Ci avviamo al termine delle interviste contenute in “Fabula veneta” di Maurizio Caverzan. E’ la volta di Susanna Tamaro, che nel libro è citata due volte, una per il lungo brano di cui diamo qui un’anticipazione, un’altra per una seconda intervista, in cui ripercorre il sodalizio, umano e intellettuale, con il poeta Pierluigi Cappello, prematuramente scomparso alcuni anni fa.

Illustrazione di Bosk

Un salto mortale del destino: Susanna Tamaro. Una bambina vittima di tutte le sfortune divenuta scrittrice di fama mondiale. «Sono nata in uno dei giorni con meno luce dell’anno, nel cuore più profondo della notte. Soffiava una bora fortissima. Bora scura, con neve e con ghiaccio». È l’incipit di Ogni angelo è tremendo, l’autobiografia che la scrittrice triestina manda in libreria da Bompiani (2013). È un assaggio dell’«iceberg» affettivo che ha segnato la sua esistenza fecondandone la vocazione letteraria.

Un’autobiografia come un thriller. Chi è il colpevole della trasformazione di una bambina solitaria in una raccontatrice di storie?
«Siamo in presenza di un concorso di colpa. Questo libro è un lungo viaggio per capire l’origine della scrittura in me. Da bambina non sognavo di fare la scrittrice. Tuttora scrivere non è il mio interesse principale. La mia quotidianità è lontana da quella che in gergo viene chiamata cultura creativa».

Scrive che la sua terra è cresciuta «nonostante». Nonostante la bora, le guerre. E parla di caparbietà. Senza avversità non c’è caparbietà. Forse quel «nonostante» va tradotto in «grazie a»?
«Ho sempre avuto una mente più filosofica che letteraria. Procedevo attraverso domande e la scrittura è nata dal tentativo di rispondere a queste domande. Che scaturivano da questa terra esplosiva in un’epoca nella quale i fatti del primo Novecento vibravano ancora nell’aria».

Un altro colpevole è la genetica?
«C’è un legame misterioso. Sono una pronipote di Italo Svevo. E sono cresciuta vicino a sua figlia Letizia, di cui porto il secondo nome».

Ha letto precocemente i suoi libri?
«Frequentavo la casa, ma La coscienza di Zeno l’ho letto quando vivevo già a Roma. Ho lo stesso segno zodiacale di Svevo, la mia scrittura è attraversata dallo stesso distacco. Nessuno se ne accorse, ma Va’ dove ti porta il cuore (Baldini & Castoldi, 1994, poi Bompiani) era una prosecuzione di La coscienza di Zeno. La madre della protagonista è la più piccola delle sorelle del romanzo di Svevo, il cane Argo è lo stesso, la casa è la stessa. E la psicanalisi fa da sfondo in entrambi i libri».

Questa messa a nudo ha richiesto molto coraggio?
«Non mi è mai mancato. Non m’interessava raccontare i fatti miei, quanto il percorso interiore di un artista. Viviamo in un mondo che finge che l’arte non ci sia, che tutto sia commercio e marketing. Ma di come nasca uno scrittore si sa poco».

Il «non amore» della sua infanzia ha generato il sentimento della compassione. Scrive che l’amicizia è il sentimento più alto e infatti non c’è traccia di storie d’amore.
«Naturalmente ho avuto una vita sentimentale molto vivace. Ma catastrofica. La mia fragilità pregressa mi ha impedito di avere relazioni stabili, capaci d’immaginare un futuro. Se cresci così ti manca il modello. Nell’amicizia, non essendoci coinvolgimento fisico, rimani su un piano più equilibrato, c’è un momento in cui chiudi la porta. Una parte di me rimane irraggiungibile: solo nella solitudine posso conservare questo cuore caldo. L’amore lo vivo in una dimensione quasi mistica, non coniugale».

Suo padre dice: per tutta la vita ho cercato di capire il mistero dell’amore.
«Era totalmente anaffettivo, anche lui vittima di un’educazione senza amore. Quando è andato a vivere in solitudine, nel degrado totale, aveva quest’ansia. Ma la sua dipendenza dall’alcol l’aveva reso quasi autistico».

Essere è essere amati.
«Va’ dove ti porta il cuore intendeva interrompere l’onda distruttiva del non amore».

(prosegue nel libro…)

“Fabula veneta” è disponibile nelle librerie Apogeo ad Adria (RO), Ubik piazza Vittorio Emanuele II e C.C. La Fattoria a Rovigo, Il Libraccio a Rovigo, Jolly del Libro a Verona, Bonturi a San Bonifacio (VR), Traverso a Vicenza, Bortoloso a Schio (VI), La Bassanese a Bassano del Grappa (VI), Mondadori a C.C. Ipercity Albignasego (PD), Zabarella a Padova, Il Mondo che non vedo a Padova, Limerick a Padova, Pangea a Padova, Mondadori presso la Stazione ferroviaria a Padova, Libraccio al Portello a Padova, Lovat a Villorba (TV), Ubik a Treviso, La bottega di Manuzio a Mestre (VE), Il Leggio a Sottomarina (VE), Moderna a San Donà di Piave (VE), Ubik a Castelfranco Veneto (TV), Tralerighe in libreria a Conegliano (TV), Agorà a Feltre (BL), Le due zitelle a Belluno, Al Segno a Pordenone.

L’elenco è in aggiornamento. Tutte le librerie, se sprovviste, lo possono ordinare (Libro Co. e Fastbook). È acquistabile online sul sito della casa editrice https://www.apogeoeditore.it/libro/9788899479602 e sui principali store, ad esempio ibs.it https://www.ibs.it/fabula-veneta-incontri…/e/9788899479602 e molti altri.

Per irreperibilità o altre problematiche si prega di contattare direttamente l’editore al 347.2350644 oppure via mail editore@apogeoeditore.it

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