Proseguiamo l’anticipazione di alcuni brani delle interviste contenute in “Fabula veneta” di Maurizio Caverzan. Questa domenica lo scrittore padovano Romolo Bugaro.

Illustrazione di Bosk

Un avvocato scrittore e uno scrittore avvocato. Sono noti i magistrati romanzieri, che fanno le pulci alle serie tv. Romolo Bugaro, classe 1962, un passato nell’Autonomia operaia di Padova, è un legale che si occupa di crisi d’impresa. Nel suo studio ha visto passare fallimenti, bancarotte, scandali finanziari. Nei suoi romanzi, Bugaro ha raccontato con stile caustico, senza cedere alla rabbia o al vittimismo, la crisi economica che, con i suicidi di numerosi imprenditori, nel Nordest ha assunto più che altrove i toni della tragedia. È lo scenario di un dissesto economico ed esistenziale.

Durante gli anni di piombo, per definire Padova si usava la formula della città-laboratorio. È una definizione ancora utile a chi fa lo scrittore?
«Credo di sì. Per molti versi anche in questi ultimi anni Padova è rimasta una città all’avanguardia, diciamo così, e questo nel bene e nel male. Qui si sono combattute guerre finanziarie magari poco visibili, ma micidiali, che hanno portato alla scomparsa di quasi tutte le banche del territorio. C’è stata l’implosione di una classe dirigente che aveva governato la città e la regione per lungo tempo. C’è stata, prima che altrove, una trasformazione radicale del lavoro e del terziario. Credo che la definizione di città-laboratorio sia ancora valida».

Come sono maturate in lei l’idea di dedicarsi alla scrittura e la convinzione che la letteratura potesse essere più di un hobby?
«Ho sempre praticato la scrittura, fin da ragazzo. Scrivere ha sempre avuto un posto centrale e non sono mai riuscito a immaginare me stesso lontano da quella pratica». 

Com’è avvenuto il suo esordio?
«Grazie a Pier Vittorio Tondelli, che verso la metà degli anni Ottanta curava per una piccola casa editrice di Ancona, “Il lavoro editoriale”, poi diventata “Transeuropa edizioni”, il progetto Under 25: volumi collettivi che ospitavano racconti di esordienti al di sotto dei venticinque anni di età. Ho spedito delle mie cose e alcune di queste, per mia fortuna, sono state accettate».  

È stato difficile affermarsi, partendo da una città periferica?
«Non credo faccia molta differenza. Personalmente non ho mai avvertito una condizione di isolamento, forse perché il Veneto ha espresso negli ultimi anni molti validissimi scrittori che spesso hanno fatto rete». 

Chi sono stati i suoi maestri?
«Uno è stato appunto Pier Vittorio Tondelli, uno scrittore magnifico, che purtroppo ho incontrato soltanto una volta, in occasione della pubblicazione del libro di esordienti al quale avevo partecipato. Un altro è stato Gian Antonio Cibotto, un uomo poliedrico, con interessi che spaziavano dalla letteratura al teatro alla poesia, che mi ha aiutato con grandissima generosità quando ero agli inizi. Con lui ho avuto un rapporto più stretto, ricordo alcune cene piene di chiacchiere in piccole trattorie lungo l’Adige, spesso tormentati dalle zanzare. Sentirlo raccontare delle sue avventure nella Rovigo degli anni Quaranta e nella Roma degli anni Sessanta era un piacere».

Che rapporto ha con la letteratura veneta del passato?
«Molto buono direi. Mario Rigoni Stern e Luigi Meneghello hanno scritto libri indimenticabili. Goffredo Parise è uno scrittore capace di isolare i più piccoli movimenti interiori dei suoi personaggi, le increspature quasi al di sotto della visibilità, e restituirle in modo nitido, semplice, perfetto». 

Per citare tre maestri in auge quand’era ragazzo, tra Toni Negri, Ferdinando Camon e il cardinale Albino Luciani futuro papa, lei scelse Negri. Ora?
«Sì, scelsi Toni Negri. Subivo, anche in modo superficiale, la fascinazione per l’estremismo e la radicalità. Ero attratto dall’esteriorità di questo pensiero. Che ho approfondito dopo, continuando a trovarlo per alcuni versi interessante. Restando a quelle figure, oggi mi sento molto più illuminato da Camon e dal suo percorso di scrittore eccelso».

Si definirebbe un narratore del Nordest?
«Diciamo che Bea vita! era ambientato qui, Le ragazze del Nordest pure, Effetto domino anche. Sento l’esigenza di raccontare storie e geografie vicine a me».

Anche Non c’è stata nessuna battaglia (Marsilio, 2019), che è una storia generazionale, è ambientato a Padova. Che cosa significa fare lo scrittore da questo angolo d’Italia?
«Per me Padova è una città emotiva, una città interiore. Avendo sempre vissuto qui, ogni strada e ogni paesaggio mi ricordano o riportano indietro qualcosa. Fare lo scrittore in questa città, in questo angolo d’Italia, significa essere costantemente a contatto con la tua stessa storia, con dissolvenze che non scompaiono mai del tutto».

A quale delle sue opere si sente più affezionato e perché?
«Sarà che l’ultimo lavoro è sempre il più bello, ma il libro al quale sono maggiormente affezionato è senz’altro Non c’è stata nessuna battaglia. È il mio romanzo più personale». 

(prosegue nel libro…)

“Fabula veneta” è disponibile nelle librerie Apogeo ad Adria (RO), Ubik piazza Vittorio Emanuele II e C.C. La Fattoria a Rovigo, Il Libraccio a Rovigo, Jolly del Libro a Verona, Bonturi a San Bonifacio (VR), Traverso a Vicenza, Bortoloso a Schio (VI), La Bassanese a Bassano del Grappa (VI), Mondadori a C.C. Ipercity Albignasego (PD), Zabarella a Padova, Il Mondo che non vedo a Padova, Limerick a Padova, Pangea a Padova, Mondadori presso la Stazione ferroviaria a Padova, Libraccio al Portello a Padova, Lovat a Villorba (TV), Ubik a Treviso, La bottega di Manuzio a Mestre (VE), Il Leggio a Sottomarina (VE), Moderna a San Donà di Piave (VE), Ubik a Castelfranco Veneto (TV), Tralerighe in libreria a Conegliano (TV), Agorà a Feltre (BL), Le due zitelle a Belluno, Al Segno a Pordenone.

L’elenco è in aggiornamento. Tutte le librerie, se sprovviste, lo possono ordinare (Libro Co. e Fastbook). È acquistabile online sul sito della casa editrice https://www.apogeoeditore.it/libro/9788899479602 e sui principali store, ad esempio ibs.it https://www.ibs.it/fabula-veneta-incontri…/e/9788899479602 e molti altri.

Per irreperibilità o altre problematiche si prega di contattare direttamente l’editore al 347.2350644 oppure via mail editore@apogeoeditore.it

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