Mi ero sempre chiesto, non so bene quando avevo iniziato a farlo, se c’era un modo per capire quanto fosse intelligente una donna nuda.
Cioè se c’era un metodo infallibile, matematico, per valutare se la donna nuda fosse in grado di risolvere equazioni, interpretare testi, decrittare codici oppure svelare, ampliandolo e commentandolo, il contenuto di una teoria filosofica.

Ero invece assolutamente certo, anche senza la necessità di provarlo scientificamente, che l’uomo nudo non fosse affatto intelligente.
L’uomo nudo non è in grado di pensare, di riflettere, non riesce a connettere un ragionamento, non risolve anche il calcolo più semplice. L’uomo nudo non legge, non scrive, parla raramente, non ascolta. Bisognerebbe iniziare a vestirlo, ricoprendolo almeno parzialmente di indumenti, e allora, piano piano, comincerebbe a rimettere in moto i meccanismi della ragione.

Ma la donna nuda, chi lo sa…?
Allora mi sono messo a pensare a tutte le donne nude che ho visto nella mia vita, e ad una ad una ho provato a ricordare che cosa dicessero, e su cosa riflettessero, una volta che si erano completamente spogliate.
Mi era sembrato di cogliere delle differenze, quasi delle sfumature, fra chi si era spogliata in fretta e chi aveva invece fatto tutto molto lentamente, togliendosi i vestiti come fosse già predisposta, anche nei gesti più intimi, all’analisi e alla riflessione.
Poi un giorno mi è capitato fra le mani, trovato sulla bancarella di un mercatino, il primo numero di una rivista che si chiamava Il caffè illustrato, un bimestrale uscito nel mese di giugno del 2001 e diretto da Walter Pedullà, Gianni Celati ed Ermanno Cavazzoni.
Dentro ci trovo una riflessione di Luigi Malerba sul q.i. della donna nuda, ma quello che mi sorprende è che lo scrittore emiliano suggerisce un metodo molto preciso per valutarne l’intelligenza.
Secondo Malerba occorreva sottoporre la donna nuda non ad uno dei soliti test, ma fingere di non aver capito una pagina, che so, di Hegel, e cercare di ottenerne un’interpretazione.
L’ideale sarebbe stato, per l’appunto, fare ricorso a testi di Kierkegaard o Schopenhauer, ma anche Kant sarebbe andato benissimo.

Dico subito che non sono d’accordo con Malerba: bisognerebbe intanto capire se al momento di porgere il testo l’uomo fosse stato a sua volta nudo oppure vestito. Nel primo caso, per quanto sopra già riportato, non sarebbe assolutamente stato in grado di spiegare bene la propria richiesta e avrebbe indotto la donna nuda, a quel punto legittimamente, a respingere il tentativo per mancanza di contenuti. Nel secondo caso l’uomo vestito sarebbe stato sicuramente in grado di esporre meglio la propria volontà ed effettivamente ci sarebbero state donne nude in grado di spiegare un passo della Fenomenologia di Hegel e altre che non avrebbero ricavato, dalla Critica della ragion pura di Kant, alcun valido motivo per rimanere nella loro condizione. E avrebbero potuto, pertanto, rivestirsi in tutta fretta con la conseguenza che sarebbe venuta a mancare la premessa per poter svolgere l’indagine.

Ripensando di nuovo alle mie esperienze, tuttavia, mi ero ricordato di una donna nuda che mi aveva recitato a memoria i primi due capitoli del Principe di Machiavelli, un’altra mi aveva spiegato per filo e per segno il ruolo e le origini del poema cavalleresco e un’altra ancora, come Pico della Mirandola, era stata in grado di recitarmi a memoria, ma al contrario, tutte le Meditazioni di Cartesio.

Solo in un’occasione ero rimasto deluso: era stato il caso in cui una donna nuda aveva sbagliato, invertendone le date, a collocare tutti i periodi di Picasso. Ma a dire il vero, in quell’occasione, la donna non era completamente nuda: dopo essersi tolta il reggiseno aveva iniziato subito a ragionare e a riflettere sull’importanza dell’arte moderna, ma poi avevamo finito per litigare e non si era più tolta gli slip.

2 risposte

  1. La vicenda non manca di interesse, quello che rimane in mente , caro Vainer, è il tuo raggiunto humor paradossale che rasenta il provocatorio!
    Compi una curiosissima operazione strategica, ancora più ambigua. Tutte queste rivelazioni sono segnali di verosomiglianze (ahi noi maschietti!) di genere e intervengono a confondere ancora più le idee.
    P.S.
    Chissà perchè mi sovviene quel famoso adagio “Chi pratica lo zoppo impara a zoppicare”!?

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