Da oggi apriamo una finestra sui lettori, i frequentatori, gli avventori di REM.
Lo facciamo con estrema gioia e cura, perché sia uno spazio in cui chi ci segue possa scrivere pensieri e considerazioni sulle nostre attività. Alle lettere che arriveranno risponderemo, ma potranno rispondere, a loro volta, altri lettori, altri avventori.

Le lettere possono essere recapitate all’indirizzo: rem.lettere@gmail.com

Ecco subito i pensieri di una “non nativa digitale” che ha seguito il nostro evento “Dirette d’autore”, giovedì 26 novembre, il primo di una serie dedicata ai libri e ai loro autori: Sandro Marchioro ha conversato con Maurizio Caverzan, autore di “Fabula veneta”, e con lo scrittore Romolo Bugaro; la diretta era nella pagina Facebook di Apogeo Editore e la registrazione dell’incontro è disponibile nel canale Youtube della casa editrice.

Buongiorno,
a margine dell’interessante dibattito da voi condotto a proposito di “Fabula veneta”, vorrei proporvi due riflessioni.
La prima riguarda un fenomeno che ho notato subito, all’inizio della pandemia, soprattutto in ambito professionale: sono un agente di commercio, lavoro soprattutto con negozi al dettaglio di giocattoli di qualità, che frequentemente sono librerie specializzate nella letteratura per l’infanzia. Quello che ho notato da subito è stata una reazione immediata di una vitalità e una creatività incredibile, per adattare qualsiasi risorsa alle nuove, limitate possibilità di vendere, e quindi di sopravvivere, da parte delle mie clienti. Ho visto risvegliarsi potenzialità che sembravano sfinite dalle difficoltà, dalla routine, persone che avevano fatto di tutto per cercare di reagire alla crisi economica, alla concorrenza sleale dei colossi del web, alla sempre maggiore incapacità dei clienti finali a riconoscere la specificità del loro lavoro di commercianti indipendenti… davanti al vuoto, all’isolamento, alla distanza, alla solitudine, ecco che, come una cartina di tornasole, è risultata evidente la differenza. Paradossale, eh? Nella mancanza di contatto si è capito il valore del contatto, e si è verificata la miracolosa capacità di sperimentare il contatto a distanza. Che può essere fatto solo di qualità e autenticità, se no non funziona.
Questa premessa per dire che poi ho visto allargarsi questa modalità di relazione in molti altri ambiti, ho scoperto che seguire proposte culturali, o anche di intrattenimento di qualità, e di incontri (!), era più facile che prima della pandemia. È nato qualcosa di nuovo – e ve lo dice una non nativa digitale – che mi pare, premiando necessariamente la qualità, sia stata inventata e agita soprattutto dai piccoli, dal basso, da chi, anche spinto dalla necessità, è più agile, più adattabile. Anche REM mi sembra una cosa nuova, anche se da tempo appare sulla mia striminzita pagina Facebook. Ora la noto, la leggo, la seguo, mi interessa, e abbinata alla mia rivista abituale, Internazionale, mi fa esplorare con lo stesso interesse il piccolo, messo a fuoco con grande attenzione alla qualità della lingua, a cui anche oggi avete attribuito una importanza fondamentale durante l’incontro, accendendo il mio interesse per il luogo in cui vivo.
Il secondo punto entra nel merito dell’argomento trattato, per me è particolarmente difficile riconoscere la specificità di una letteratura legata al territorio, non avendo io un territorio di appartenenza, ma forse proprio per questo è un tema che mi piacerebbe approfondire, conto su una vostra prossima diretta! Ho qualche idea, ma troppo confusa, al momento, per esporla. Grazie per l’attenzione e per la vostra generosa attività, buon proseguimento.
Leda Piccardo

