E’ Matteo Righetto, scrittore padovano, il protagonista di questa intervista della domenica di Maurizio Caverzan, come tutte le altre tratta dal suo “Fabula veneta”.

Illustrazione di Bosk

C’è un altro scrittore di successo a Padova. Si chiama Matteo Righetto. La critica letteraria lo elogia. Vince premi. Scrive romanzi da cui vengono tratti film interpretati da Marco Paolini e Paolo Pierobon. L’anima della frontiera, L’ultima patria e La terra promessa (Mondadori) compongono una trilogia di cui è protagonista una famiglia di coltivatori di tabacco nella Val Brenta di fine Ottocento: quasi un western alla Cormac McCarthy.
Classe 1972, Righetto insegna lettere al liceo, collabora con Il Foglio, è sposato e conduce una vita normale. Ci incontriamo al Centro culturale San Gaetano, l’ex tribunale trasformato in centro civico, composto di sale, teatro, bar, gallerie, biblioteche: un ben di dio sottodimensionato. Essendo Padova la nostra città, scambiamo opinioni sulle sue potenzialità poco sfruttate, dalla Cappella degli Scrovegni alla Specola, dall’Orto botanico al Palazzo del Bo, dal Palazzo della Ragione ai santuari al Prato della Valle. «Se ci fosse un bravo assessore, un intellettuale lungimirante che desse un’impronta di sistema a tutto questo e capisse che la cultura può essere economicamente interessante, Padova vivrebbe un piccolo grande rinascimento».

Lei sembra spuntato come un fungo di montagna. Chi o che cosa sono stati la sua pioggia fertilizzante?
«Il fungo di montagna ha una crescita rapida, dalla notte al giorno. Io inseguo la mia affermazione da quando esordii con Savana padana (Tea), nove anni fa. Da allora lavoro per dare alla mia voce un timbro che unisca romanzo d’autore e letteratura di genere. Penso che L’anima della frontiera mostri questa maturazione».

Com’è cominciata?
«È un processo fatto di determinazione, forza di volontà, disciplina. Poi c’è il contagio di alcuni autori italiani e stranieri. Gocce di pioggia provenienti da Mario Rigoni Stern e Ferdinando Camon, per parlare dei nostri. Ernest Hemingway e McCarthy, per citare gli stranieri».

Qualcuno ha scomodato anche William Faulkner.
«Certo, l’ho letto. Ma non credo ci sia un influsso diretto, se non in certe atmosfere letterarie da southern western che adoro e in alcuni frangenti riprendo a modo mio».

Chi sono stati i suoi maestri?
«La grande narrativa americana, da Mark Twain in giù, fino a Joe R. Lansdale, soprattutto la letteratura rivolta all’osservazione e alla narrazione della provincia più profonda e lontana dai centri di potere economico e culturale. Ma è soprattutto il filone della narrativa veneta ad avere influenzato la mia scrittura. I miei maestri sono Mario Rigoni Stern, Giovanni Comisso, Ferdinando Camon, Guido Piovene, Goffredo Parise, Luigi Meneghello».

Ha frequentato qualcuno di loro e che cosa le ha lasciato?
«Ho avuto la fortuna di conoscere il grande Mario, così come Zanzotto. Sono molto amico di Ferdinando Camon, ci frequentiamo da qualche anno, lo ritengo un grande privilegio».

Dal suo primo libro, Savana padana, a La terra promessa ha scritto sette romanzi in sette anni. A cosa deve questa prolificità?
«E cosa dovrebbe fare uno scrittore, se non scrivere? Una volta, a tavola con Marco Paolini e pochi altri amici, lui confessò di apprezzare quegli autori che scrivono un libro ogni otto anni. Io ribattei che personalmente apprezzo gli autori che scrivono buoni libri. Poi, se per scrivere un buon romanzo uno impiega otto anni oppure otto mesi, a me questo non importa. Lansdale è molto prolifico, ed è uno dei massimi narratori viventi. Non so quanti film abbia fatto Ingmar Bergman, solo per citare uno dei tanti mostri sacri prolifici. E Mozart? Ha composto poco o tanto? La mia prolificità si deve a un immaginario vivido e a una coerenza rispetto al mio percorso d’autore. Non pubblico tutto ciò che scrivo, se è questo che si intende, sono severo con me stesso». 

(prosegue nel libro…)

“Fabula veneta” è disponibile nelle librerie Apogeo ad Adria (RO), Ubik piazza Vittorio Emanuele II e C.C. La Fattoria a Rovigo, Il Libraccio a Rovigo, Jolly del Libro a Verona, Bonturi a San Bonifacio (VR), Traverso a Vicenza, Bortoloso a Schio (VI), La Bassanese a Bassano del Grappa (VI), Mondadori a C.C. Ipercity Albignasego (PD), Zabarella a Padova, Il Mondo che non vedo a Padova, Limerick a Padova, Pangea a Padova, Mondadori presso la Stazione ferroviaria a Padova, Libraccio al Portello a Padova, Lovat a Villorba (TV), Ubik a Treviso, La bottega di Manuzio a Mestre (VE), Il Leggio a Sottomarina (VE), Moderna a San Donà di Piave (VE), Ubik a Castelfranco Veneto (TV), Tralerighe in libreria a Conegliano (TV), Agorà a Feltre (BL), Le due zitelle a Belluno, Al Segno a Pordenone.

L’elenco è in aggiornamento. Tutte le librerie, se sprovviste, lo possono ordinare (Libro Co. e Fastbook). È acquistabile online sul sito della casa editrice https://www.apogeoeditore.it/libro/9788899479602 e sui principali store, ad esempio ibs.it https://www.ibs.it/fabula-veneta-incontri…/e/9788899479602 e molti altri.

Per irreperibilità o altre problematiche si prega di contattare direttamente l’editore al 347.2350644 oppure via mail editore@apogeoeditore.it

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