L’appuntamento di questa domenica con l’anticipazione di alcuni brani delle interviste contenute in “Fabula veneta” di Maurizio Caverzan è con Francesco Targhetta, scrittore trevigiano.

Illustrazione di Bosk

«Ho preso casa qui, nel quartiere di mia madre e i miei nonni. È quasi un paese, un villaggio. Vede quel negozio? Una cosa così resiste solo a Fiera».
A Treviso, Fiera è il posto dei bambini perché, tutti gli anni nei giorni di San Luca, primi di ottobre, arrivano le giostre. Appena dietro la grande piazza scorre placido il Sile e l’Alzaia è l’ideale per una passeggiata o una corsa. Il «negozio» che indica Francesco Targhetta è una stanza con un bancone e una parete con qualche pacchetto di sigarette. Nient’altro. Accendini, sigari, tabacco per la pipa, caramelle, zero: solo pochi pacchetti. Un angolo di dopoguerra arrivato fino a oggi. Sulla quarantina, insegnante di liceo, l’esordio come poeta, Targhetta ha una predilezione per i contrasti, le sacche di desolazione nel cuore del turbocapitalismo, la solitudine in piena globalizzazione. Nel romanzo Le vite potenziali (Mondadori, 2018), premio Giuseppe Berto e secondo classificato al Campiello, narra di tre amici, protagonisti di una piccola epopea aziendale nell’informatica. Ma Targhetta ha una speciale inclinazione per le dinamiche esistenziali, gli stati d’animo, certe atmosfere umbratili rese con intuizioni fulminanti. Come quella usata per descrivere un senso di smarrimento dopo una domanda scomoda rimasta in sospeso che provocò «la stessa sensazione che si prova dopo aver lanciato un boomerang e averlo perso di vista». Nel 2019 Mondadori ha ripubblicato Perciò veniamo bene nelle fotografie, insolito romanzo in versi piccolo fenomeno editoriale di qualche anno fa.

Com’è nata la sua vocazione alla scrittura? Che cosa le ha fatto individuare la passione per la poesia?
«Scrivo da sempre: ho fatto qualche tentativo di romanzo già nell’adolescenza, quando in realtà scrivevo soprattutto testi di canzoni, in inglese. Attorno ai diciotto anni le canzoni sono diventate poesie e la lingua è diventata l’italiano: credo che sia dipeso dalla scoperta di Guido Gozzano e della poesia crepuscolare durante l’ultimo anno di liceo. Si inizia sempre da un moto di emulazione. Trovare la mia strada è stato un percorso molto lungo, che è durato almeno una decina di anni, durante i quali per fortuna non ho pubblicato niente».

Quanto conta la situazione geografica? Come si diventa poeti abitando a Fiera di Treviso?
«Credo sia più facile scrivere versi da posti magari non belli, ma vivi. È più difficile farlo da contesti di bellezza paesaggistica o di armonia sociale. La poesia nasce da una forma di ribellione, di rabbia, un po’ come avviene per tutta l’arte».

Che cosa vuol dire fare lo scrittore da questo fazzoletto di terra?
«Si deve un po’ lottare contro la perplessità e la diffidenza di chi, abituato a una visione puramente efficientista del mondo, assimila le ore passate sui libri e sulle parole a tempo buttato. Poi si capisce che quella circospezione da cui si è assediati è un buon motore per la scrittura: sentirsi alieni rispetto al proprio luogo e al proprio tempo porta sempre, in letteratura, qualche frutto, per non dire che è una condizione necessaria. Per il resto, posso notare che pochissimi, in Veneto, sono solo scrittori, e quasi mai senza un sotterraneo senso di colpa. La cultura del lavoro non te la togli di dosso, nemmeno con la forza. Sicché anch’io ho quello che viene considerato un vero lavoro – ridicola espressione – e mai vorrei rinunciarvi».

La prospettiva periferica è un limite o un vantaggio?
«Per me è sempre stato un vantaggio, tanto più in un tempo in cui Internet ti consente di sapere in tempo reale ciò che sta avvenendo al centro. La periferia consente di avere più spazio, più tempo, più lentezza. Permette di osservare i fenomeni e il mondo al rallentatore. È più gretta perciò fa arrabbiare di più, ed è una rabbia utile. Poi qualcuno potrebbe osservare che vivere in provincia penalizza perché tiene lontani dai luoghi dell’editoria e dell’industria culturale. Ma francamente preferisco tenermene a distanza; è d’altronde ciò che per carattere mi viene sempre naturale fare».

La periferia consente di godere di una migliore qualità della vita attingendo al centro quando è necessario, senza subirne i condizionamenti?
«Io non riuscirei a vivere altrove. La provincia dà il tempo e lo spazio che mancano nelle grandi città. Ne ho bisogno per vivere e anche per scrivere. Poi, certo, la provincia ha i suoi abissi, quell’inquietudine data da un luogo in cui succedono meno cose. Però questo stimola anche la creatività, perché se succedono meno cose vuol dire che puoi farle succedere tu».

Perché è passato dalla poesia al romanzo?
«Con la poesia è più difficile raccontare una storia complessa. Avevo fatto un romanzo in versi su un gruppo di coinquilini, studenti fuori sede a Padova, nel quartiere Arcella. Avendo già provato quella forma, abbastanza insolita per la nostra tradizione, volevo provarne un’altra più consona per una vicenda articolata».

Le vite potenziali è ambientato nel mondo dell’informatica, mentre lei insegna lettere.
«Ritengo interessante che gli scrittori scrivano di mondi che non siano propri, che non scrivano sempre di sé, ma cerchino di raccontare le storie degli altri».

Gli scrittori non scrivono sempre di loro stessi anche se sotto mentite spoglie?
«In qualche modo è inevitabile che anche scrivendo di altri filtri qualcosa di sé. Anzi, quando ci si maschera è più facile lasciarsi intravedere».

È la cosiddetta autofiction?
«Un tempo non era così, ma oggi le vite degli scrittori sono particolarmente noiose, la mia di sicuro. Perciò devo andare per forza alla ricerca di qualcos’altro. Ho voluto conoscere un mondo diversissimo dal mio».

(prosegue nel libro…)

“Fabula veneta” è disponibile nelle librerie Apogeo ad Adria (RO), Ubik piazza Vittorio Emanuele II e C.C. La Fattoria a Rovigo, Il Libraccio a Rovigo, Jolly del Libro a Verona, Bonturi a San Bonifacio (VR), Traverso a Vicenza, Bortoloso a Schio (VI), La Bassanese a Bassano del Grappa (VI), Mondadori a C.C. Ipercity Albignasego (PD), Zabarella a Padova, Il Mondo che non vedo a Padova, Limerick a Padova, Pangea a Padova, Mondadori presso la Stazione ferroviaria a Padova, Libraccio al Portello a Padova, Lovat a Villorba (TV), Ubik a Treviso, La bottega di Manuzio a Mestre (VE), Il Leggio a Sottomarina (VE), Moderna a San Donà di Piave (VE), Ubik a Castelfranco Veneto (TV), Tralerighe in libreria a Conegliano (TV), Agorà a Feltre (BL), Le due zitelle a Belluno, Al Segno a Pordenone.

L’elenco è in aggiornamento. Tutte le librerie, se sprovviste, lo possono ordinare (Libro Co. e Fastbook). È acquistabile online sul sito della casa editrice https://www.apogeoeditore.it/libro/9788899479602 e sui principali store, ad esempio ibs.it https://www.ibs.it/fabula-veneta-incontri…/e/9788899479602 e molti altri.

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