Buongiorno Leda,
la sua lettera ha aperto una finestra su un bellissimo paesaggio. Il fatto che i lettori di REM, e in generale le persone che seguono le nostre attività, abbiano voglia di scrivere lettere con i loro pensieri, impressioni, annotazioni, è un grande stimolo a stare nel mondo delle parole e degli accadimenti. Perciò, prima di ogni altra cosa, grazie di cuore per il suo intervento.
Quello che abbiamo presentato lo scorso 26 novembre, in diretta sul canale Facebook di Apogeo Editore, è stato il primo di una serie di eventi digitali, smaterializzati, privi di un luogo fisico in cui accadere. Eppure, a pensarci bene, si è trattato di un evento estremamente tangibile, pieno di presenza. Noi stessi ne siamo colpiti. E se è pur vero che non ci siamo dati appuntamento su una piazza in una serata estiva, o in un caffè, una libreria, una biblioteca nel cuore dell’inverno, è però vero che tutti noi eravamo connessi ad un punto preciso dalle nostre case, circondati dagli oggetti che ci sono familiari e che ci rassicurano. Ma eravamo in balia del mondo.
Le sensazioni che lei descrive così bene nella premessa sono proprio quelle su cui dovremmo maggiormente riflettere tutti in questo tempo tormentoso, cupo, imprevisto ma ormai consueto e cadenzato sul vivere quotidiano. Cioè sul fatto che la distanza fisica cui siamo costretti e che ci ha fatto riversare in Rete come non mai, porta con sé una irragionevole attenzione al modo in cui lo facciamo. Se prima di questo nostro spartiacque che è la pandemia pativamo la spietatezza, la disorganizzazione, l’eccesso di ogni cosa nel flusso dei pixel online, adesso, forse perché spinti da necessità, forse perché non dobbiamo limitarci a sopravvivere ma dobbiamo trovare un modo buono di vivere, ora poniamo attenzione a come entriamo in Rete, a cosa cerchiamo, guardiamo, scegliamo. Ecco, soprattutto scegliamo. E nel farlo assaporiamo.
Questa è forse in me solo una speranza, alimentata però dal suo intervento.
Nella lettera fa riferimento, nel mondo del commercio, ai piccoli. A quelle realtà che sempre più faticano a respirare dentro un polmone che soffia tutto a vantaggio dei grandi. Il fatto che proprio le realtà più marginali in termini di dimensioni, ma anche più di dettaglio, nicchia, qualità, attenzione alle cose, reagiscano creativamente agli eventi, beh, dà il senso dello stare al mondo.
Questo non significa che i grandi movimenti indiscriminati di merci, uomini e cose, siano perdenti. Significa però che in termini di qualità della vita, di sguardo delle persone su ciò che fa bene, i piccoli sani respiri sono un carburante prezioso. Inestimabile e, spero, irrinunciabile.
REM e Apogeo Editore in termini culturali, legati alla scrittura, alle parole in generale, alle arti, al territorio, hanno deciso di stare dentro questo respiro e, anzi, di animarlo. Senza dimenticare che condividere e far fluire i nostri intenti nello spazio indistinto del Web, è un’esperienza che ora risulta totalizzante, ma che potrà e dovrà diventare una risorsa che affianca, completa, spinge, le attività vere sul territorio, gli incontri veri tra le persone, la presenza insomma. Due dimensioni, la Rete e gli spazi fisici, che devono parlare tra loro, darsi alimento, convivere.
Perciò le “Dirette d’autore” saranno tante, così come altri eventi online. Ne faremo più che potremo, e scriveremo articoli nel nostro blog, lavoreremo per dare ad ogni cosa visibilità, stamperemo libri e la rivista REM con la carta e li faremo circolare nelle librerie e nelle edicole, ma li presenteremo anche nel flusso dei pixel. E a tutte queste cose, imparando a maneggiarle con perizia, mi auguro non rinunceremo. Anche quando in un bel pomeriggio di primavera potremo darci appuntamento ad Adria, a Rovigo, sopra una barca lungo il fiume o in qualsiasi altro luogo tra l’Adige, il Po e oltre.
Quanto al tema specifico della presentazione di “Fabula veneta” del 26 novembre, con Maurizio Caverzan, Romolo Bugaro e Sandro Marchioro, la questione di una comunità letteraria legata al territorio del Nordest è estremamente suggestiva, stimolante, controversa anche.
Se, come spero, avrà voglia di seguire i prossimi appuntamenti dedicati al libro, avrà modo di percepire meglio la questione, che si stende come un filo trasversale nelle diverse interviste che l’autore ha raccolto nel volume.
Un caro saluto
Elena Cardillo

Per inviare le “Lettere a REM”, scrivete a: rem.lettere@gmail.com

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