woodman si riferisce a pose scultoree classiche e surrealiste usando il proprio corpo nudo e un singolo oggetto di scena, un pezzo di vetro specchiato. Altre serie importanti alle quali la Woodman ha lavorato in questo periodo includono la serie Angel, che ha iniziato a Providence, ma estesa a opere realizzate nel Cerere, ed Eel Series, 1978, probabilmente creata a Venezia durante una delle sue frequenti visite in città.

Portare queste opere diverse a Venezia per la prima volta rivela i modi in cui l’Italia e la sua cultura abbiano sotteso lo sviluppo di un artista, il cui lavoro ha suscitato un interesse di pubblico e di critica eccezionali nel corso dei 37 anni dalla sua prematura scomparsa, giovanissima, gettandosi da un palazzo di New York.

Una location raffinata, con una esposizione selettiva di non troppe opere, ben illuminate, distanziate l’una dall’altra, in un contesto intelligente per fare arte, per cui ti porti a casa quello che vedi, perché  l’hai interiorizzato e te lo ricordi in un tempo giusto per poterne narrare qui e discutere in un momento di crescita artistica collettiva.

btr

“Nata nel 1958 a Denver, in Colorado, Francesca Woodman visse e lavorò a Providence, Rhode Island, New York e in Italia fino alla sua morte, nel 1981. Significative mostre autobiografiche postume includono On Being an Angel, Moderna Museet, Stoccolma (2015-2016), proposta successivamente a Foam, Amsterdam (2016), Fondation Henri Cartier-Bresson, Parigi (2016), Moderna Museet, Malmo (2016- 2017) e Finnish Museum of Photography, Helsinki (2017); Francesca Woodman, Museum of Modern Art, San Francisco (2011-2012), in tournée al Museo Solomon R. Guggenheim, New York (2012); Francesca Woodman: Retrospettiva, Sala Espacio AV, Murcia, in tournée con SMS Contemporanea, Siena (entrambi 2009); Francesca Woodman: Providence, Roma, New York, Palazzo delle Esposizioni, Roma (2000); Francesca Woodman, Fondation Cartier pour l’Art Contemporain, Parigi, in tournée a Kunsthal, Rotterdam, Paesi Bassi (entrambi 1998); Centro Cultural de Belém, Lisbona, Portogallo (1999); The Photographers ‘Gallery, London (1999); Centro Cultural TeclaSala, L’Hospitalet, Barcellona (1999-2000); Galleria Carla Sozzani, Milano, (2001); The Douglas Hyde Gallery, Dublin (2001) e PhotoEspana, Centro Cultural Conde Duque, Madrid (2002). L’opera della Woodman è rappresentata nelle collezioni dei principali musei, tra cui The Metropolitan Museum of Art; Il Whitney Museum of American Art; Museum of Modern Art, New York; Detroit Institute of Arts; Museum of Contemporary Art, Chicago e Tate / National Galleries of Scotland. Le mostre attuali includono Life in Motion: Egon Schiele / Francesca Woodman, Tate Liverpool, Regno Unito fino al 23 settembre 2018.” (Elenco mostre fornito dalla Galleria Victoria Miro Venice-Il Capricorno-San Marco 1994).

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