Liana Isipato recensisce “L’estate che resta” di Giulia Baldelli, Guanda, 2022.
Per la rassegna “Tante storie per un’estate”, REM incontrerà l’autrice e il suo romanzo venerdì 22 luglio alle ore 21.15 ai Giardini Zen di Adria: Giulia Baldelli dialogherà con Martina Romagnolo, accompagnata dalle letture di Sarah Lanzoni.

Flaubert, in Madame Bovary, dice che ogni borghese, nel calore della gioventù, almeno per un giorno, per un minuto si è sentito capace di immense passioni, di grandi imprese. La forza di questi grandi impulsi può durare a lungo, oltre l’età matura? Come può cambiare, nel tempo? Può rischiare di divenire un’ossessione?

L’estate che resta è percorso proprio dal calore appassionato dei giovani protagonisti, come ci viene anticipato dalla voce narrante, Giulia, fin dal prologo suggestivo e drammatico in cui la vediamo, sola, ripercorrere nella notte i luoghi dell’infanzia, in un paesino delle Marche, salendo fino alla torre dell’orologio e tra i cespugli, per aprire idealmente il suo cuore all’amica Cristi in una confessione-verità, parlando al limite del buio e chiedendo alle canne bagnate di disperdere le sue parole nel bosco…

Le sei parti di cui si compone questo romanzo d’esordio sono scandite dallo scorrere delle diverse estati tenute assieme dall’intreccio triangolare dei protagonisti, Giulia, Cristi e Mattia, dal loro amore, dai tradimenti, dalla trasformazione delle loro esistenze. La storia prende inizio attorno al 1990 e si snoda per un periodo di 25 anni, in cui si riflettono, nel borgo dove vivono o tornano per le vacanze, i cambiamenti economici e sociali della provincia marchigiana e italiana, negli anni del liberismo, della globalizzazione, dei gruppi anarchici insurrezionalisti.

Conosciamo Cristi, perno magnetico della storia, quando a sette anni viene scaricata da una madre sempre in fuga nel paesino di nonna Ida. Esile, trascurata, di una straordinaria bellezza dolente, si incontra qui per la prima volta con Giulia, tre anni più di lei, e con Mattia, un bambino biondo, già muscoloso, che arriva lì in vacanza da Genova dopo che tra le due ragazzine c’era già stato un primo intenso momento intimo, il primo bacio. “Quando siamo in tre facciamo le cose di prima, eppure niente è più uguale” … “L’estate a tre è faticosa”. Giulia soffre, avvertendo la sotterranea attrazione tra Cristi e Mattia divenuta poi aperto tradimento, quando li scoprirà abbracciati e addormentati dietro il filare di cipressi… In questi anni di formazione, di scoperte, di sofferenza per i sentimenti che non si possono cambiare, l’autrice dipinge con sapienza le tensioni e le altalene degli amori giovanili, con una scrittura realistica, intensa e delicata, tra pagine dove tutti i personaggi sono credibili, e la loro vita sembra segnata dal destino.

La storia si sposta a Bologna, quando Giulia ormai donna studierà fino a diventare avvocato e farà carriera per riacquistare da un ricco olandese la casa dei genitori venduta dopo la penosa depressione del padre, dovuta al licenziamento. Lì, dopo anni di assenza, ricompare Cristi, e fatalmente la passione porta Giulia a condividerne le notti, nel suo minuscolo appartamento, sapendo che Mattia ricomparirà, e Cristi continuerà ad essere il centro di attrazione tra di loro, in un’instabilità che però manterrà fino alla fine il potente fiume carsico di un amore disperato, tanto da coinvolgerci ed emozionarci, rendendo lieve la lettura di queste 442 pagine, pervase da un senso di nostalgia per la casa dall’albicocco e per l’estate che resta…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.